Change

📈 S&P 500 — 7.437 · ⬆️ +1,70%
💻 NASDAQ — 25.122 · ⬆️ +2,78%
🏭 DOW JONES — 52.208 · ⬆️ +1,20%
📊 RUSSELL 2000 — 2.946 · ⬆️ +1,37%
🇮🇹 FTSE MIB — 52.104 · ⬆️ +1,29%
🥇 GOLD — $4.102/oz · ⬆️ +0,89%
🛢 WTI — $83,80/bbl · ⬇️ -0,96%
🏛 US 10Y — 4,68% · ⬇️
₿ BTC — $64.839 · ⬆️ +1,47%

🚀 PORTAFOGLI FINANZAMILLE

🚀 Portafoglio Basic — €35.671,00
🚀 Portafoglio Intermedio — $ 30.144

Il nuovo sito è finalmente disponibile! 🚀

Alcuni di voi lo stanno già testando e, se tutto procederà come previsto, potrebbe essere lanciato già ad agosto… forse addirittura domani. 👀

Non dovrete fare nulla, semplicemente entrare nel sito nuovo con le vecchie credenziali.

Chi non avesse ancora accesso alla nostra V1 (Quella con sfondo nero per intenderci) dovrà prima fare la migrazione.

Da quel momento potremo concentrarci anche sul ribilanciamento del portafoglio Base e, subito dopo, approfondiremo quello Intermedio.

Nel frattempo sto completando la migrazione dei fondi da JP Morgan a Interactive Brokers: circa 60.000 $ (il doppio dell'importo investito in ciascuna posizione del portafoglio Intermedio), così da avere un portafoglio completamente separato da quello personale e rendere il monitoraggio ancora più trasparente.

📊 L'economia americana rallenta, ma i prezzi no

Giovedì sono usciti i dati sulla crescita americana del secondo trimestre. In tre mesi l'economia degli Stati Uniti è cresciuta dell'1,5%, mentre nel trimestre prima era cresciuta del 2,1%. Cresce ancora, quindi, ma a marcia più bassa.

Una nota veloce per non farvi ingannare dal numero: quell'1,5% è un dato annualizzato, cioè risponde alla domanda "se l'economia andasse per dodici mesi a questo ritmo, quanto crescerebbe in un anno?". La crescita vera dei tre mesi è molto più piccola, intorno allo 0,4%.

Chi ha frenato? Non le famiglie. La parte di economia fatta da privati, cioè consumi e investimenti delle imprese, è cresciuta del 3,9%, che è un buon ritmo. A tirare indietro il totale sono state la spesa dello Stato, che è calata, e le importazioni, che sono aumentate.

Ma il numero che conta davvero è un altro. Nello stesso comunicato c'è l'inflazione misurata come piace alla Fed, il cosiddetto PCE: nel trimestre è salita del 5,1%, e anche togliendo cibo ed energia resta al 3,4%. L'obiettivo della banca centrale americana è il 2%.

💡 Mettete insieme le due cose e avete il problema di fondo di questo momento: l'economia rallenta e i prezzi continuano a correre. È la situazione più scomoda per una banca centrale, perché le due cure sono opposte. Alzare i tassi calma i prezzi ma raffredda un'economia che sta già rallentando. Abbassarli aiuta la crescita ma dà altra benzina all'inflazione. Ecco perché mercoledì la Fed ha lasciato i tassi fermi con tre membri su dodici che volevano alzarli, ed ecco perché la riunione del 16 settembre conta più di quella appena passata.

Qui sotto trovate dove ci portano questi numeri dentro il ciclo dell'economia.

Questa è una visione dei dati, non è detto che la prossima fase sia per forza la recessione.

 

Il tech si è ripreso la scena, e vale la pena capire perché.

Giovedì Microsoft ha pubblicato i conti trimestrali e il mercato ha reagito subito: il titolo è salito del 15%. Il numero che ha convinto tutti è la crescita del cloud Azure, +43%, arrivato per la prima volta a superare i 100 miliardi di ricavi in un anno. Da sola Microsoft ha aggiunto 555 miliardi di valore in una singola giornata e ha trascinato il Nasdaq a +2,8%, la seduta migliore da giugno dopo sei giorni consecutivi in rosso.

Il messaggio che gli investitori hanno letto è uno solo: le grandi aziende stanno ancora spendendo moltissimo in intelligenza artificiale. E qui arriva la parte interessante, perché quando spendono loro guadagna tutta la filiera che sta dietro.

La prima a beneficiarne è quella delle memorie, i chip che immagazzinano i dati. Lo stesso giorno Samsung ha comunicato ricavi più che raddoppiati e ha detto che la carenza di chip andrà avanti fino al 2028. Risultato: Micron +15%, SanDisk +26%, e con loro tutto il comparto.

