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📊 MERCATI IN SINTESI

  • 📈 S&P 500 — 7.483 · ⬇️ -0,22%

  • 💻 NASDAQ — 29.809 · ⬇️ -1,54%

  • 🏭 DOW JONES — 52.305 · ➖ -0,03%

  • 📊 RUSSELL 2000 — 3.013 · ⬇️ -0,39%

  • 🇮🇹 FTSE MIB — 51.605 · ⬇️ -0,15%

  • 🥇 GOLD — $4.046/oz · ⬆️ +0,58%

  • 🛢️ WTI — $68,09/bbl · ⬇️ -2,03%

  • 🏛️ US 10Y — 4,47% · ⬆️

  • BTC — $60.080 · ⬆️ +2,60%

🚀 PORTAFOGLI FINANZAMILLE

  • 🚀 Portafoglio Basic — €35.811,51

  • 🚀 Portafoglio Intermedio — $30.310

Ciao ragazzi, inoltre oggi vi lascio i, questo approfondimento sul TFR di neo assunti, che vi è utile per capire una cosa che da oggi tocca ogni nuovo assunto: dal 1° luglio, se non scegli entro 60 giorni, il TFR finisce in automatico nel fondo pensione, insieme alla tua quota e a quella del datore. Dentro trovate le tre strade possibili, cosa succede in ognuna e quanto pesa la differenza dopo 30 anni, spiegato semplice e coi conti rifatti uno per uno. Nessun consiglio, solo gli elementi per decidere con la vostra testa.

🏛️ Warsh (Fed): "L'inflazione è troppo alta, garantiremo la stabilità dei prezzi"

Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha parlato al forum delle banche centrali in Portogallo, e pur non dando indicazioni precise sui prossimi movimenti dei tassi, ha mandato un messaggio chiaro: la lotta all'inflazione resta la priorità assoluta.

🔍 Cosa ha detto?
Warsh ha definito i prezzi negli Stati Uniti "troppo alti" e ha avvertito che chi pensa che la Fed possa accontentarsi di un'inflazione sopra il target del 2% "resterà deluso". "Garantiremo la stabilità dei prezzi negli USA", ha promesso. Sui prossimi tassi ha usato un'immagine colorita, dicendo che alla riunione di luglio ci sarà una "bella lite in famiglia" tra i membri della Fed, segno che le opinioni interne sono divise. Ha anche ribadito con forza che la Fed resterà indipendente dalla politica, nonostante le pressioni di Trump per abbassare i tassi.

📈 Cosa si aspetta il mercato per fine anno?
Questo grafico mostra le probabilità sui tassi per l'ultima riunione della Fed dell'anno (9 dicembre 2026). Il tasso attuale è al 3,50-3,75%, e la lettura è chiara: il mercato scommette su tassi più alti, non più bassi.

  • 41,1% → probabilità di un rialzo da 25 punti base (portando i tassi al 3,75-4,00%). È lo scenario più probabile

  • 29,6% → probabilità di due rialzi, cioè +50 punti base (al 4,00-4,25%)

  • 19,5% → probabilità che i tassi restino fermi dove sono ora

Il dato che colpisce: la probabilità di due rialzi (29,6%) è più alta di quella che i tassi restino invariati (19,5%). In altre parole, il mercato considera più probabile che la Fed alzi i tassi due volte piuttosto che lasciarli fermi. È la conferma numerica di quanto Warsh e gli altri membri stanno dicendo da settimane: la direzione, per ora, è verso l'alto.

💡 Per famiglie e imprese il messaggio resta lo stesso: niente sollievo in vista su mutui e prestiti. Anzi, il rischio concreto è che diventino ancora più cari entro fine anno. Tutto dipenderà da quanto velocemente l'inflazione scenderà grazie al petrolio più basso.

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📊 Obbligazioni sotto i riflettori: rendimenti in salita in attesa di Warsh, l'inflazione europea sorprende

Giornata di attesa sui mercati obbligazionari, con i rendimenti dei titoli di Stato in leggero rialzo prima di un atteso intervento del presidente della Fed Kevin Warsh e della presidente della BCE Christine Lagarde al forum di Sintra, in Portogallo.

📈 Cosa è successo ai rendimenti?
Il rendimento del Treasury americano a 10 anni è salito al 4,48%, spinto dai dati che confermano un'economia USA ancora forte (le offerte di lavoro ai massimi da due anni, di cui abbiamo parlato). Quando l'economia tira, cresce la probabilità che la Fed alzi i tassi, e questo fa salire i rendimenti. In Europa il Bund tedesco a 10 anni è salito al 2,94%, con Francia, Italia e Spagna che si muovono in un range stretto: nessuno vuole scommettere troppo prima di sentire cosa dirà Warsh.

🇪🇺 La buona notizia: l'inflazione europea rallenta più del previsto
Dato importante dall'Eurozona: l'inflazione di giugno è scesa al 2,8%, dal 3,2% di maggio, sotto le attese (3,0%). È un sospiro di sollievo per i mercati, che temevano che lo shock energetico della guerra in Iran innescasse una spirale di prezzi prolungata. Con l'inflazione che si raffredda, la BCE ha più spazio per ammorbidire il suo atteggiamento. Questo ha però indebolito l'euro: se la BCE diventa più "morbida" mentre la Fed resta "dura", il capitale si sposta verso il dollaro che rende di più.

💼 Il lavoro USA rallenta: i privati creano meno posti del previsto a giugno

Piccolo segnale di raffreddamento dal mercato del lavoro americano. A giugno le aziende private hanno creato 98.000 posti di lavoro, meno dei 122.000 di maggio e sotto le attese (118.000), secondo i dati ADP (una grande società americana che elabora le buste paga di milioni di lavoratori, i cui numeri anticipano il dato ufficiale sull'occupazione).

