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Conti da record, e il titolo perde il 16% in una seduta

Questa è italiana, e racconta una cosa che in borsa succede spesso.

Chi è. Bending Spoons è un'azienda di Milano che fa una cosa sola e la fa bene: compra applicazioni e software che qualcun altro ha lasciato andare, li rimette in ordine e li fa rendere. Sono loro ad avere in casa Evernote, WeTransfer, Brightcove e perfino AOL. Il 1° luglio si è quotata al Nasdaq a 29 dollari per azione, raccogliendo circa 1,68 miliardi di dollari: la più grande quotazione tecnologica italiana di sempre.

Ieri ha pubblicato la sua prima trimestrale da società quotata, e i numeri sono ottimi. Ricavi a 704,1 milioni di dollari, più 126% sull'anno prima. Utile netto a 177 milioni, più 171%. L'utile per azione rettificato, cioè ripulito dalle voci straordinarie, è arrivato a 0,46 dollari contro gli 0,27 che si aspettavano gli analisti: quasi il doppio. Su ogni singola voce ha battuto le attese.

E il titolo ha chiuso a 40,92 dollari, perdendo il 16% in una giornata sola. È il peggior giorno da quando è in borsa.

Sembra assurdo, e invece è una delle cose più normali che succedano in borsa. Le ragioni sono tre, e tornano identiche su qualunque azienda, quindi le guardiamo una per una. 📉

Uno: da dove viene la crescita. Il più 126% dei ricavi è quasi tutto frutto delle aziende comprate. La crescita organica, cioè quella fatta vendendo di più con le cose che avevi già in casa, è stata del 3%. Le due cose non valgono uguale. Comprare un'azienda fa salire i ricavi il giorno stesso, ma la paghi, e per rifarlo l'anno dopo devi comprarne un'altra. Crescere da soli non costa niente in più e si ripete. Chi guarda quel 3% si chiede subito per quanto tempo ancora potranno continuare a comprare, e infatti nella stessa giornata un analista ha abbassato il giudizio proprio su quello.

Due: le previsioni erano buone, ma solo buone. Insieme ai conti l'azienda dà le sue previsioni per il trimestre in corso, che in gergo si chiamano guidance. Bending Spoons ha indicato fra 733 e 745 milioni di ricavi, con un punto centrale di 739 milioni, contro i 738,6 che gli analisti si aspettavano. Cioè in linea, praticamente identico. Qui sta il punto che sorprende chi non lo ha mai visto: una previsione in linea con le attese non è una buona notizia, è l'assenza di una buona notizia. E per un titolo nella situazione del punto tre, l'assenza di una buona notizia basta a farlo scendere.

Tre: era già corso troppo. Il 13 luglio il titolo stava a 31,78 dollari. L'11 agosto ha chiuso a 53,44, il massimo da quando esiste in borsa: più 68% in quattro settimane. Quando un'azione fa una corsa così, il prezzo sta già dando per scontato che vada tutto benissimo. Da lì in avanti i conti buoni sono quelli che il mercato aveva già messo in conto, e per salire ancora serviva qualcosa di straordinario. 🎢

Ce l'abbiamo in portafoglio? No, in nessuno dei due, né come titolo singolo né dentro i fondi. Ed è un dettaglio che si lega all'approfondimento di oggi: è in borsa da sei settimane, che è troppo poco per essere entrata negli indici larghi. Le aziende nuove negli indici ci arrivano, ma con calma.

E adesso guardiamo la stessa storia dal lato di chi ha comprato. Chi ha comprato alla quotazione, a 29 dollari, dopo il crollo di ieri è ancora avanti del 41%. Chi ha comprato martedì al massimo, a 53,44, oggi è sotto del 23%. Stessa azienda, stessi conti, stessa trimestrale ottima: sei settimane di distanza. La differenza non l'ha fatta l'azienda, l'ha fatta il prezzo che ciascuno ha accettato di pagare. È la ragione per cui, su una singola azione, il momento in cui entri pesa quanto la scelta dell'azienda, e nessuno dei due si indovina. 🧭

 

🎰 L'ETF DELLA SETTIMANA: quelli che comprano le IPO

Il venerdì lo dedichiamo a un ETF, e cominciamo da quello che in questo momento tutti vorrebbero avere e quasi nessuno può comprare.

