Paradosso

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🚨 USA: prezzi alla produzione (PPI), meglio delle attese

Dopo il buon dato sull'inflazione al consumo di ieri, arriva un'altra conferma incoraggiante: anche i prezzi all'ingrosso rallentano più del previsto. 🟢

📊 PPI (M/M): -0,3% ⬇️ (atteso 0,0% · precedente +0,6%)
📊 PPI Core (M/M): +0,2% ⬇️ (atteso +0,3% · precedente +0,4%)

Il PPI misura i prezzi all'ingrosso, cioè quelli che le aziende pagano prima che i prodotti arrivino sugli scaffali. È considerato una specie di "anticipo" dell'inflazione: se i costi scendono a monte, spesso col tempo scendono anche i prezzi al consumo. Il dato principale è addirittura negativo (-0,3%), quando ci si aspettava fosse fermo, e anche la componente di fondo (core, che esclude cibo ed energia) è cresciuta meno del previsto.

È il secondo segnale positivo in due giorni, dopo il CPI di ieri: la pressione sui prezzi si sta raffreddando su tutta la linea, complice soprattutto il calo dell'energia. Una boccata d'ossigeno per la Fed, anche se resta l'incognita di luglio, con il petrolio tornato a salire per le tensioni in Iran.

 

💡 Il paradosso rovesciato di Nadella: quando usi l'AI, la paghi due volte

Non è un utente qualunque del web a dirlo, ma Satya Nadella, l'amministratore delegato di Microsoft, uno dei principali venditori di questi strumenti. Con un lungo saggio pubblicato su X domenica 12 luglio, che ha superato gli 11 milioni di visualizzazioni, ha lanciato un concetto che sta facendo discutere: il "paradosso dell'informazione rovesciato".

L'idea è questa: quando usi l'intelligenza artificiale per lavorare, paghi due volte. La prima con i soldi dell'abbonamento, ed è quella che vedi. La seconda, scrive Nadella, "con qualcosa di ancora più prezioso: la conoscenza proprietaria che devi rivelare per rendere utile quell'intelligenza". E più vuoi che il modello lavori bene, più conoscenza sei costretto a dargli.

Un esempio concreto. Immagina un agente immobiliare con oltre 15-20 anni di esperienza che chiede all'AI di scrivere gli annunci per le sue case. Per ottenere testi davvero efficaci, però, deve spiegarle il suo metodo: come valuta un immobile, quali dettagli fanno alzare il prezzo in una certa zona, con quali parole si convince un cliente indeciso. Non sono informazioni qualsiasi: sono il frutto di vent'anni di trattative, di sopralluoghi, di studio del mercato e di errori pagati sul campo, tutto condensato nelle sue istruzioni. E lì, senza accorgersene, sta consegnando al modello il suo intero capitale professionale. Nadella lo chiama "scarico" (exhaust), come quello di un motore: non lo vedi, ma esce a ogni domanda e a ogni correzione. Il problema è l'asimmetria: il fornitore impara sempre di più su di te, tu di lui non sai nulla. È uno specchio che riflette in una sola direzione.

Va detto con onestà che Nadella non è neutrale: Microsoft vende cloud e servizi AI, quindi il suo ragionamento spinge verso soluzioni che vende lui stesso. Ma l'avvertimento resta valido, e il consiglio pratico è sensato: usare l'AI, che se aiuta va usata, ma trattando i propri prompt e metodi come proprietà intellettuale. Custodirli in file propri, disattivare dove possibile l'addestramento sui propri contenuti, non legarsi a un solo fornitore. Perché la vera domanda dei prossimi anni non è quale modello sia il più intelligente, ma di chi diventa il sapere che generiamo ogni volta che lo usiamo?

 

💳 Stripe vuole comprare PayPal

Colpo di scena nel mondo dei pagamenti digitali. Stripe, insieme al fondo di private equity Advent International, ha presentato un'offerta per comprare PayPal, valutando l'azienda oltre 53 miliardi di dollari. La notizia ha fatto volare il titolo PayPal di oltre il 20% prima dell'apertura, per poi assestarsi a +16%.

L'offerta è di 60,50 dollari per azione, con un premio del 28% rispetto alla chiusura precedente (quando un'azienda ne vuole comprare un'altra, di solito offre un prezzo più alto di quello di mercato per convincere gli azionisti a vendere: quel "sovrapprezzo" è il premio). L'operazione è sostenuta da circa 50 miliardi di finanziamenti bancari, e i due acquirenti puntano a chiudere entro fine mese, dividendosi PayPal in parti uguali. Per ora PayPal non ha risposto.

Chi è Stripe? È probabilmente il nome più caldo dei pagamenti digitali: gestisce le transazioni online per milioni di siti e aziende, ma a differenza di PayPal non è quotata in borsa. Comprare PayPal significherebbe mettere le mani su gioielli come Venmo (l'app di pagamenti tra privati molto popolare negli USA) e su una base di centinaia di milioni di utenti. Secondo gli analisti di Jefferies, l'obiettivo di Stripe sarebbe proprio il lato "consumatore" di PayPal più che quello commerciale.

Se andasse in porto, sarebbe secondo gli esperti "il più audace rimodellamento del panorama dell'e-commerce dell'ultimo decennio". È un'operazione che racconta bene la fase attuale: nei pagamenti digitali la battaglia si fa sempre più serrata, e persino un pioniere storico come PayPal, che per anni ha dominato incontrastato, può diventare oggetto di conquista. Attenzione però, come sempre in questi casi: finché l'azienda-bersaglio non accetta e le autorità antitrust non danno il via libera, si tratta di un'offerta, non di un affare concluso.