La seconda è l'energia, che è forse il pezzo meno ovvio della storia. I data center consumano corrente in quantità enormi, e chi la fornisce sta diventando un titolo tecnologico a tutti gli effetti: Bloom Energy è salita del 28% dopo aver alzato le stime proprio grazie alla domanda dei data center.

Una cautela però. SanDisk, prima di questo balzo, aveva perso il 55% del suo valore nel solo mese di luglio. Non è un titolo che sale con calma: è un titolo che rimbalza dopo una caduta pesante. La differenza conta.

 

🚢 Huntington Ingalls in rialzo

Il 18 maggio vi abbiamo raccontato il rientro della USS Gerald R. Ford e vi abbiamo detto una cosa: ogni portaerei che torna in porto accende una filiera di manutenzione e ammodernamento pagata dal bilancio della Difesa americana. Oggi sono usciti i conti di Huntington Ingalls, che è proprietaria dei cantieri di Newport News dove quella nave è stata costruita. Vale la pena guardarli insieme, perché insegnano parecchio.

Partiamo da cosa fa questa azienda, che è la parte che quasi nessuno spiega. Huntington Ingalls costruisce navi da guerra per la Marina degli Stati Uniti. Non "anche" navi da guerra: solo quelle. È l'unica azienda al mondo che costruisce portaerei a propulsione nucleare, e una delle due che costruiscono sottomarini nucleari americani. Ha un cliente solo, il governo degli Stati Uniti, e praticamente nessun concorrente.

I numeri del trimestre. Ricavi a 3,42 miliardi di dollari, in crescita del 10,9% in un anno, contro i 3,20 miliardi che gli analisti si aspettavano. Utile per azione a 5,27 dollari contro i 3,84 attesi, quindi non un sorpasso di misura. L'utile netto sale a 208 milioni dai 152 di un anno fa, e il margine operativo passa dal 5,3% al 6,1%. La crescita arriva dai due cantieri di cui vi avevamo parlato, Newport News e Ingalls. L'azienda ha anche alzato le stime sui ricavi della cantieristica per il 2026, portandole a 10,2-10,4 miliardi. In borsa la reazione è stata immediata: il titolo ha chiuso con un guadagno di oltreil 14%.

Ora la parola che conta davvero in questo settore: il portafoglio ordini. In inglese lo chiamano backlog, e vuol dire il valore dei lavori già commissionati che l'azienda deve ancora eseguire e incassare. Huntington Ingalls ne ha per 57,3 miliardi di dollari, e nel solo trimestre ne ha aggiunti altri 6,7 miliardi. Provate a metterlo in proporzione: sono ordini pari a più di quindici volte il fatturato di un trimestre. Tradotto: il lavoro dei prossimi anni è in larga parte già firmato, e non dipende da quanti clienti riuscirà a convincere il mese prossimo.

Ecco perché questo tipo di azienda si comporta diversamente dalle altre. Un'azienda che vende ai consumatori vive di stagioni buone e stagioni cattive: se la gente smette di comprare, i ricavi crollano in fretta. Un cantiere navale militare no. Una portaerei si costruisce in anni, il contratto è firmato prima che la chiglia esista, e il cliente è il bilancio della Difesa americana, che non decide da un mese all'altro di smettere di avere una marina. Non è una garanzia, ed è bene dirlo: i contratti pubblici si possono rinegoziare e i programmi si possono tagliare. Ma la visibilità sui ricavi futuri è di un altro ordine rispetto a quasi tutto il resto del mercato.

E adesso il numero che nessun titolo di giornale ha messo in evidenza, ma che dovete conoscere. Nello stesso trimestre in cui ha guadagnato 208 milioni, l'azienda ha bruciato cassa: il flusso di cassa libero è stato negativo per 150 milioni, mentre un anno fa era positivo per 730 milioni. Sembra una contraddizione e non lo è. L'utile misura quanto hai guadagnato sulla carta; la cassa misura quanti soldi sono davvero entrati e usciti dal conto. Chi costruisce navi paga oggi acciaio, stipendi e fornitori per lavori che il cliente pagherà tra mesi o anni: nei trimestri in cui si spinge sulla produzione, la cassa può andare sotto anche mentre gli utili salgono. È fisiologico in questo mestiere e balla parecchio da un trimestre all'altro. Ma è il numero da seguire nelle prossime uscite, perché gli utili si annunciano, la cassa si conta.

💡 La lezione da portarsi a casa, e vale ben oltre questo titolo: business stabile non significa titolo tranquillo. Il modello di business qui è tra i più prevedibili che esistano. L'azione, invece, no. Ve lo diciamo con il nostro stesso archivio alla mano: il 6 febbraio 2025 Huntington Ingalls è stata la peggiore della giornata con un -18,32% per i ritardi nella costruzione delle portaerei, e oggi fa oltre +12%. Stessa azienda, stessi contratti pluriennali, due scossoni a doppia cifra. Il motivo è semplice: quando i ricavi sono così prevedibili, il mercato smette di guardare quanto incassi e guarda se riesci a consegnare nei tempi. Un ritardo in cantiere qui pesa come un crollo delle vendite altrove.

