TFR
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💼 Mercato del lavoro USA ancora forte: offerte di lavoro ai massimi da due anni
Il mercato del lavoro americano continua a sorprendere per la sua solidità. A maggio le offerte di lavoro sono salite a 7,59 milioni, ben sopra le attese (7,28 milioni) e ai massimi da due anni. È un segnale che le aziende continuano ad assumere nonostante i tassi alti.
🔍 Perché un mercato del lavoro forte è (paradossalmente) un problema?
Sembra controintuitivo, ma per la Fed un mercato del lavoro così robusto complica le cose. Se le aziende assumono e i lavoratori trovano impiego facilmente, l'economia tira, e questo toglie alla Fed qualsiasi urgenza di abbassare i tassi. Anzi, un'economia forte con inflazione alta spinge piuttosto verso un possibile rialzo. Per chi spera in mutui e prestiti meno cari, non è una buona notizia.
📊 Buone notizie sul fronte consumatori
C'è però un segnale positivo: la fiducia dei consumatori americani è leggermente risalita, grazie al calo dei prezzi della benzina e alla sensazione che le conseguenze della guerra in Iran stiano svanendo. Quando le persone si sentono più tranquille, tendono a spendere di più, il che sostiene l'economia.
💡 Tutti gli occhi sono ora puntati sul report sull'occupazione di giovedì, il dato più importante della settimana. Le attese sono per 114.000 nuovi posti a giugno, in calo rispetto ai 172.000 di maggio. Se il numero dovesse uscire più alto del previsto, confermerebbe un'economia forte e allontanerebbe ulteriormente la prospettiva di tagli dei tassi. È il classico caso in cui, sui mercati di oggi, una "buona notizia" sull'economia può paradossalmente essere accolta con freddezza, perché significa tassi alti più a lungo.
⛽ Trump contro le compagnie petrolifere: "Abbassate la benzina o indaghiamo"
Mossa a sorpresa di Donald Trump. Il presidente ha annunciato di aver incaricato il Dipartimento di Giustizia di avviare un'indagine sulle grandi compagnie petrolifere, accusandole di non abbassare abbastanza in fretta i prezzi della benzina nonostante il crollo del greggio.
🔍 Cosa contesta Trump?
Il ragionamento è semplice: il petrolio è crollato ai minimi da quattro mesi (sotto i 70 dollari), ma alla pompa la benzina scende molto più lentamente. Trump accusa le compagnie di "spennare" i clienti: "Quei prezzi stanno scendendo come un sasso, ma i clienti vengono derubati", ha scritto sui social. Il prezzo medio della benzina negli USA è attualmente di 3,91 dollari al gallone. Le aziende coinvolte sono i grandi nomi del settore: Exxon Mobil, Chevron, ConocoPhillips, Marathon Petroleum ed EOG Resources.
💡 Perché le compagnie non abbassano subito?
C'è una spiegazione tecnica oltre alla semplice voglia di guadagnare di più. Le compagnie petrolifere e i distributori avevano comprato il petrolio settimane fa, quando costava molto di più. Quel carburante è ancora nei loro serbatoi e nelle loro raffinerie, e loro vogliono rivenderlo a un prezzo che copra quanto l'hanno pagato, senza rimetterci. Per questo aspettano a tagliare i prezzi alla pompa: stanno smaltendo le scorte comprate care.
Il fenomeno ha anche un nome: "effetto razzo e piuma". Quando il petrolio sale, i prezzi alla pompa salgono in fretta come un razzo. Quando scende, calano lentamente come una piuma. Il risultato è che nei periodi di calo del greggio le compagnie allargano i loro margini di guadagno. La pressione di Trump punta ad accelerare la discesa, una buona notizia per i consumatori e per l'inflazione, ma un possibile vento contrario per i profitti dei titoli petroliferi. Resta da vedere se l'indagine porterà a conseguenze concrete o se è soprattutto un avvertimento politico.
Dal 1° luglio cambia tutto sul TFR: scatta il silenzio-assenso per i nuovi assunti
Da oggi, 1° luglio 2026, entra in vigore una delle novità più importanti degli ultimi anni in materia di TFR (il Trattamento di Fine Rapporto, cioè la "liquidazione" che ti spetta quando lasci un lavoro). La riforma, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, riguarda i nuovi assunti del settore privato e ribalta completamente la logica di prima.
🔍 Cosa cambia, in parole semplici?
Fino a ieri, se un lavoratore non sceglieva cosa fare del proprio TFR, questo restava automaticamente in azienda. Da oggi è il contrario: se non scegli nulla, il tuo TFR finisce automaticamente in un fondo pensione. È quello che si chiama "silenzio-assenso": il silenzio vale come un sì.
⏰ I tempi e le tue opzioni
Chi viene assunto dal 1° luglio 2026 ha solo 60 giorni per decidere (prima erano sei mesi). Entro questo termine può lasciare il TFR in azienda, dove continua a maturare secondo le regole classiche, oppure destinarlo a un fondo pensione, che lo investirà per generare rendimenti nel tempo. Se non si fa nulla, scatta l'adesione automatica al fondo.
