Bolletta

📊 MERCATI IN SINTESI

📈 S&P 500: 7.749 · ⬆️ +0,26%

💻 NASDAQ: 29.743 · ⬆️ +0,74%

🏭 DOW JONES: 53.770 · ⬇️ -0,04%

📊 RUSSELL 2000: 3.045 · ⬆️ +0,61%

🇮🇹 FTSE MIB: 53.699 · ⬇️ -0,01%

🥇 GOLD: $4.470/oz · ⬆️ +0,64%

🛢️ WTI: $82,88/bbl · ⬇️ -0,38%

🏛️ US 10Y: 4,688%

BTC: $63.439 · ⬆️ +0,13%

🚀 PORTAFOGLI FINANZAMILLE

🚀 Portafoglio Basic: €36.377,30

🚀 Portafoglio Intermedio: $31.734

Buongiorno ragazzi! Come ogni giovedì, vi lascio qui sotto l'analisi del mese.

Inflazione USA di luglio: nessuna sorpresa, e la Fed resta ferma

I prezzi al consumo negli Stati Uniti sono saliti dello 0,1% rispetto a giugno e del 3,4% rispetto a un anno fa, esattamente quanto si aspettavano gli analisti. Anche il dato core è arrivato in linea: +0,2% sul mese e +2,5% sull'anno, in calo dal 2,6% precedente. Il core esclude cibo ed energia, che sono le voci più ballerine e che da sole possono far sembrare l'inflazione in fuga o in picchiata quando invece non sta succedendo niente di strutturale. Per questo è il numero che la Federal Reserve guarda davvero.

Cosa ci dice a livello economico. Il core al 2,5% racconta che la pressione sui prezzi si sta sgonfiando, ma lentamente, e che siamo ancora mezzo punto sopra l'obiettivo del 2% che la Fed si è data. Il dato generale al 3,4% è più alto perché ci sono dentro anche cibo ed energia, e quello è il numero che le famiglie americane vedono davvero quando fanno la spesa. Tradotto: l'inflazione non è più un'emergenza, ma non è nemmeno un problema chiuso.

Il punto interessante è come reagisce il mercato. Il grafico qui sotto arriva dal FedWatch, lo strumento che trasforma i prezzi dei futures sui tassi in probabilità: non è quello che dice la Fed, è quello che gli investitori stanno scommettendo che la Fed farà. In vista della riunione del 9 dicembre, con i tassi oggi al 3,50-3,75%, il mercato dà il 28% di probabilità che restino fermi e circa il 72% che salgano di uno o due quarti di punto. La probabilità di un taglio, invece, è praticamente azzerata.

È un cambio di scenario che vale la pena notare 👀. Fino a poco tempo fa la domanda era quanti tagli sarebbero arrivati, oggi la domanda è se serve un rialzo. Un dato in linea con le attese come questo non sposta l'ago da nessuna parte: conferma il quadro e basta. Perché il mercato cambi idea servirà un core che accelera, oppure un mercato del lavoro che si raffredda sul serio.

 

🏗️ Il mercato ha ricominciato a comprare le cose pesanti

Il Financial Times di oggi apre su una frase che vale la pena tradurre per intero: gli investitori stanno cercando riparo nelle aziende che possiedono beni materiali, mentre l'ansia sull'intelligenza artificiale scuote Wall Street.

Goldman Sachs a questa cosa ha dato un nome, e il nome aiuta a ricordarla: HALO, che sta per heavy asset, low obsolescence, cioè molti beni fisici e poca obsolescenza. Sono le aziende che possiedono reti elettriche, gasdotti, ferrovie, raffinerie, centrali, macchinari pesanti, infrastrutture di trasporto. Roba costosa da costruire, lenta da copiare, e difficile da rendere inutile con un software.

