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🚀 PORTAFOGLI FINANZAMILLE
🚀 Portafoglio Basic — €36.668,16
🚀 Portafoglio Intermedio — $ 31.713Uno stretto largo 33 chilometri e la tua bolletta
Lunedì il petrolio americano è salito di oltre il 5% in una sola seduta, chiudendo a 82,13 dollari al barile. Il gas ad Amsterdam, che è il prezzo di riferimento per l'Europa, martedì mattina viaggiava sopra i 61 euro per megawattora. Il motivo sta a seimila chilometri da qui, in un braccio di mare che nel punto più stretto è largo 33 chilometri: lo Stretto di Hormuz.
Se non avete mai capito bene perché quel nome torna ogni volta, la spiegazione è corta. Da lì passa circa un quinto del petrolio consumato nel mondo, insieme a una fetta enorme del gas naturale liquefatto. Non esistono strade alternative vere: le navi che escono dal Golfo Persico devono passare da quel punto, e chi controlla quel punto controlla il rubinetto. In questi giorni la trattativa per riaprirlo si è complicata, sono arrivate nuove condizioni, e nel fine settimana ci sono stati due attacchi, uno a una raffineria e uno a una petroliera.
Fin qui è geopolitica, e potrebbe sembrare roba da telegiornale della sera. Il punto è che quella notizia non resta lì. Fa un percorso, sempre lo stesso, e conoscerlo vale più di qualsiasi previsione su cosa faranno gli iraniani.
Uno. Sale il costo dell'energia. Petrolio e gas sono la materia prima di tutto: scaldano le case, muovono i camion, alimentano le fabbriche.
Due. Sale il costo di tutto il resto. Il pane non rincara perché il grano è più caro, rincara anche perché il forno che lo cuoce e il furgone che lo consegna costano di più. L'energia è l'unico prezzo che entra dentro tutti gli altri prezzi, e per questo si muove per primo e li trascina.
Tre. La banca centrale se ne accorge. Il compito della BCE è tenere l'inflazione vicino al 2%. Quando i prezzi corrono, l'unico strumento che ha è alzare il costo del denaro, cioè i tassi, per raffreddare la spesa di tutti. È una medicina amara e lo sa, ma è quella che ha.
Quattro. Il conto arriva a casa tua. Tassi più alti vogliono dire rate del mutuo a tasso variabile più pesanti, prestiti più cari e, dall'altro lato, conti deposito e titoli di Stato che offrono di più. La stessa notizia che vi fa arrabbiare alla pompa di benzina è quella che decide quanto pagate di rata.
E non è teoria: l'11 giugno la BCE ha alzato i tassi di 0,25 punti, e il 23 luglio li ha lasciati fermi al 2,25%, restando a guardare. Il rialzo di giugno è arrivato dopo un lungo periodo in cui i tassi scendevano. L'energia ha invertito la direzione.
Perché "l'inflazione è al 2,8%" non è quello che vedete in bolletta. Qui c'è la parte che manda in confusione più gente di ogni altra. Sentite dire che l'inflazione è al 2,8% e poi aprite la bolletta del gas e vi sembra una presa in giro. Non è una presa in giro: sono due cose diverse.
Il 2,8% è una media, fatta su un carrello che contiene centinaia di prodotti: il pane, l'affitto, le scarpe, il telefono, la benzina, il gas. Dentro quella media, a luglio, il gas del mercato tutelato era salito del 22,1% in dodici mesi, e le voci di luce e gas a prezzo regolato del 14,9%. Ma ci sono anche prodotti che sono rincarati poco o niente, e quando fate la media di tutto insieme viene fuori 2,8%.
Quindi la media non è sbagliata, semplicemente non è la vostra. La vostra inflazione dipende da come spendete: chi ha una casa grande da riscaldare e fa 100 chilometri al giorno in macchina sta vivendo un'inflazione molto più alta del 2,8%, e chi va al lavoro a piedi molto più bassa. È lo stesso motivo per cui la temperatura media di una stanza non vi dice se avete freddo dove siete seduti.