⚠️ Il dettaglio più importante: è una scelta irreversibile
Qui sta il punto critico. Se il TFR finisce nel fondo pensione per silenzio-assenso, non si potrà più riportarlo in azienda. Al contrario, chi sceglie attivamente di lasciarlo in azienda potrà sempre cambiare idea in futuro. La porta verso il fondo pensione è a senso unico.
💡 Perché lo Stato ha fatto questa riforma?
L'obiettivo è spingere più italiani verso la previdenza complementare (la "pensione integrativa"). Oggi solo il 38% dei lavoratori vi aderisce, una percentuale bassa in un sistema dove le pensioni pubbliche future saranno sempre più ridotte. L'idea è trasformare il TFR da "soldi fermi" a strumento per costruirsi una pensione aggiuntiva. La riforma riguarda anche i "lavoratori silenti" (chi non ha mai scelto in passato), che avranno tempo fino al 31 dicembre 2026 per decidere.
🎯 La cosa importante è una sola: non ignorare la scelta. Che si decida per il fondo o per l'azienda, è fondamentale farlo in modo consapevole e informato, perché stavolta restare fermi ha conseguenze concrete e in parte irreversibili.
🇯🇵 Citi punta su NEC e Fujitsu: i "tecnici" che aiutano le aziende a usare l'AI
Citi (Citigroup, uno dei più grandi gruppi bancari americani) ha indicato due colossi giapponesi dei servizi informatici, NEC e Fujitsu, come aziende chiave per l'adozione dell'intelligenza artificiale da parte delle imprese, nonostante i loro titoli siano sotto pressione nel breve termine.
🔍 Qual è il punto?
C'è un timore che circola sui mercati: che l'AI possa sostituire molte aziende di servizi informatici, rendendole inutili. Citi ribalta questa visione. Il ragionamento è che usare l'AI in azienda sta diventando sempre più complicato: non basta più "attivare" uno strumento AI e lasciarlo lavorare. Le aziende leader (soprattutto americane) stanno passando dal "usare l'AI il più possibile" all'"usarla nel modo giusto", scegliendo modelli diversi per compiti diversi, ognuno con il suo costo e la sua utilità.
Proprio questa complessità, secondo Citi, rende indispensabili aziende come NEC e Fujitsu, che fanno gli "integratori di sistemi": in pratica aiutano le imprese a mettere insieme i pezzi giusti e a far funzionare l'AI nel modo più efficiente. Come ha detto il CEO di Microsoft, adottare l'AI in azienda richiede un intero ecosistema, e queste due aziende aiutano a costruirlo.
📊 Citi sottolinea anche che in Giappone l'adozione su larga scala dell'AI è un tema di medio-lungo periodo (fino al 2028-2029), il che garantisce a NEC e Fujitsu lavoro per anni. Senza contare i loro business hardware: NEC è forte nella difesa, nello spazio e nei cavi sottomarini, Fujitsu nelle trasmissioni ottiche, nei semiconduttori e nel calcolo quantistico.
💡 È un'analisi che ribalta una paura comune: l'AI non distrugge necessariamente chi lavora nell'informatica, anzi, può creare nuova domanda per chi sa gestirne la complessità. Più la tecnologia diventa sofisticata, più servono esperti capaci di farla funzionare nel mondo reale.
🥇La Cina fa incetta di oro: importazioni ai massimi da due anni mentre il prezzo scende
Mentre il prezzo dell'oro scende, c'è qualcuno che ne approfitta per comprarne a quantità record: la Cina. A maggio il colosso asiatico, il più grande acquirente di oro al mondo, ha importato 163 tonnellate del metallo prezioso, il dato mensile più alto da oltre due anni.
🔍 Cosa significa questo dato?
La Cina sta comprando oro proprio mentre il prezzo è sceso del 25% sotto i massimi di inizio 2026. È un comportamento da "compratore intelligente": approfittare dei ribassi per accumulare. Nei primi cinque mesi dell'anno le importazioni cinesi sono cresciute del 76% rispetto allo stesso periodo del 2025. Una parte dell'impennata è dovuta anche a un nuovo sistema di licenze entrato in vigore il 1° giugno, che ha spinto alcune banche a usare le quote disponibili prima del cambio.
📉 Ma intanto il prezzo continua a scendere
L'oro è sceso per la terza seduta consecutiva, sotto i 4.130 dollari, e l'argento è crollato del 5,3%. Il motivo? Il dollaro forte (ai massimi da oltre un anno) e soprattutto le attese di un rialzo dei tassi da parte della Fed. Dopo la riunione aggressiva di Warsh, i mercati ora vedono una probabilità dell'86% di un rialzo a dicembre (era il 61% prima della riunione). E quando i tassi salgono, l'oro (che non paga interessi) diventa meno attraente.
💡 È una situazione interessante che racconta due visioni opposte: da un lato i mercati occidentali vendono oro perché i tassi alti lo rendono meno conveniente nel breve, dall'altro la Cina compra a man bassa in un'ottica di lungo periodo, vedendo nei prezzi bassi un'occasione. Spesso, storicamente, i grandi compratori statali come la Cina si muovono con orizzonti di anni, non di mesi. Chi avrà ragione lo dirà solo il tempo