E noi, cosa abbiamo dentro?

Huntington Ingalls non è in nessuno dei due portafogli, né nel Basic né nell'Intermedio. Amedeo ci ha detto che la sta comprando a titolo personale, e la sua tesi è quella che avete letto qui sopra: anni di lavoro già contrattualizzato e un'azienda senza veri concorrenti nel suo mestiere. Aggiunge però una cosa importante, ed è la parte che vi chiediamo di non saltare: peso moderato. Una posizione piccola dentro un portafoglio, non una scommessa.

⚠️ Come sempre: questa è una condivisione, non un consiglio di investimento. Prima ancora di pensare a copiare un'operazione, guardate quel -18,32% del febbraio 2025 e chiedetevi come vi sareste sentiti a vederlo sul vostro conto in una sola giornata. Se la risposta vi mette a disagio, la dimensione della posizione è la prima cosa da rivedere.

‍ ‍

La liquidità non sono soldi fermi, è una scelta.

Partiamo da una sensazione che conoscete bene. Tenete una parte dei vostri soldi non investita, guardate il mercato che sale settimana dopo settimana, e vi sembra di essere rimasti fuori dalla festa. Quei soldi lì, immobili, vi sembrano un errore. Per undici mesi su dodici, onestamente, avete anche ragione.

Poi arriva il dodicesimo mese.

Immaginate due persone davanti allo stesso ribasso di mercato. La prima ha investito fino all'ultimo euro. Vede i prezzi scendere, sa benissimo che sono diventati convenienti, ma non può farci niente: per comprare dovrebbe prima vendere qualcos'altro, e venderebbe in perdita anche quello. È un pompiere davanti a un incendio con l'estintore vuoto. La seconda persona ha tenuto da parte una riserva. Per lei quello stesso ribasso non è un problema, è un giorno di saldi.

Stesso mercato, stessa giornata, due esperienze opposte. L'unica differenza è la riserva.

Ma quanta liquidità serve, in pratica?

La regola da tenere a mente è semplice: da sei mesi del vostro costo della vita in su. Sei mesi è il minimo, e più il vostro reddito è variabile o incerto più conviene spostarsi verso l'alto, fino a otto o dodici mesi. Chi ha un lavoro dipendente stabile può stare tranquillamente sulla soglia bassa. Chi ha partita IVA, lavora a progetto o è l'unico stipendio in casa, farebbe bene ad allungare.

Notate una parola: costo della vita, non stipendio. Sono due numeri molto diversi, e quello che conta è il primo.

Il calcolo lo fate in cinque minuti. Prendete quanto vi serve per vivere in un mese, affitto o mutuo, spesa, bollette, trasporti, assicurazioni, tutto quello che uscirebbe comunque anche se domani smetteste di lavorare. Moltiplicate per sei. Se vi servono 1.800 euro al mese, la vostra riserva minima è intorno ai 10.800 euro.

Perché proprio da sei mesi? Perché è la distanza che serve per attraversare le due cose che rovinano davvero un piano di investimento: un imprevisto grosso, come la perdita del lavoro o una spesa medica, e un mercato che scende e ci mette mesi a rialzarsi. Con sei mesi di respiro davanti, nessuna delle due vi costringe a vendere nel momento peggiore. E vendere nel momento peggiore è, statisticamente, il modo numero uno con cui i piccoli investitori perdono soldi.

Attenzione però a un equivoco. Riserva non vuol dire conto corrente. Sul conto corrente quei soldi rendono zero e l'inflazione se li mangia in silenzio, un po' come un secchio con un forellino sul fondo: sembra pieno, e intanto si svuota. La riserva va tenuta dove resta disponibile in pochi giorni ma nel frattempo lavora. Nel nostro portafoglio i 15.000 dollari messi da parte proprio per le correzioni sono parcheggiati in strumenti a brevissima scadenza che rendono circa il 4% all'anno. Sono raggiungibili quando servono, e intanto non stanno con le mani in mano.

E tutto il resto? Il resto va investito. La riserva serve a proteggere il piano, non a sostituirlo. Chi tiene metà del patrimonio liquido "per sicurezza" non si sta proteggendo, si sta solo togliendo dal gioco.

Questo è il punto di tutto il discorso: la liquidità non è l'assenza di una decisione. È una posizione a tutti gli effetti, e il suo rendimento non si misura in interessi. Si misura nel fatto che, il giorno in cui il mercato scende, voi siete tra quelli che possono comprare invece che tra quelli che devono solo resistere.

Indietro
Indietro

Week

Avanti
Avanti

BTCs