La storia che ha fatto nascere la domanda. Il 6 agosto Unitree, l'azienda cinese dei robot umanoidi, ha fissato il prezzo per la sua quotazione a Shanghai: 150,8 yuan per azione, una valutazione di circa 9 miliardi di dollari e una raccolta di 6,1 miliardi di yuan, cioè circa 904 milioni di dollari. È la prima azienda cinese di robot umanoidi ad arrivare in borsa, ha spedito circa 5.500 robot nel 2025 e ha quadruplicato i ricavi a 1,7 miliardi di yuan. Gli scambi sono attesi intorno al 20 agosto.

Poi è arrivato il numero che ha fatto girare la testa a tutti: le richieste dei piccoli risparmiatori cinesi sono state ottomila volte le azioni disponibili. Per capirci: per ogni azione in vendita c'erano ottomila mani alzate. Non era una fila, era una lotteria, e infatti l'hanno risolta proprio così, estraendo poco più di diciannovemila numeri vincenti.

Da qui la domanda che ci siamo fatti, e che vale per tutte le quotazioni famose, non solo per questa: esiste un modo di comprare le aziende appena quotate senza dover vincere una lotteria? Sì, esiste, e si chiama ETF sulle IPO, cioè un fondo quotato in borsa che compra le aziende appena arrivate sul mercato. Vediamo cos'è davvero, quanto costa, come è andato, e a chi serve. 🤖

Cosa c'è dentro, che non è quello che dice il nome

Il più conosciuto è il Renaissance IPO ETF, quotato a New York. Compra le aziende appena sbarcate in borsa, le tiene in pancia tre anni, poi le lascia andare per far posto alle nuove. Si aggiorna ogni tre mesi, e a ogni aggiornamento nessuna singola azienda può superare il 10% del totale.

Su quel tetto del 10% serve una precisazione, perché fra poco vedrete un numero più alto e sembrerà un errore. Il limite si applica il giorno del ribilanciamento, cioè il giorno in cui il fondo rifà i pesi di quello che ha dentro. Se poi un titolo continua a correre più degli altri, nei tre mesi successivi il suo peso cresce oltre il tetto, e ci resta fino al riallineamento dopo. È una cosa che vale la pena sapere in generale, perché funziona così in quasi tutti gli indici con un limite: si pota una volta ogni tre mesi, e in mezzo la pianta cresce come vuole.

Oggi ha dentro 53 titoli, e detta così sembra una cosa ben distribuita. Guardando le percentuali vere, però, il quadro cambia: CoreWeave pesa il 10,54%, Astera Labs l'8,54%, Arm il 7,02%, Reddit il 6,05%, Viking il 5,45%. I primi cinque nomi fanno da soli il 37,6% del fondo. I primi tre, che sono tutti e tre legati all'intelligenza artificiale, valgono un quarto abbondante del totale.

Una precisazione doverosa, visto che qui sotto nomineremo qualche altra azienda: nessuno dei titoli citati in questo approfondimento è nei nostri due portafogli, né CoreWeave, Astera Labs, Arm, Reddit e Viking, né Blackstone e KKR che nomineremo più avanti. Li citiamo perché sono dentro i fondi di cui stiamo parlando, non perché li abbiamo comprati.

Quindi non state comprando "le aziende che si quotano". State comprando tre società di intelligenza artificiale e un contorno di altre cinquanta. È una cosa legittima, ma è bene sapere di starla facendo.