Nessuno di noi può prevedere cosa succederà in uno stretto di mare, e chi dice di saperlo sta vendendo qualcosa. Quello che si può fare è capire il percorso, perché il percorso si ripete uguale ogni volta che l'energia si muove: energia, prezzi, tassi, rata.
Due conseguenze pratiche, senza girarci intorno. La prima: se avete un mutuo a tasso variabile, l'energia non è una notizia estera, è una voce del vostro bilancio familiare. La seconda: quando l'inflazione risale, il rendimento dei vostri risparmi va sempre guardato al netto di quella, mai da solo. Un 3% mentre i prezzi corrono al 3% vi lascia esattamente dove eravate.
L'inflazione non è una tassa che vi arriva a casa. È una cosa più silenziosa: gli stessi soldi, sul conto, che comprano un po' meno di prima.
Lo spread è ai minimi. Ma il BTP non ti sta pagando il 4%.
In questi giorni lo spread tra BTP e Bund è sceso a 78,6 punti, ai minimi da anni. È una buona notizia, e ogni telegiornale l'ha data. Il problema è che quasi nessuno spiega cosa sia quel numero, e nel dubbio molti lo leggono come "i BTP rendono tanto".
Facciamo chiarezza, perché è più semplice di come sembra.
Lo spread non misura quanto guadagni tu. Misura la differenza tra quanto rende il titolo di Stato italiano a dieci anni e quanto rende quello tedesco. Alla chiusura del 10 agosto il nostro rendeva il 3,96%, il tedesco il 3,17%. La differenza è 0,79 punti, cioè 79 centesimi, cioè i famosi "78,6 punti base" (i punti base sono solo centesimi di punto percentuale, niente di più).
Quella differenza è il prezzo della fiducia. Chi presta soldi allo Stato italiano vuole qualcosa in più rispetto a chi li presta alla Germania, perché ci considera un pochino meno sicuri. Quando lo spread scende, vuol dire che quel "pochino" si sta riducendo. È un termometro sul Paese, non il tuo estratto conto.
E qui arriva la parte che cambia le decisioni.
Il 3,96% non è quello che ti resta in tasca. Il rendimento che leggi sul giornale è lordo. Prima che arrivi a te, passa da tre sottrazioni.
La prima è l'imposta. Sui titoli di Stato è del 12,5%, cioè meno della metà del 26% che si paga sulla maggior parte degli altri investimenti: è un vantaggio vero, e vale la pena saperlo. Ma resta una sottrazione, e si porta via mezzo punto.
La seconda è l'imposta di bollo sul dossier titoli: lo 0,20% all'anno sul valore di quello che hai depositato. Su 10.000 euro sono circa 20 euro l'anno. Non è enorme, ma c'è, e su questi rendimenti pesa.
La terza è quella che non arriva da nessuna banca e che quasi nessuno mette nel conto: l'inflazione. A luglio in Italia i prezzi sono saliti del 2,8% rispetto all'anno prima. Vuol dire che tra dodici mesi la stessa spesa ti costerà il 2,8% in più. Se i tuoi soldi non crescono almeno di quella cifra, non stai guadagnando: stai perdendo più lentamente.
Mettiamole in fila.
Parti da 3,96%. Togli l'imposta, togli il bollo, togli l'inflazione. Quello che ti resta davvero è lo 0,47% all'anno. Su 10.000 euro sono 47 euro di potere d'acquisto guadagnato in un anno, non 396.
