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Inoltre vi lascio qui sotto l’analisi del Martedì, abbiamo scelto Unicredit, banca Italiana che nel 2026 vuole espandersi.

🏛️ La Corte Suprema blocca Trump: la governatrice della Fed Lisa Cook resta al suo posto

La Corte Suprema americana ha stabilito che Donald Trump non può rimuovere immediatamente Lisa Cook, governatrice della Federal Reserve. Con un voto di 5-4, i giudici hanno deciso che Cook può restare al suo posto mentre contesta il tentativo di Trump di licenziarla.

🔍 Cosa è successo?
Trump aveva cercato di rimuovere Cook sulla base di accuse di frode sui mutui (mai provate) risalenti a prima della sua nomina alla Fed. Cook sostiene che si tratti di un pretesto per aggirare le protezioni che impediscono di licenziare i membri della Fed senza una "giusta causa", e che l'obiettivo sia sostituirla con qualcuno più fedele al presidente. La Corte ha dato ragione a Cook su un punto procedurale: Trump non le ha dato un preavviso adeguato né la possibilità di rispondere. Trump ha promesso di prendere "misure appropriate".

💡 Perché questa notizia è importante per i mercati?
Perché tocca un tema delicatissimo: l'indipendenza della Federal Reserve. La banca centrale americana deve poter prendere decisioni sui tassi di interesse senza pressioni politiche, basandosi solo sui dati economici. Se un presidente potesse licenziare e sostituire i membri della Fed a piacimento, il rischio sarebbe quello di una banca centrale "addomesticata", che abbassa i tassi per compiacere il governo invece di combattere l'inflazione. I mercati osservano con grande attenzione: una Fed indipendente è uno dei pilastri della fiducia nell'economia americana e nel dollaro. Non è la prima volta che la Corte interviene per proteggere la Fed dai tentativi di Trump di ottenerne il controllo.

Titoli di Stato: il peggio è alle spalle? Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Un'analisi di Morningstar fa il punto sui titoli di Stato europei (i BTP italiani, i Bund tedeschi e gli altri) dopo un primo semestre turbolento. La domanda dei gestori è: il momento più difficile è passato?

🔍 Prima un ripasso veloce: come funzionano i titoli di Stato?
Quando un governo ha bisogno di soldi, emette titoli di Stato: in pratica chiede un prestito agli investitori, promettendo di restituirlo con gli interessi. C'è una regola fondamentale da ricordare, quella che sta alla base di tutto il mercato obbligazionario.

Quando l'inflazione cala e i rendimenti scendono, chi possiede già questi titoli ci guadagna, perché il loro prezzo sale. È esattamente lo scenario che diversi gestori si aspettano per i prossimi mesi.

📋 I due scenari possibili
Tutto ruota attorno alla guerra in Medio Oriente. Nello scenario positivo il conflitto finisce, l'energia costa meno, l'inflazione rallenta: rendimenti giù e prezzi su, una buona notizia per chi possiede titoli. Nello scenario negativo la guerra riprende, petrolio e materie prime risalgono, l'inflazione torna a correre e le banche centrali alzano ancora i tassi. La maggior parte dei gestori è comunque cautamente ottimista: se l'inflazione scenderà più di quanto il mercato si aspetta (probabile vista la discesa del petrolio), il contesto diventerà favorevole per le obbligazioni.

🇮🇹 Una buona notizia per l'Italia
C'è un dato che riguarda direttamente il nostro Paese e che vale la pena spiegare.

Mentre Germania e Francia dovranno emettere più titoli di Stato per finanziare difesa e spese crescenti (più offerta tende a far scendere i prezzi), Italia e Spagna ne emetteranno meno rispetto al 2025. Diversi gestori si aspettano addirittura che lo spread italiano (la differenza di rendimento tra i nostri BTP e i Bund tedeschi) possa restringersi, grazie al miglioramento dei conti pubblici e al cambio di rotta della Germania sulla spesa.

💡 In sintesi: dopo un semestre difficile, il vento potrebbe cambiare per i titoli di Stato, ma tutto dipende dal petrolio e dalla guerra. La parola chiave per i prossimi mesi è prudenza selettiva: i gestori preferiscono le scadenze intermedie, né troppo brevi né troppo lunghe, come compromesso tra rendimento e protezione dai rischi.

