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Giovedì 23 Live con Amedeo su come fare un PAC con Freedom 24 (partendo da 0)
🏭 USA: la produzione industriale accelera leggermente
Un altro tassello del quadro economico americano. A giugno la produzione industriale è cresciuta del +1,1% su base annua, secondo i dati ufficiali della Federal Reserve. Questo indice misura l'attività di fabbriche, miniere e servizi come luce e gas: in pratica ci dice se il "motore manifatturiero" del Paese sta accelerando o rallentando.
Il messaggio del dato è quello di un'economia che tiene, senza surriscaldarsi. Una crescita modesta ma positiva è, in un certo senso, lo scenario ideale del momento: segnala che l'attività resta solida, ma non così vivace da rischiare di riaccendere l'inflazione. È il famoso equilibrio che le banche centrali cercano sempre, quello tra un'economia troppo fredda (che rischia la recessione) e una troppo calda (che fa risalire i prezzi).
Per la Fed è quindi un segnale rassicurante. Dopo i buoni dati sull'inflazione di questa settimana, un'industria che cresce in modo ordinato conferma l'idea di un'economia in salute ma sotto controllo, senza le fiammate che costringerebbero la banca centrale a irrigidirsi ulteriormente.
Sul fronte dei mercati, il dato sostiene i settori più legati all'industria e offre un contesto un po' più favorevole a chi si interroga sui tempi di un possibile allentamento dei tassi. Con la solita avvertenza che ripetiamo da settimane: la Fed di Warsh resta prudente, e serviranno più conferme prima che si possa parlare davvero di tassi in discesa.
🍏 Apple torna la più grande al mondo: e l'AI, per una volta, non c'entra
Sorpasso storico a Wall Street. Apple ha superato Nvidia ed è tornata a essere la società di maggior valore al mondo, un titolo che il produttore di chip deteneva da oltre un anno. Venerdì Nvidia ha ceduto circa il 3,5% scendendo a 4.860 miliardi di dollari, mentre Apple è salita fino a 4.880 miliardi, riprendendosi la corona per la prima volta da aprile 2025.
Ma il dato più interessante è chi è tornato in testa, e cosa dice sul momento dei mercati. Guardando la classifica delle prime dieci aziende del mondo, saltano all'occhio quasi solo nomi immersi fino al collo nell'intelligenza artificiale: Nvidia che vende i chip, Alphabet (Google), Microsoft, Amazon, TSMC, Broadcom, Meta, tutte impegnate a bruciare miliardi per costruire il futuro dell'AI. E in cima a tutte c'è proprio l'unica considerata "ritardataria" su questo fronte: Apple.
Qui sta il ragionamento che vale la pena fare. Per mesi Apple è stata la Cenerentola dell'intelligenza artificiale, l'azienda che non spendeva cifre folli per costruire i propri modelli, e per questo veniva guardata con sufficienza. Oggi quel presunto difetto si è trasformato nel suo punto di forza. Apple non ha data center giganteschi da riempire né una corsa ai chip da vincere: fa una cosa sola, vendere prodotti a centinaia di milioni di persone fedelissime, e lo fa generando circa 100 miliardi di cassa l'anno. In una fase in cui il mercato inizia a chiedersi se tutti quei miliardi investiti nell'AI ripagheranno davvero, un'azienda così solida e "noiosa" appare improvvisamente il porto più sicuro.
È la stessa rotazione di capitali che raccontiamo da giorni: gli investitori vendono ciò che è troppo esposto all'euforia dell'AI (i chip, in testa) e comprano ciò che è percepito come stabile e prevedibile. Non che Apple ignori l'intelligenza artificiale, sia chiaro: la usa e la integra nei suoi prodotti. Ma non è quello il suo mestiere, e in questo momento è proprio questo a renderla attraente.
Attenzione, non mancano i rischi: Apple ha appena alzato i prezzi di Mac e iPad per il caro-memorie, mossa che potrebbe frenare la domanda, ed è in piena transizione ai vertici con l'addio di Tim Cook. Ma il messaggio di Wall Street resta forte e un po' paradossale: nel pieno della più grande corsa tecnologica del decennio, a comandare la classifica torna l'azienda che quella corsa la sta guardando con più calma. Un promemoria di come funzionano i mercati: le mode cambiano in fretta, e a volte chi resta un passo indietro si ritrova, all'improvviso, davanti a tutti
🇨🇳 La Cina scuote l'AI, chip in caduta
Torna il brivido che i mercati americani temono di più. La startup cinese Moonshot ha svelato Kimi K3, un modello di intelligenza artificiale che rivendica prestazioni vicine ai migliori di OpenAI e Anthropic. L'annuncio ha travolto i mercati globali: i futures del Nasdaq sono crollati e i titoli dei chip hanno pagato il conto più salato.
I dati confermano che non è pura propaganda. Sull'indice che misura l'intelligenza complessiva dei modelli, Kimi K3 si piazza a un soffio dai due colossi americani: 57 punti contro i 60 di Claude Fable 5 e i 59 di GPT-5.6 Sol, addirittura davanti ad altri modelli di punta. E su una classifica specifica, quella della costruzione di pagine web, il modello cinese è arrivato primo in assoluto, superando tutti. Per un'azienda cinese, avvicinarsi così tanto alla vetta mondiale è già di per sé un piccolo terremoto.