Il numero che hanno messo sotto quell'idea è grosso: il loro paniere di aziende ad alta intensità di capitale ha reso circa il 35% in più di quello delle aziende "leggere" da inizio 2025. Un anno e mezzo, trentacinque punti di distanza fra due modi di stare in borsa. 🏭

Perché adesso. La paura non è che l'intelligenza artificiale non funzioni. È il contrario: è che funzioni così bene da riscrivere il mestiere di chi vive di lavoro umano e di righe di codice. Un'agenzia, una società di consulenza, un software gestionale: sono tutte cose che un modello linguistico può mordere. Una raffineria no. Un binario nemmeno. È un ragionamento semplice e per questo si è mosso in fretta.

E qui arriva la parte che ci riguarda, perché è dentro i nostri portafogli. Il Portafoglio Intermedio è diviso in blocchi, e due di quei blocchi raccontano esattamente questa storia.

Il blocco delle materie prime pesa l'11,5% e contiene petrolio, miniere, fertilizzanti e navi da trivellazione: EOG, Rio Tinto, Suncor, Canadian Natural, TotalEnergies, Shell, Exxon, BP, Valaris, Tidewater, Nutrien e un fondo sulle risorse naturali. Quel blocco oggi è a +28,6%.

Il blocco crescita pesa il 10,2% e contiene Adobe, Amazon, Alphabet, PayPal, MercadoLibre e Booking. Quel blocco oggi è a -8,5%.

Stesso portafoglio, stesso anno, due pesi quasi identici, e trentasette punti di differenza fra i due. Non l'abbiamo previsto: ce lo siamo trovato addosso, ed è il motivo per cui i blocchi ci sono.

Qualche nome con accanto i numeri, perché un nome nudo non serve a niente. Exxon è a +33% da inizio anno, da 120,34 a 159,75 dollari, e pesa lo 0,8% dell'Intermedio: su quella posizione a un certo punto abbiamo venduto mezza azione a 166 dollari, portando a casa il 35% su quella fetta. Rio Tinto è a +26% e pesa l'1,1%, Union Pacific a +27% e pesa lo 0,9%. Nel Basic questo tema non c'è come blocco a sé: lì la parte azionaria sta dentro due fondi che comprano tutto il mercato mondiale, e le aziende pesanti ci finiscono dentro insieme alle altre. ⛏️

Adesso il freno a mano, che è la parte che quasi nessuno vi dirà. Un paniere che ha già fatto trentacinque punti in più degli altri in un anno e mezzo è un paniere che oggi costa più caro di quanto costasse allora. Leggere questa notizia come "vendi la tecnologia e compra il petrolio" vuol dire arrivare a una festa quando la torta è già stata tagliata, e farlo sulla base di un articolo di giornale.

La lettura utile è un'altra, ed è più noiosa e più solida. Nessuno sapeva, a gennaio 2025, che sarebbe andata così. Un portafoglio diviso in blocchi non serve a indovinare quale vincerà: serve perché quando una metà soffre l'altra tiene. Il nostro Intermedio quest'anno è a +5,5% proprio perché dentro ha insieme una cosa a +28,6% e una a -8,5%. Se avessimo scelto, avremmo avuto il doppio delle probabilità di scegliere quella sbagliata. 🧱

 

🔌 Da settembre la bolletta

Partiamo da quanto vi costa, il perché viene dopo.

Da settembre luce e gas rincarano. Per una famiglia tipo sono 515 euro in più all'anno rispetto al 2025, cioè il 23%: 429 li mette il gas, 86 la luce. Se ci aggiungete i carburanti, il conto complessivo dell'energia di casa cresce di 876 euro. Per le imprese il rincaro è del 54%, e lì il colpo è di un altro ordine di grandezza. Sono stime di Nomisma Energia pubblicate ieri dal Sole 24 Ore, fatte sui prezzi all'ingrosso di adesso.

Come si arriva dal prezzo all'ingrosso alla vostra bolletta. Questo passaggio quasi nessuno ve lo spiega, e senza di quello i numeri restano lettere.