Quanto costa, in euro veri

Il costo dichiarato è lo 0,60% all'anno. Da solo non dice niente a nessuno, quindi traduciamolo: su 10.000 euro investiti sono 60 euro l'anno, che se ne vanno che il fondo salga o scenda.

Il metro di paragone è un ETF sull'indice mondiale, quelli che costano fra lo 0,12% e lo 0,20%: sugli stessi 10.000 euro fanno dai 12 ai 20 euro. Parliamo di tre o cinque volte tanto, ogni anno, per sempre. Su vent'anni la differenza non è un dettaglio contabile, è una fetta di risultato.

E ci sono due voci che riguardano solo noi italiani e che quasi nessuno somma. Sui guadagni pagate il 26% di tasse. E ogni anno lo Stato preleva il bollo dello 0,20% sul valore del deposito titoli. Su 10.000 euro sono altri 20 euro, che se ne vanno anche se il fondo resta fermo tutto l'anno. Messi insieme al costo del prodotto, fate ottanta euro l'anno prima di aver guadagnato un centesimo. 💸

Come è andato davvero

Da inizio 2026 ha fatto +25,2%, misurato alla chiusura di ieri. Ottimo anno, non c'è niente da dire.

Il problema è che un anno non è la misura giusta per un prodotto così. Allarghiamo a cinque.

Cento euro messi il 1° settembre 2021 sull'indice largo americano oggi sono 172 euro. Gli stessi cento euro sull'ETF delle IPO oggi sono 86 euro: dopo cinque anni sono ancora sotto a quanto erano partiti. Cinque anni sono un tempo lungo per restare indietro.

E qui arriva la parte che una curva di rendimento non fa vedere, e che secondo noi conta di più: quanto ballano.

Questo disegno misura un'altra cosa: la distanza dal massimo che ciascuno dei due aveva già toccato. Zero vuol dire "sono al mio record". Più si scende, più si è sotto al proprio miglior momento.

L'ETF delle IPO, il 28 dicembre 2022, stava 66% sotto il massimo che aveva segnato quindici mesi prima. Nello stesso identico periodo, il punto peggiore dell'S&P 500 è stato meno 25%. E ancora oggi, quasi cinque anni dopo, quel fondo resta il 18% sotto al suo massimo del 2021, mentre l'indice largo di massimi ne ha fatti decine di nuovi.

Anche il gestore lo scrive sul suo sito: negli ultimi cinque anni, misurati al 31 luglio, il fondo ha reso meno 3,83% all'anno. Il conto dei cento euro qui sopra arriva fino a ieri e usa quindi due settimane in più, per questo i due numeri non sono identici. Dalla nascita, nel 2013, fa più 8,08% all'anno, che è un buon numero: ma la strada per arrivarci è quella disegnata qui sopra.

E il pre-IPO, cioè comprare prima della quotazione

Qui la faccenda si fa più interessante e più pericolosa. Esiste a New York un fondo chiuso, Destiny Tech100, che dentro ha davvero pezzi di aziende non quotate: circa il 16% in SpaceX e circa il 18% in Anthropic. Fondo chiuso vuol dire che le sue azioni sono un numero fisso, e in borsa il loro prezzo può quindi staccarsi da quanto vale davvero la roba che c'è dentro.

Il problema è il prezzo. L'ultimo dato pubblicato sul valore di quello che ha in pancia è di 24,56 dollari per azione, ed è fermo al 31 marzo. In borsa quell'azione ieri costava 31,92 dollari. Con quattro mesi e mezzo di distanza fra i due numeri il conto è approssimativo, e lo diciamo: ma vuol dire che state pagando cento per prendervi qualcosa che l'ultima volta che è stato contato ne valeva settantasette.