🔍 Un mercato del lavoro a due velocità
La creazione di posti è stata disomogenea: bene i settori finanziario e dei servizi informatici, male invece turismo e ristorazione. Come ha spiegato l'economista capo di ADP, sta succedendo una cosa curiosa: da un lato le persone ci mettono più tempo a trovare lavoro, dall'altro in alcuni settori mancano proprio i lavoratori disponibili. Il risultato netto, per ora, è un rallentamento delle assunzioni.

💡 Perché conta per la Fed?
Questo dato è un antipasto del report ufficiale sull'occupazione di giovedì, il più importante della settimana (attesi 114.000 nuovi posti, in calo dai 172.000 di maggio). Un mercato del lavoro che rallenta un po' potrebbe dare alla Fed qualche motivo in più per non alzare i tassi in modo aggressivo. Ma attenzione: la vera ossessione della Fed in questo momento resta l'inflazione, non l'occupazione. Finché i prezzi non scendono, un lieve rallentamento delle assunzioni difficilmente basterà a farle cambiare rotta. Tutti aspettano ora le parole di Warsh a Sintra e il dato di giovedì per capire la direzione.

☁️ Meta vola dell'8%: vuole vendere la sua potenza di calcolo AI e sfidare Amazon e Microsoft

Balzo dell'8% per Meta (la casa madre di Facebook, Instagram e WhatsApp) dopo un'indiscrezione di Bloomberg: l'azienda vuole entrare nel mercato del cloud, cioè affittare ad altre aziende la sua enorme potenza di calcolo per l'intelligenza artificiale. Una mossa che la mette in concorrenza diretta con i giganti del settore: Amazon (AWS), Microsoft (Azure) e Google Cloud.

🔍 Cosa vuole fare Meta, in parole semplici?
Meta ha speso montagne di soldi per costruire data center e comprare chip per l'AI. Il problema è che ne ha costruiti così tanti da non riuscire a usarli tutti internamente. Da qui l'idea: rivendere la capacità in eccesso ad altre aziende, trasformando un costo enorme in una nuova fonte di guadagno. Lo farebbe in due modi: affittando l'accesso ai suoi modelli AI già pronti, oppure vendendo direttamente la "potenza bruta" dei suoi computer a chi ne ha bisogno.

📊 Due letture opposte
Per gli ottimisti, è un'ottima notizia: Meta era una delle aziende che spendeva di più senza che si capisse come avrebbe recuperato i soldi. Ora quella spesa gigantesca può generare ricavi, margini e cassa. E dato che nel settore c'è ancora fame di capacità di calcolo, questi data center verrebbero riempiti in fretta.

Per i pessimisti, invece, la mossa è un'ammissione implicita: se Meta rivende capacità, forse ne ha costruita troppa, o forse i suoi progetti AI interni non stanno andando come sperava. Non è la prima: anche xAI di Elon Musk ha iniziato a rivendere capacità ad altri (tra cui Google e Anthropic).

💡 C'è poi un risvolto importante per tutto il settore. Se colossi come Meta e xAI iniziano a rallentare la costruzione di nuovi data center perché ne hanno già abbastanza, a rimetterci sarebbero i fornitori di "picconi e pale", cioè le aziende che vendono chip e componenti (Nvidia, Micron e simili) che hanno cavalcato il boom dei data center. Non a caso, alla notizia, i titoli dei concorrenti cloud più piccoli come CoreWeave sono crollati oltre l'11%. Una notizia ottima per Meta, quindi, ma che getta un'ombra su tutta la filiera.

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💸 Circle crolla del 17%: nasce Open USD, la stablecoin dei giganti che la minaccia

Brutta giornata per Circle (l'azienda dietro la stablecoin USDC), il cui titolo è crollato di oltre il 17%, ai minimi da quattro mesi. Il motivo: un consorzio di oltre 140 aziende ha lanciato Open USD, una nuova stablecoin che punta a rubarle il mercato.

🔍 Facciamo un passo indietro: cos'è una stablecoin?
È una criptovaluta "ancorata" al valore di una moneta reale, di solito il dollaro. Un token = un dollaro, sempre. A differenza del Bitcoin (che oscilla di continuo), una stablecoin serve a spostare denaro digitale in modo stabile e veloce, ed è sempre più usata per pagamenti internazionali e tra aziende. Il mercato ha superato i 300 miliardi di dollari e secondo Citi potrebbe arrivare a 4.000 miliardi entro il 2030.

⚔️ Perché Open USD fa paura a Circle?
Dietro Open USD ci sono nomi pesantissimi: Stripe, Coinbase, Mastercard, Visa, BlackRock, Google, Shopify, Ripple e molti altri. Ma la vera minaccia è nel modello economico. Aziende come Circle guadagnano investendo le riserve che garantiscono i loro token in titoli di Stato americani, tenendosi gli interessi. Open USD invece promette di restituire quegli interessi alle aziende partner, oltre a eliminare le commissioni. In pratica attacca Circle esattamente dove fa più male: il suo principale flusso di guadagno.

💡 Il CEO di Circle, Jeremy Allaire, ha minimizzato parlando di "concorrenza sana" e di un mercato in forte crescita. Ma il crollo del titolo (-55% da metà maggio) racconta un'altra storia: gli investitori temono che, quando entrano in campo colossi come Visa, Mastercard e BlackRock con un modello più conveniente, per i pionieri come Circle la vita si fa dura. È una dinamica classica: chi arriva primo apre la strada, ma poi i giganti con più risorse e più clienti possono scavalcarlo. La battaglia delle stablecoin è appena cominciata.

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