Attenzione, questo non vuol dire che il BTP sia una brutta cosa. Per la parte prudente di un portafoglio resta uno strumento serio, ha una tassazione agevolata e sai in anticipo quanto incassi. Il punto è un altro, ed è il motivo per cui te lo raccontiamo: il numero che conta non è mai quello grande sul giornale, è quello che rimane dopo tasse e inflazione. Si chiama rendimento reale netto, e si calcola in trenta secondi con una sottrazione. Vale per i BTP, vale per il conto deposito che ti propone la banca, vale per qualsiasi cosa ti venga presentata con una percentuale scritta grande.
La prossima volta che leggi "rende quasi il 4%", fatti questa domanda: al netto di che cosa? Se la risposta è "di niente", il conto lo devi ancora fare tu.
Come si costruisce un portafoglio: i nostri due, spiegati
Ci arriva spesso questa domanda: perché ne seguite due, e quale dovrei guardare? Rispondiamo partendo da come si costruisce un portafoglio, perché è lì che i due si separano.
Chi comincia pensa che costruire un portafoglio voglia dire scegliere delle azioni. In realtà la prima decisione, quella che pesa di più sul risultato finale, è un'altra: quanto mettere in ciascuna classe. Quanto in azioni, quanto in obbligazioni, quanto in oro. Questa scelta si fa prima di sapere quali titoli comprerete, e dipende da due cose sole: per quanti anni quei soldi possono restare fermi, e quanta discesa riuscite a sopportare senza vendere nel momento sbagliato. Se avete un orizzonte lungo, l'azionario può pesare tanto. Se vi servono fra tre anni, no.
Guardate come abbiamo risposto noi, sugli stessi soldi, in due modi diversi.
cOMPOSZIONE DEI PORTAFOPGLI 11 AGOSTI
Il Basic, la barra in alto, tiene il 44% in azioni, il 36% in obbligazioni divise su quattro scadenze diverse e il 20% in oro fisico. L'Intermedio, la barra in basso, arriva al 75% di azionario, con il 12% fra oro, argento e platino, il 10% in obbligazioni brevi e una piccola quota del 3% in bitcoin. Sono due profili di rischio diversi, e si vedono prima ancora di sapere quali titoli ci siano dentro.
Poi viene la seconda decisione: come riempire ciascuna casella. Qui le strade sono due, ed è esattamente quello che leggete sotto ogni barra. Potete comprare l'intero mercato con un indice, e in una riga sola vi portate a casa millecinquecento aziende. Oppure potete scegliere le società una per una, che richiede molto più tempo e molta più attenzione.
Il Basic prende la prima strada: sette strumenti, tutti ETF, nemmeno un'azione singola. Noi non scegliamo i titoli, scegliamo le proporzioni. L'Intermedio prende la seconda: sessantasette titoli, di cui quarantacinque sono azioni singole, organizzati in cinque blocchi che rispondono a esigenze diverse, dalle società che pagano dividendi alle materie prime ai mercati esteri. Ogni posizione è una decisione che vi spieghiamo prima di prenderla.
C'è poi una terza cosa, che quasi tutti saltano e che vale quanto le prime due: il ribilanciamento. Un portafoglio lasciato solo si deforma. Se l'azionario corre per un anno, quel 44% di partenza diventa 55% senza che abbiate comprato niente, e vi ritrovate con un portafoglio più rischioso di quello che avevate deciso. Ribilanciare vuol dire rimettere i pesi dove li avevate messi, vendendo un pezzo di quello che è salito e comprando quello che è rimasto indietro. Sul Basic lo facciamo ogni tre mesi, a calendario, senza guardare le notizie: l'ultima volta abbiamo alleggerito oro e small cap per rinforzare l'indice mondiale e le obbligazioni brevi. Il prossimo appuntamento è questo mese.
Se dovessimo riassumere la differenza in una riga: il Basic decide quanto, l'Intermedio decide anche quale. Il primo chiede mezz'ora ogni tre mesi, il secondo chiede di studiare. Se state iniziando, partite dalle proporzioni: sono la parte che vi protegge davvero, e sono anche l'unica che potete tenere in piedi da soli per i prossimi dieci anni. 📈