Il gas si compra all'ingrosso su una borsa che sta ad Amsterdam, e si misura in megawattora, che è semplicemente una quantità di energia: un megawattora sono mille kilowattora, e una famiglia media in un anno ne consuma qualche decina fra luce e gas. In questi giorni quel prezzo ha superato i 60 euro al megawattora, e l'elettricità all'ingrosso i 200. La luce costa più del gas perché in Italia una fetta importante di elettricità si produce bruciando gas: quando sale il gas, sale la corrente dietro di lui, con qualche settimana di ritardo.

Poi c'è il pezzo che sorprende. In bolletta il prezzo dell'energia è solo una delle quattro voci che pagate. Le altre tre sono il trasporto sulla rete, gli oneri di sistema (contributi che finanziano cose decise per legge) e le imposte. Le ultime tre si muovono poco e lentamente. Quella che balla è la prima. Ecco perché una bolletta non raddoppia quando il gas raddoppia, ma nemmeno resta ferma. ⛽

Non lo sentirete tutti nello stesso momento, e il motivo sta nel vostro contratto. Il mercato tutelato del gas è finito a gennaio 2024, quello della luce a luglio dello stesso anno: oggi la tutela resta solo ai clienti vulnerabili, cioè gli over 75, le persone con disabilità e chi è in difficoltà economica. Per loro il prezzo lo aggiorna l'ARERA, che è l'autorità dell'energia, ogni tre mesi per la luce (gennaio, aprile, luglio e ottobre) e ogni mese per il gas. Il prossimo aggiornamento della luce è quindi ottobre.

Tutti gli altri stanno nel mercato libero, dove esistono due tipi di contratto e fanno una differenza enorme adesso. Con il prezzo fisso avete bloccato il costo dell'energia per un certo numero di mesi, e fino alla scadenza questo rialzo non vi tocca. Con il prezzo indicizzato pagate quello che fa il mercato, e lo sentite quasi subito. Se non ricordate quale dei due avete, sta scritto sulla bolletta insieme alla data di scadenza, ed è la cosa più utile che potete andare a guardare questa settimana. 📄

E ieri è arrivato il dato ufficiale, che ci riguarda direttamente. L'Istat ha rivisto al rialzo l'inflazione italiana di luglio, dal 2,8% al 2,9%. Ieri su queste pagine vi avevamo scritto 2,8%, che era la stima provvisoria di fine mese: il numero definitivo è 2,9%, e ve lo diciamo noi invece di lasciarlo cadere.

Dentro quel numero c'è la spiegazione di tutto il resto. I prezzi dell'energia libera, cioè benzina e gasolio, stanno scendendo. Quelli regolati, cioè le bollette, stanno accelerando. È il motivo per cui l'inflazione media sembra tranquilla mentre la vostra bolletta non lo è, e in Germania sta succedendo la stessa cosa, con l'inflazione risalita al 2,8% da 2,3% di giugno.

E l'ottimismo, che qui non è un aggettivo appiccicato sopra una brutta notizia. Quando l'energia costa, il mestiere che diventa prezioso è quello di chi la fa consumare meno. Vale in casa vostra, dove un elettrodomestico in classe alta o una caldaia efficiente si ripagano molto più in fretta con il kilowattora caro che con il kilowattora a poco prezzo: lo stesso investimento, lo stesso risparmio, ma un tempo di rientro più corto. E vale in borsa, dove le aziende che vendono efficienza guadagnano di più proprio quando quello che fanno risparmiare è caro. È esattamente il filo dell'analisi di oggi. 💡

 

🏠 E la rata del mutuo?

Se avete un mutuo a tasso variabile, la vostra rata non la decide la Banca centrale europea. La decide l'Euribor.

