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🌍 Guerra USA-Iran: quinta notte di raid, il conflitto si allarga

L'escalation non si ferma, anzi accelera. Gli Stati Uniti hanno colpito l'Iran per la quinta notte consecutiva, prendendo di mira siti militari lungo lo Stretto di Hormuz, mentre Trump ha dichiarato che la campagna andrà avanti finché Teheran non accetterà di negoziare. Solo giovedì ci sono state tre ondate di attacchi in poche ore, concentrate su Bandar Abbas e altre basi legate al controllo dello Stretto.

La dinamica è quella di una spirale sempre più pericolosa. Gli USA colpiscono per indebolire la capacità iraniana di minacciare le navi commerciali, l'Iran risponde con missili e droni contro le basi americane nella regione e continua ad attaccare le navi che tentano di attraversare lo Stretto. Washington ripete che il passaggio "resta aperto" a tutti tranne che alle navi legate all'Iran; Teheran lo nega e rivendica il diritto di decidere chi può transitare. Due versioni opposte della stessa realtà, con le petroliere nel mezzo.

Il quadro rischia inoltre di allargarsi. Secondo indiscrezioni, Trump starebbe valutando di estendere la campagna militare ben oltre gli attacchi attuali: intensificare i raid, arrivare persino a occupare alcune isole strategiche iraniane vicino allo Stretto, e colpire siti sospettati di attività nucleare nascoste. Trump ha detto che gli attacchi "continueranno finché non dirò basta", avvertendo l'Iran che "farebbe meglio a fare un accordo". Ha aggiunto un dettaglio che pesa sul petrolio: colpire le infrastrutture petrolifere iraniane sarà "l'ultima mossa", ma alla fine verrà fatta.

In tutto questo, il petrolio resta stranamente calmo: il Brent è intorno agli 85 dollari, praticamente fermo. È un dato che racconta molto: dopo settimane di tensioni, il mercato sembra essersi in parte "abituato" al conflitto, scommettendo che lo Stretto resti comunque percorribile. Ma è una calma fragile. Basterebbe un attacco alle infrastrutture petrolifere, come quello minacciato da Trump, per far ripartire di colpo i prezzi. È la solita lezione di questi mesi: finché la guerra resta circoscritta il mercato la tollera, ma il rischio di una fiammata resta sempre lì, a un passo.

 

📊 USA: le vendite al dettaglio di giugno tengono botta

Arriva un altro dato che conferma la solidità dell'economia americana. Le vendite al dettaglio di giugno sono salite dello +0,2% sul mese e del +6,7% su base annua, secondo i dati ufficiali del Census Bureau. Numeri che raccontano di un consumatore americano che continua a spendere, nonostante tutto.

Perché è un dato importante? Perché la spesa dei consumatori vale da sola una fetta enorme dell'economia degli Stati Uniti. È il vero motore della crescita americana: finché gli americani comprano, l'economia gira. Un dato in aumento allontana i timori di un rallentamento e dice che la domanda interna regge bene, anche in una fase di tensioni geopolitiche e prezzi dell'energia in risalita.

C'è però il solito rovescio della medaglia, che riguarda i tassi di interesse. Consumi robusti significano un'economia in salute, e un'economia in salute dà alla Federal Reserve meno motivi per abbassare i tassi in fretta. È lo stesso ragionamento che seguiamo da settimane: la banca centrale di Warsh vuole vedere segnali di raffreddamento prima di allentare, e finché i consumatori spingono, quel momento resta lontano.

Il risultato è la solita divisione del mercato: da un lato ne beneficiano i settori più legati alla spesa e ai consumi, dall'altro restano sotto pressione tutti gli asset più sensibili al costo del denaro (tecnologia, titoli di crescita, immobiliare). È il paradosso di questa fase: una buona notizia per l'economia reale non è automaticamente una buona notizia per chi spera in tassi più bassi.

 

🎬 Netflix delude sulle previsioni e scivola in Borsa

Netflix è scesa di circa il 4% nelle contrattazioni serali dopo aver diffuso previsioni per il prossimo trimestre inferiori alle attese, riaccendendo i dubbi sulla velocità di crescita dell'azienda. La società prevede ricavi per 12,86 miliardi (sotto i 13 attesi) e utili leggermente inferiori alle stime.

I conti del trimestre appena chiuso sono stati in realtà contrastanti: gli utili hanno battuto le attese, i ricavi sono cresciuti del 13% ma appena sotto le stime. A spingere sono stati gli aumenti di prezzo degli abbonamenti e la crescita della pubblicità (Netflix ormai offre piani più economici con gli spot). L'azienda ha anche sottolineato che le ore di visione sono aumentate: oltre 97 miliardi nella prima metà del 2026.