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Italgas presenta il piano da 13 miliardi, ma il mercato resta freddo

Italgas, la principale azienda italiana di distribuzione del gas, ha presentato il suo nuovo piano strategico 2026-2032 con investimenti per 13 miliardi di euro. Nonostante la solidità del progetto, il mercato ha reagito con freddezza: il titolo ha chiuso la settimana in calo del 2%, a 10,47 euro.

🔍 Cosa prevede il piano?
Italgas punta a far crescere i ricavi fino a 4 miliardi entro il 2032 e a superare il miliardo di utile netto già nel 2029. La maggior parte degli investimenti (8,3 miliardi) andrà allo sviluppo e alla digitalizzazione delle reti gas italiane, mentre altri fondi sono destinati alle gare per le concessioni, alla rete greca e al settore idrico. L'azienda ha confermato anche la politica dei dividendi, un punto importante per chi tiene il titolo in ottica di rendimento.

⚖️ Perché il mercato non si è entusiasmato?
Il problema non è la qualità del piano, considerato solido, ma il fatto che gran parte della crescita promessa dipende da fattori ancora poco visibili: future acquisizioni e una forte accelerazione delle gare per le concessioni del gas, che però sono ferme da anni. Gli analisti preferiscono "vedere per credere".

📊 I giudizi degli analisti sono divisi:

  • Equita ha abbassato il giudizio a "Hold" (target 11,20 euro): poco margine di rialzo ai prezzi attuali

  • Barclays resta prudente ("Equal Weight", target 9,80 euro): la crescita è tra le più basse del settore utility europeo

  • BofA resta positiva ("Buy", target 11,70 euro): l'equity story è ancora "attraente"

  • Intesa Sanpaolo e Intermonte hanno alzato leggermente i target a 10,60 euro, mantenendo un giudizio neutrale

💡 È il classico caso di un'azienda solida e generosa di dividendi (tipica del settore utility, difensivo e stabile) che però non entusiasma perché la crescita futura è considerata lenta e in parte incerta. Per chi cerca un titolo "tranquillo" da reddito può avere senso, ma chi cerca forti rivalutazioni guarda altrove. Come spesso accade con le utility, la parola d'ordine è stabilità, non crescita esplosiva.

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⚔️ Rheinmetall crolla del 21%, ma Morgan Stanley vede un'occasione: "Reazione esagerata"

Settimana nera per Rheinmetall, il colosso tedesco della difesa, sceso del 21% dopo la cancellazione del programma di fregate F126 da 12,8 miliardi di euro di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi. Ma Morgan Stanley ritiene che il mercato abbia esagerato e mantiene il giudizio positivo.

🔍 Perché Morgan Stanley resta ottimista?
Perché l'impatto reale della cancellazione sui conti di Rheinmetall è limitato: appena un taglio del 2% sugli utili stimati al 2030. La banca riconosce che la notizia ha "danneggiato la fiducia" sulla prevedibilità degli appalti tedeschi, ma considera il crollo del titolo sproporzionato rispetto al danno effettivo. Il target è stato abbassato (da 2.500 a 1.750 euro) ma resta ben sopra i prezzi attuali.

📊 Il ragionamento degli analisti è interessante: al prezzo attuale, il mercato sta scontando vendite per appena 35 miliardi nel 2030, contro i 50 miliardi previsti dall'azienda e i 43 del consenso. In altre parole, gli investitori stanno valutando solo il 43% del potenziale di Rheinmetall. C'è poi un altro veicolo da tenere d'occhio, il blindato Boxer, considerato il vero catalizzatore per far ripartire il titolo: essendo parte di un requisito chiave della NATO che la Germania deve rispettare, il rischio di cancellazione è molto basso.

💡 È un altro esempio di come il mercato a volte reagisca in modo eccessivo a una singola notizia negativa. Resta il fatto, già emerso nei giorni scorsi, che il settore difesa dipende fortemente dalle decisioni politiche dei governi, e questo lo rende più imprevedibile di altri. Morgan Stanley sottolinea però che le opportunità per Rheinmetall restano ampie: la Germania spenderà circa 31 miliardi in difesa navale nel prossimo decennio, e ci sono prospettive interessanti anche in Italia, Grecia, Turchia, oltre che in Asia e negli USA.

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