Vale la pena spendere due righe su cosa sia, perché è il numero più importante della vita finanziaria di chi ha comprato casa a debito e quasi nessuno sa dove guardarlo. L'Euribor è il tasso a cui le banche europee si prestano i soldi fra loro. Viene rilevato tutti i giorni, e la vostra banca ci somma sopra il proprio ricarico, che si chiama spread ed è fissato una volta per tutte quando firmate. La rata esce da questa somma: Euribor più spread. Lo spread non cambia mai, l'Euribor cambia in continuazione, e per questo la rata si muove.

Il numero, aggiornato. L'Euribor a tre mesi l'11 agosto stava a 2,490%, contro il 2,475% del giorno prima e il 2,46% di fine luglio. Sale piano, ma sale. Nel frattempo la BCE è ferma dal 23 luglio, dopo aver alzato di un quarto di punto a giugno.

Qui c'è una cosa che confonde molti, e che una volta capita non si dimentica: l'Euribor sta sopra il tasso della BCE. Non è un errore. Il tasso della banca centrale è una decisione già presa; l'Euribor è il prezzo che le banche si fanno oggi per prestarsi soldi domani, quindi dentro ci sta già quello che il mercato si aspetta che succeda. Quando l'Euribor corre più della BCE, sta dicendo che si aspetta altri rialzi. 📈

Quanto pesa in euro veri. La regola pratica è semplice e ve la potete tenere: ogni 0,25% di Euribor in più costa circa 25 euro al mese ogni 150.000 euro di debito che vi restano da pagare. Se il vostro residuo è 100.000, sono circa 17 euro; se è 200.000, circa 33.

I contratti con cui gli operatori scommettono sui tassi futuri vedono l'Euribor a 2,59% a settembre e a 2,79% a dicembre. Se andasse davvero così, su 150.000 euro di residuo sarebbero circa 30 euro in più al mese entro fine anno. Una precisazione sul grafico qui sopra, che diciamo apposta: a sinistra della linea ogni passo è un giorno, a destra è un mese. La salita disegnata sembra ripida perché lo spazio è compresso, non perché stia succedendo qualcosa di violento.

E non arriva domani. Il tasso variabile non si aggiorna ogni giorno: si aggiorna alla scadenza dell'indice, che secondo il contratto è ogni tre o ogni sei mesi. Vuol dire che un rialzo di oggi lo vedete in rata fra qualche mese, e che se l'Euribor scende prima della vostra prossima revisione, quel rialzo non lo pagate affatto. ⏳

Fisso o variabile, oggi. I due si costruiscono su due indici diversi: il variabile sull'Euribor, il fisso sull'IRS, che è lo stesso tipo di prezzo ma su venti o trent'anni e oggi sta al 3,36%. Ad agosto le offerte migliori sul mercato stanno intorno al 2,40% per il variabile e al 3,10% per il fisso: il variabile costa circa settanta centesimi in meno. Non stiamo dicendo quale scegliere, perché dipende da cose vostre che non conosciamo. Diciamo cosa state comprando: con il fisso comprate un prezzo, che sapete già e non cambierà; con il variabile comprate uno sconto di oggi e vi tenete il rischio di domani.

Il contesto internazionale, in tre righe. L'inflazione americana ieri è scesa al 3,4%, esattamente quanto previsto, e la probabilità che la banca centrale americana alzi i tassi a settembre è crollata al 42%, da quasi certezza che era una settimana fa. Non è la nostra banca centrale, ma i tassi si trascinano: quando l'America smette di salire, l'Europa fa fatica a salire da sola.

E adesso il ribaltamento, che qui è doppio. Trenta euro al mese non fanno saltare un bilancio familiare, e chi ha un mutuo variabile ha già attraversato anni molto peggiori di questo. Ma soprattutto c'è l'altra faccia, quella che nel telegiornale non arriva mai: la stessa cosa che vi toglie trenta euro dalla rata ve li rimette dall'altra parte se avete dei risparmi fermi. Tassi che non scendono vogliono dire conti deposito e titoli di Stato a breve che continuano a pagare bene. La domanda giusta non è "i tassi salgono o scendono", è "da quale lato del tasso sto io". ⚖️

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