C'è però un contesto più difficile. Il titolo Netflix ha perso oltre il 40% nell'ultimo anno, con gli investitori che si interrogano sulla strategia di lungo periodo. A pesare anche il tentativo fallito di comprare gli asset di Warner Bros e una concorrenza sempre più feroce: non solo Disney, ma anche YouTube e TikTok, che si contendono il tempo e l'attenzione degli spettatori (oltre ai soldi della pubblicità). Un dettaglio interessante: dal 2027 Netflix pubblicherà i dati sulle ore viste una volta l'anno invece di due, spostando l'attenzione degli investitori sui numeri puramente finanziari. Aveva già smesso di comunicare il numero di abbonati nel 2025.

C'è però anche una lettura più ottimista, che vale la pena riportare. Secondo alcuni gestori, Netflix è diventata ormai una specie di "utility" dell'intrattenimento: un'azienda stabile, prevedibile, con buoni margini e forte generazione di cassa. In un mercato ossessionato da AI e tecnologia, un titolo così era stato messo da parte, ma a questi prezzi (circa 21 volte gli utili) qualcuno inizia a trovarlo di nuovo interessante proprio per la sua solidità. Come sempre, due facce della stessa medaglia: chi vede una crescita che rallenta e chi vede un business maturo e affidabile a prezzo scontato.

 

📉 Intuitive Surgical

Ecco un caso da manuale di come funzionano oggi i mercati. Intuitive Surgical, l'azienda leader mondiale nella chirurgia robotica (produce il robot da sala operatoria da Vinci), ha pubblicato conti trimestrali migliori delle attese: utili e ricavi entrambi sopra le stime, con i ricavi cresciuti del 19% in un anno. Eppure il titolo è crollato di quasi il 12% appena usciti i numeri.

Come è possibile che un'azienda batta le previsioni e venga punita così? La risposta sta tutta nelle aspettative. Quando un titolo è amato dal mercato e prezzato per crescere a ritmi altissimi, non basta più andare bene: bisogna stupire. E qui il campanello che ha spaventato gli investitori è stato uno solo: negli Stati Uniti la crescita delle operazioni con il robot è rallentata dal 14% al 12%. Un dettaglio, in apparenza. Ma per un'azienda che tratta a valori altissimi (circa 48 volte gli utili), quel piccolo rallentamento vale più di tutti i numeri record messi insieme.

Le cause di quel rallentamento, spiega l'azienda, sono soprattutto negli Stati Uniti: alcuni interventi rimandabili vengono posticipati, pesano i cambiamenti sui sussidi sanitari americani (che influenzano quando i pazienti decidono di curarsi) e c'è persino l'effetto dei farmaci dimagranti tipo Ozempic, che riducono le operazioni per l'obesità. Fuori dagli USA, invece, la domanda resta robusta, con l'Europa e l'Asia in crescita del 20%.

È la solita, spietata lezione dei mercati: conta più la traiettoria futura che il risultato presente. Un'azienda solidissima, che continua a crescere e a fare utili record, può vedersi tagliare il titolo di un decimo del valore solo perché la sua crescita rallenta di due punti percentuali rispetto a quanto il mercato aveva già dato per scontato. Più le aspettative sono alte, più anche una buona notizia rischia di trasformarsi in una delusione. E in una stagione di trimestrali dove tutti si aspettano il massimo, questa storia è un avvertimento che vale per moltissimi altri titoli.

 

🤝 Intel e Google rafforzano l'alleanza sull'AI

Intel e Google hanno annunciato l'ampliamento del loro accordo per accelerare la trasformazione digitale di Intel. In pratica, Intel adotterà in tutta l'azienda gli strumenti di intelligenza artificiale di Google (Gemini Enterprise e Google Cloud), che serviranno anche a velocizzare la progettazione dei chip, uno dei processi più complessi e delicati del settore. I termini economici dell'accordo non sono stati resi noti.

L'idea di fondo è che Google metta a disposizione i suoi "agenti" di intelligenza artificiale (programmi capaci di svolgere compiti in autonomia) per aiutare gli ingegneri di Intel a progettare i semiconduttori più in fretta e a rendere più efficienti i processi interni. Per Intel, che negli ultimi anni ha faticato a stare al passo dei concorrenti, è un modo per provare a recuperare terreno appoggiandosi alla tecnologia AI di un colosso più avanti su quel fronte.

Curiosamente, il mercato ha premiato solo uno dei due: il titolo Google è salito leggermente, mentre Intel ha perso circa il 5% in giornata. È un segnale che dice molto sui rapporti di forza attuali. Chi fornisce la tecnologia AI (in questo caso Google) viene visto come il vincitore, mentre chi la deve adottare per rimettersi in corsa (Intel) viene guardato con più scetticismo, quasi che l'accordo fosse l'ennesima conferma delle sue difficoltà più che una svolta.

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