 

🤖 Anthropic verso la quotazione: possibile debutto a ottobre

Anthropic, uno dei grandi nomi dell'intelligenza artificiale, si sta preparando a quotarsi in Borsa, forse già a ottobre. In pratica sta per mettere in vendita al pubblico le proprie azioni, così che chiunque possa comprarne un pezzetto. A gestire l'operazione tre colossi di Wall Street: Morgan Stanley, Goldman Sachs e JPMorgan.

In questi giorni l'azienda sta facendo quello che in gergo si chiama "tastare il terreno": incontra i grandi investitori per capire quanto interesse c'è e a che prezzo potrebbe quotarsi. È il passaggio che precede lo sbarco vero e proprio in Borsa.

Dietro la corsa c'è una crescita fortissima dei ricavi, trainata soprattutto dagli strumenti che aiutano a scrivere codice informatico, uno dei campi dove l'AI si sta rivelando più utile. La cifra che circola è impressionante: l'ultimo giro di finanziamenti avrebbe valutato l'azienda intorno ai 965 miliardi di dollari. Un numero enorme, da verificare col tempo, che se confermato la piazzerebbe tra le società più preziose al mondo.

È l'ennesimo segno di quanto l'AI sia ormai il motore dei mercati. Dopo SpaceX, e in attesa di OpenAI, tocca ad Anthropic tentare il grande salto. Con la solita cautela, però: una quotazione può sempre slittare, e valutazioni così alte portano aspettative altrettanto alte, che poi bisogna onorare coi fatti.

 

🍏 Apple a caccia di aziende di chip per l'AI

Apple starebbe cercando aziende da comprare nel settore dei chip per l'intelligenza artificiale. Secondo un'indiscrezione di The Information, il colosso di Cupertino ha parlato nei mesi scorsi con alcune banche d'affari per valutare possibili acquisizioni, e avrebbe contattato diverse startup di semiconduttori proponendo loro di farsi comprare.

Il motivo è concreto. I chip che Apple usa nei propri server (gli M2 Ultra) non riescono a gestire i carichi di lavoro più avanzati legati all'intelligenza artificiale. In un momento in cui l'AI è diventata il campo di battaglia di tutta la tecnologia, restare indietro sui chip è un problema serio, e comprare competenze già pronte è spesso più veloce che svilupparle in casa.

Vale la pena ricordare che Apple, di solito, cresce più per acquisizioni mirate che per grandi affari clamorosi. Una delle più importanti risale al 2008, quando comprò P.A. Semi per 278 milioni: da quella tecnologia sono nati i processori che oggi fanno funzionare iPhone e Mac, uno dei più grandi punti di forza dell'azienda. Un dettaglio interessante: in primavera il direttore finanziario aveva annunciato che Apple avrebbe abbandonato la sua storica prudenza sulla cassa, lasciando intendere una maggiore disponibilità a spendere.

È un segnale che dice molto sulla fase attuale. Anche un gigante come Apple, che ha sempre fatto della progettazione dei propri chip un vanto, sente il bisogno di accelerare e va a caccia sul mercato. La corsa all'AI non lascia scampo a nessuno: o si tiene il passo, anche comprando pezzi di futuro dagli altri, o si rischia di restare indietro. E quando Apple inizia a guardarsi intorno con il portafoglio aperto, di solito è il segno che un settore è diventato davvero strategico.

 

🐉 La Cina scommette sull'AI: DeepSeek verso la quotazione

I titoli cinesi dell'intelligenza artificiale sono balzati dopo la notizia che DeepSeek, il nome più caldo del settore in Cina, starebbe preparando la quotazione in Borsa entro fine anno. A trascinare gli acquisti sono state due aziende del gruppo: Zhipu AI, salita di quasi il 9%, e MiniMax, volata di quasi il 15%.

Chi è DeepSeek? È la startup cinese diventata famosa in tutto il mondo all'inizio del 2025 con il suo modello R1, capace di competere con i colossi americani ma a costi molto più bassi. Fa parte di quelle che in Cina chiamano le "Tigri dell'AI", un gruppo di aziende considerate la punta di diamante dello sviluppo cinese in questo campo.

I numeri che circolano sono importanti. DeepSeek si preparerebbe a quotarsi sul mercato cinese e starebbe cercando nuovi finanziamenti a una valutazione di almeno 71 miliardi di dollari, appena poche settimane dopo aver raccolto 7 miliardi a una valutazione di 50. La corsa è impressionante, e trascina tutto il comparto: Zhipu, quotata a gennaio, è cresciuta di oltre il 1.500% da inizio anno.

È il segnale che la sfida sull'AI non è più solo americana. Mentre a Wall Street si preparano le quotazioni di Anthropic e OpenAI, la Cina risponde con le sue "Tigri", pronte a raccogliere capitali e a giocarsi un posto nella corsa globale. Come sempre, però, attenzione all'euforia: rialzi del 1.500% in pochi mesi raccontano tanto entusiasmo, ma anche il rischio di prezzi che corrono ben oltre i fondamentali. Non a caso MiniMax, dopo un'impennata iniziale, è già tornata in rosso del 25% da inizio anno.

📈 Grafico del giorno

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I fondamentali.
Come si vede dal grafico, il prezzo dell'azione (linea nera) si è spinto fino a oltre il 200% sopra il Fair Value Ratio (linea arancione). Ma quella distanza non è durata: il prezzo è poi tornato a convergere verso il suo valore intrinseco.

È una dinamica che si ripete nel tempo: quando un titolo corre molto più dei suoi fondamentali, il riallineamento prima o poi arriva. I fondamentali, nel lungo periodo, tornano sempre a contare.

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