BTCs

Buongiorno ragazzi, come ogni giovedì, vi lasciamo l’analisi della settimana.
Questa settimana ci concentriamo su Bitcoin!!

In questa lettura imparerai cos’è bitcoin e tutto l’ecosistema che lo regge, oltre alla nostra analisi.

🏛 Tassi Fermi!

Ieri sera la Federal Reserve, cioè la banca centrale degli Stati Uniti, ha deciso di lasciare i tassi dove stanno: tra il 3,50% e il 3,75%. Nessuna sorpresa, era quello che tutti si aspettavano.

La notizia vera è un'altra, ed è come ci sono arrivati.

Dei dodici membri che votano, tre volevano alzare i tassi. Non è normale: di solito queste riunioni finiscono con tutti d'accordo. Il presidente Kevin Warsh, uscendo, ha raccontato che il confronto è stato «una vera lite di famiglia».

Il motivo del litigio è semplice. I prezzi in America salgono ancora più di quanto la Fed vorrebbe. L'obiettivo è il 2% all'anno, e l'inflazione sta sopra. In più il petrolio in questi giorni è tornato a correre per la guerra tra Stati Uniti e Iran, e quando il petrolio sale, dopo qualche mese sale tutto il resto: trasporti, spesa, bollette. Tre membri hanno detto che aspettare è un rischio. Gli altri nove hanno preferito guardare ancora un mese.

Alzare i tassi cosa vuol dire, in pratica? Vuol dire rendere più caro il denaro. Prestiti e mutui costano di più, quindi famiglie e aziende spendono meno, e se si compra meno i prezzi smettono di correre. È una medicina che funziona, ma rallenta l'economia: per questo si usa il meno possibile.

Cosa aspettarsi da qui in avanti

La prossima riunione è il 16 settembre, e sarà più importante di questa: tornano le previsioni ufficiali dei membri della Fed su dove vedono i tassi nei prossimi anni, un documento che questa volta non c'era.

Gli analisti che seguono la faccenda si aspettano in maggioranza che a settembre i tassi vengano alzati, e che possa essere il primo di tre piccoli aumenti. È un'attesa, non una certezza: prima di ieri il mercato dava un rialzo intorno al 34% di probabilità, mentre due settimane prima era al 12%. Sono numeri che si muovono in fretta.

C'è però una cosa nuova, e conviene saperla perché cambia le abitudini di tutti. Warsh ha detto chiaramente di non voler più annunciare in anticipo cosa farà la banca centrale, come si faceva prima. Le sue parole: non giudicate il percorso «su un periodo di 42 giorni, né sulla base di una singola riunione».

💡 Tradotto: da ora ogni riunione può finire in qualunque modo. Prima gli investitori potevano segnarsi sul calendario più o meno cosa sarebbe successo. Adesso no. E questo, da solo, rende i mercati più nervosi intorno a ogni data della Fed, anche quando poi non cambia niente.

Dove ci toccano i tassi, nel nostro portafoglio

Più di quanto sembri, perché i tassi sono il prezzo del denaro e quindi toccano tutto.

Nell'Intermedio abbiamo circa il 10% in obbligazioni brevi, cioè prestiti allo Stato americano che durano poco: sono lo strumento che segue i tassi più da vicino, e con tassi alti rendono di più. Poi c'è circa il 12% tra oro e argento, che invece storicamente soffrono quando i tassi salgono, perché chi tiene metalli non incassa nessun interesse mentre tenere liquidi comincia a rendere. Anche il Bitcoin, che pesa circa il 4%, tende a soffrire quando il denaro costa di più. E i 15.000 dollari di liquidità che teniamo da parte, oggi parcheggiati al 4%, con tassi alti restano un posto comodo dove aspettare.

Nessuno di questi è un motivo per muovere qualcosa oggi. Servono a capire una cosa sola: quando sentite dire "la Fed ha lasciato i tassi fermi" non è una notizia lontana da voi. È il prezzo del denaro, e il denaro sta dentro tutto quello che avete.

 

🩺 Quando lo Stato toglie la stampella

Oggi in America è successa una cosa di cui in Italia non parlerà nessuno. Vale la pena capirla lo stesso, perché dentro c'è un meccanismo che poi ritrovate ovunque, anche qui da noi.

Partiamo dalle parole, con calma.