E non è sempre stata così contenuta la differenza: nella primavera del 2024 il sovrapprezzo ha toccato il 900%, cioè si pagavano 864 dollari per una fetta di SpaceX che ne valeva 86. Da inizio 2026 quel fondo ha fatto più 4,2%, in un anno in cui l'intelligenza artificiale correva parecchio di più. Chi ha comprato "SpaceX e Anthropic" ha comprato soprattutto l'entusiasmo altrui. 🎈

E adesso il problema pratico: in Italia non li potete comprare

I prodotti americani di cui abbiamo parlato non li potete comprare da un broker italiano. Non uno.

Non dipende dal vostro broker, e cercarne uno più bravo è inutile. La causa è una regola europea che si chiama PRIIPs, e chiede che ogni prodotto venduto a un risparmiatore europeo abbia un foglio informativo, il KID, scritto nella lingua del paese. Gli emittenti americani questo foglio non lo producono, semplicemente perché la loro legge non glielo chiede. Senza quel foglio il broker non ha il diritto di vendervelo, e la regola vale identica su tutti: Interactive Brokers, Degiro, Trade Republic, Trading 212.

Cosa si può comprare, allora. La cosa più vicina quotata a Piazza Affari è lo Xtrackers LPX Private Equity Swap UCITS ETF, sigla XLPE, ISIN LU0322250712. Costa lo 0,70% l'anno e gestisce circa 283 milioni di euro.

Va detto con precisione cosa compra, perché il nome inganna. Dentro ci sono 25 società quotate che fanno private equity di mestiere, cioè comprano aziende non quotate per rimetterle a posto e rivenderle: tipo Blackstone o KKR. State comprando il negoziante, non la merce sullo scaffale. In più replica l'indice tramite uno swap, cioè invece di comprare i titoli si fa promettere il rendimento da una banca: funziona bene, ma aggiunge qualcuno di cui fidarsi.

Come è andato: negli ultimi cinque anni più 19,1%, e da inizio 2026 meno 5,3%. Tenete a mente il metro di paragone del disegno dei cento euro: lo stesso S&P 500, negli stessi cinque anni, più 72,4%.

A chi serve, e a chi no

Non serve a chi sta ancora costruendo il portafoglio, e il motivo è semplice: le aziende quotate di successo finiscono da sole dentro gli indici larghi, appena diventano abbastanza grandi. Non serve comprare un prodotto costoso per aspettarle sulla porta. Arrivano, con un peso proporzionato a quanto valgono davvero, e senza pagare lo 0,60% ogni anno per il resto della vita.

CoreWeave è l'esempio più recente: quotata a marzo 2025, è entrata nel Nasdaq 100 a giugno di quest'anno, quindici mesi dopo. Se sia già entrata anche negli indici mondiali più larghi non ve lo diciamo a memoria, perché dipende dalle revisioni trimestrali di quegli indici e non l'abbiamo verificata titolo per titolo. Il meccanismo però è quello, e vale per tutte: chi cresce viene raccolto. Bending Spoons, quotata sei settimane fa, è nella fila d'attesa.

Può avere senso per chi ha già costruito la base e vuole una fetta piccola su un tema che gli piace. A una condizione: sapere in anticipo che quella fetta può perdere due terzi del suo valore senza fargli cambiare idea. Il disegno sulla distanza dal massimo è lì apposta: quel meno 66% è successo davvero, ed è durato più di un anno.

Un'ultima cosa, prima di chiudere. Quando leggete che una quotazione è stata richiesta ottomila volte, la reazione istintiva è pensare di essere rimasti fuori da qualcosa. Provate a girarla: significa che 7.999 persone su 8.000 non l'hanno avuta, e domani mattina staranno benissimo lo stesso. La cosa che ha fatto guadagnare le persone negli ultimi cinque anni non è stata la quotazione del momento, con tutto il rumore che si porta dietro. È stata la noia della linea blu dell'indice largo americano, comprata ogni mese, anche nei mesi brutti, soprattutto nei mesi brutti.

Qui non diamo consigli di acquisto, in nessuna delle due direzioni. Vi diciamo cosa avreste in mano. La decisione resta vostra, come sempre. 📚

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