Ma il vero colpo è un altro, ed è il prezzo. Kimi K3 costa una frazione dei modelli americani di pari livello, e dal 27 luglio Moonshot lo renderà di fatto scaricabile e utilizzabile quasi gratuitamente da chiunque. Qui sta la paura di Wall Street: se un'azienda cinese offre a costo bassissimo ciò per cui i giganti americani fanno pagare cifre importanti, l'intera economia costruita sull'AI (chip, data center, abbonamenti costosi) rischia di reggere meno di quanto si pensasse. Perché spendere centinaia di miliardi per un vantaggio che qualcuno, dall'altra parte del mondo, sta quasi regalando?
È un déjà-vu del "momento DeepSeek" dello scorso anno, quando un'altra azienda cinese scioccò i mercati dimostrando di saper fare tanto con poco, facendo crollare i titoli dei semiconduttori. La paura è sempre la stessa: che la corsa all'AI non sia una gara a chi spende di più, e che i colossi americani stiano investendo montagne di denaro per un primato meno saldo di quanto credano.
A pesare c'è anche il tempismo politico. L'annuncio è arrivato mentre Xi Jinping si mostrava a un vertice sull'AI cinese, rivendicando per Pechino un ruolo nel dettare le regole globali della tecnologia. E con nuove tensioni tra Washington e Pechino sullo sfondo, il clima di nervosismo si è amplificato. È la conferma di un tema che seguiamo da tempo: la sfida sull'AI è sempre più una partita a due tra Stati Uniti e Cina, e ogni mossa cinese basta a far tremare Wall Street, ricordando quanto sia affollata e tesa questa fase del mercato.
₿ Bitcoin: mesi difficili, ma gli ETF non scappano
Sono stati mesi duri per il Bitcoin. La regina delle criptovalute ha attraversato al ribasso la soglia dei 60.000 dollari ed è arrivata a perdere circa il 50% dal suo massimo storico di 126.000 dollari, toccato a ottobre 2025. Oggi viaggia intorno ai 63-65.000 dollari, con un clima di paura diffusa tra gli investitori.
Eppure, se si guarda il grafico qui sopra, emerge un dettaglio interessante e controintuitivo. Il grafico mostra i flussi cumulati degli ETF sul Bitcoin (gli ETF sono strumenti che permettono di investire in Bitcoin comprando un titolo in borsa, senza dover gestire direttamente le criptovalute). Nonostante il crollo del prezzo, la curva degli accumuli non è scesa granché: c'è stato sì un deflusso (outflow) negli ultimi mesi, ma modesto rispetto al tonfo del prezzo. Tradotto: i grandi investitori che erano entrati tramite ETF, nel complesso, non stanno scappando. Hanno alleggerito un po', ma la maggior parte del denaro è rimasta lì.
Per capire questa fase serve parlare dell'halving, il meccanismo che regola il ritmo del Bitcoin. Ogni quattro anni circa, la quantità di nuovi Bitcoin creati si dimezza (è scritto nel suo codice). Storicamente questo evento innesca un ciclo molto regolare: circa un anno dopo ogni halving il prezzo esplode verso un nuovo massimo, poi arriva una lunga fase di correzione al ribasso, il cosiddetto "bear market" (mercato ribassista), prima che il ciclo ricominci.
E qui sta la cosa più affascinante: questo schema si ripete con una regolarità quasi da orologio, ogni quattro anni. Il Bitcoin ha toccato un grande picco a fine 2013, poi di nuovo a fine 2017, poi a fine 2021, e ancora una volta a ottobre 2025. Quattro cicli, quattro massimi, tutti distanziati di circa quattro anni l'uno dall'altro. E come dopo ogni picco, anche stavolta è arrivata puntuale la fase di discesa in cui ci troviamo ora: non una sorpresa, ma un copione che va in scena da oltre un decennio.
Ed è esattamente qui che siamo oggi: nella fase discendente del ciclo, quella storicamente e stagionalmente più negativa. Secondo questo schema, il "fondo" del mercato dovrebbe formarsi tra la fine del 2026 e i primi mesi del 2027, per poi lasciare spazio a una nuova risalita. Il vero motore del prossimo grande rialzo, il nuovo halving, è atteso per inizio 2028.
La lettura, quindi, è duplice. Da un lato siamo nel momento più buio e "noioso" del ciclo, quello in cui la pazienza viene messa alla prova. Dall'altro, il fatto che gli ETF non stiano registrando una fuga di massa suggerisce che una parte del mercato, quella più istituzionale, sta interpretando questa discesa non come la fine, ma come una fase di attesa. Se lo storico dell'halving continuerà a funzionare come in passato, questa fase di magra dovrebbe lasciare spazio a una nuova salita a partire dal 2027. Con la solita, doverosa avvertenza: il passato non garantisce il futuro, e le criptovalute restano tra gli asset più volatili e rischiosi in assoluto.