Il Medicare è la sanità pubblica americana per chi ha più di 65 anni. Dentro il Medicare c'è una parte che si chiama Part D e serve a pagare le medicine, quelle che ritiri in farmacia. La differenza con l'Italia è che lo Stato americano quei piani non li gestisce da solo. Li fa vendere a delle compagnie assicurative private: l'anziano paga la sua quota all'assicurazione, e lo Stato ci mette il resto.

Nel 2025 il governo aveva aggiunto un aiuto in più. Un contributo temporaneo, nato per tenere basso il prezzo di quelle polizze mentre il sistema veniva riformato. Sono 3,6 miliardi di dollari solo quest'anno, quasi 10 miliardi in due anni.

Oggi è arrivato l'annuncio: quel contributo finisce con il 2026. Dal 2027 le assicurazioni se la vedono da sole, e le polizze per gli anziani americani costeranno di più.

Che c'entra tutto questo con chi investe dall'Italia?

C'entra, e il motivo è semplice. Quei 3,6 miliardi non finivano agli anziani. Finivano alle assicurazioni. Erano soldi pubblici che entravano ogni anno nei conti di aziende quotate in borsa e ne tenevano su una parte dei guadagni.

💡 Ecco la lezione, e non riguarda solo la sanità americana. Quando un'azienda guadagna grazie a un aiuto pubblico, quel guadagno non è suo: è dello Stato, e passa solo dalle sue casse. Finché l'aiuto c'è, i due casi sembrano identici, e nei conti non li distinguete. La differenza si vede in un giorno solo: quello in cui l'aiuto viene tolto.

Pensate agli incentivi per l'auto elettrica, o al superbonus per le case. Quando un intero settore va benissimo, la domanda da farsi è sempre la stessa: andrebbe altrettanto bene senza aiuti? Se la risposta è no, quello che state guardando non è un'azienda forte. È un'azienda sostenuta.

E noi, cosa abbiamo in portafoglio che viene toccato?

Qui c'è la parte più utile di tutte, e riguarda il modo di leggere le notizie.

A prima vista la notizia colpisce quattro società che abbiamo nell'Intermedio: CVS Health, Cigna, Elevance e Cencora. Quattro su quattro, da spaventarsi. Poi però le controlli una per una, e il quadro cambia del tutto:

  • Cigna il ramo Medicare l'ha venduto nel 2025 a un altro gruppo. Quel rubinetto non ce l'ha proprio più.

  • Elevance da questi piani si era già ritirata quasi del tutto da sola: era su 22 offerte nel 2025, oggi ne ha due.

  • Cencora le medicine le distribuisce, cioè le porta in farmacia. Le polizze non le vende.

Resta CVS Health, che le polizze le vende davvero, attraverso la sua Aetna, ed è una delle cinque compagnie che oggi coprono il 94% del mercato. Quindi sì, CVS è toccata. Nel nostro portafoglio Intermedio pesa circa l'1%. Ieri sera, sulla notizia, ha perso meno dell'uno per cento. La più esposta di tutte, Centene, che noi non abbiamo, ha lasciato sul terreno il 3%.

Una parola anche su Atai Beckley, di cui vi abbiamo parlato la settimana scorsa quando è volata del 30% sull'accordo con Eli Lilly. Non è in portafoglio, è un titolo che seguiamo. E da questa notizia non è toccata, per una ragione che vale la pena dire: un farmaco sul mercato ancora non ce l'ha. Non vende niente in farmacia, quindi non ha niente da farsi rimborsare. Il conto glielo presenterà semmai il futuro, il giorno in cui un suo farmaco verrà approvato e bisognerà decidere chi lo paga.

Quattro nomi che sembravano colpiti, uno solo colpito davvero, e per una fetta piccola del portafoglio.

Non è una notizia che ci fa fare qualcosa. È una notizia che ci insegna a controllare prima di spaventarci. Perché il mestiere non è reagire in fretta: è sapere quanto pesa davvero, per noi, quello che stiamo leggendo.

 

🤖 Due giganti, gli stessi conti, due destini opposti

Ieri sera, quando la borsa americana aveva già chiuso, due colossi hanno detto al mondo come stanno andando: Microsoft e Meta, cioè quella di Facebook e Instagram.

Stanno facendo la stessa cosa, tutte e due: spendere una quantità enorme di soldi per costruire l'intelligenza artificiale. Enormi capannoni pieni di computer che lavorano giorno e notte.

Il mercato però le ha trattate in modo opposto. Microsoft è salita del 7,3%. Meta è scesa. Stessa storia, giudizio rovesciato. Ed è proprio questo il pezzo interessante.

Microsoft, la promossa.

In tre mesi ha incassato 90 miliardi di dollari, cioè più dei 87 che tutti si aspettavano. La parte che è andata meglio è quella che affitta computer alle altre aziende, e che è cresciuta del 43% in un anno.

Poi ha detto una frase che nessuno si aspettava. Per costruire quei capannoni ha speso 41 miliardi in tre mesi, il 70% in più dell'anno prima, una montagna di soldi. Ma da qui in avanti, ha spiegato, non spenderà più di quanto aveva già promesso. È la prima dei giganti a dirlo.

Meta, la bocciata.

Meta ha incassato il 28% in più dell'anno scorso. Attenzione: è cresciuta perfino più di Microsoft. La pubblicità funziona, mostra più annunci e li fa pagare di più.

Solo che nello stesso periodo le sue spese sono cresciute del 55%. Il doppio degli incassi. E quando le spese corrono più veloci di quello che entra, alla fine dell'anno in tasca resta meno: il guadagno di Meta è calato del 14% rispetto a un anno prima. Ha anche annunciato che l'anno prossimo spenderà ancora di più.

Facciamo l'esempio del panificio, che è più chiaro di qualunque grafico.

Immaginate due panifici nella stessa via. Entrambi decidono di comprare un forno nuovo, grande e costosissimo.

Il primo lo compra, e dopo sei mesi vende talmente più pane che il forno si sta già ripagando. Il secondo lo compra, poi ne ordina un altro, e un altro ancora: di pane ne vende di più, sì, ma i forni gli costano più di quello che il pane gli rende, e a fine mese nel cassetto trova meno soldi di prima.

Sono due negozi che stanno facendo la stessa scommessa. Uno però ha già mostrato che funziona, l'altro deve ancora dimostrarlo. Microsoft è il primo panificio. Meta, per adesso, è il secondo.

💡 Da qui esce la cosa più utile di tutta la giornata, e vale per qualunque azienda guarderete d'ora in avanti: crescere e guadagnare non sono la stessa cosa. Sono due righe diverse, e in mezzo ci stanno le spese. Un'azienda può vendere il doppio dell'anno scorso e portare a casa meno di prima. Quando leggete che una società "è cresciuta", la domanda successiva è sempre una sola: sì, ma alla fine le è rimasto qualcosa?

Perché due aziende che non abbiamo muovono anche il nostro portafoglio

Per due motivi, entrambi semplici.

Il primo: quando Microsoft e Meta spendono, quei soldi diventano l'incasso di qualcun altro. Chi fabbrica i computer, chi tira i cavi, chi costruisce i capannoni, chi vende la corrente. Sono le stesse aziende di cui parlavamo con la storia dei tralicci in Georgia. Ecco perché quel "non spendo di più" di Microsoft è la frase più pesante di ieri sera: se il cliente più grande del mondo smette di aumentare gli ordini, tutta la fila dietro di lui prima o poi se ne accorge. Un trimestre non fa una tendenza, e Meta intanto sta facendo l'opposto. Ma è la riga da tenere d'occhio.

Il secondo: queste società sono così grandi che da sole spostano l'indice americano. E l'indice americano sta dentro quasi tutti gli ETF del mondo, compresi i nostri. Quindi quando si muovono loro, si muove un pezzetto del portafoglio di tutti. Anche del vostro.

E noi, cosa abbiamo che viene toccato?

  • Microsoft e Meta non le abbiamo, in nessuno dei due portafogli, come azioni singole. Nel Basic però ci sono dentro comunque: quel portafoglio contiene un ETF che compra le aziende più grandi del mondo, e loro due sono tra le prime della lista. Funziona così un ETF, e vale la pena saperlo.

  • Alphabet, cioè Google, è la nostra azione più pesante nell'Intermedio: circa il 3,8%. Fa lo stesso mestiere di affittare computer, quindi quel 43% di Microsoft è il voto con cui verrà confrontata la prossima volta.

  • Amazon pesa circa l'1,7% e racconta i suoi conti oggi. Anche per lei il numero che conta non è il negozio online, è la parte che affitta computer.

  • Cisco pesa circa l'1,2% e vende le macchine che collegano quei capannoni a internet. Vive di quella spesa, quindi le parole di Microsoft la riguardano molto.

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