Corto Circuito

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Ancora pace?

Intanto il petrolio scende, e non perché ce ne sia di più

Sullo sfondo si muove l'altra storia della settimana. Dopo la seconda notte consecutiva senza attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran, con Qatar, Oman e Pakistan che provano a riportare le due parti al tavolo, il greggio è scivolato sotto gli 80 dollari al barile, dopo aver già perso oltre il 6% ieri.

Il ragionamento da portarsi a casa è controintuitivo. Il prezzo del petrolio non dice quanto petrolio c'è, dice quanta paura c'è. Nelle settimane di tensione nessuno stava producendo meno greggio: il prezzo saliva perché il mercato metteva in conto la possibilità che si chiudesse lo Stretto di Hormuz. Quando quella possibilità si allontana, il prezzo scende con lei, anche se sul mercato fisico non è cambiato nulla. Si chiama premio al rischio geopolitico, ed è la parte di prezzo che paghi per l'incertezza, non per la merce. Per lo stesso motivo oggi è sceso anche l'oro, a poco più di 4.000 dollari l'oncia: meno paura, meno domanda di beni rifugio.

Per noi l'effetto è reale, molto più del crollo coreano: il blocco energia e materie prime pesa circa il 12% del portafoglio, con dentro Exxon, Shell, BP, TotalEnergies, Suncor, EOG e altri, e un petrolio più basso comprime i loro margini. È il rovescio esatto della medaglia dei mesi scorsi, quando la tensione li aveva spinti in alto. Chi tiene energia in portafoglio deve accettare entrambe le facce: è una posizione che ti protegge quando il mondo si complica e ti costa quando si calma. Non è un errore da correggere, è il prezzo dell'assicurazione.

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La Corea crolla del 10%

Seul perde il 10% e la borsa si ferma davvero

Stanotte la Borsa di Seul ha smesso di funzionare per qualche minuto. Il Kospi, l'indice principale della Corea del Sud, è arrivato a perdere oltre l'8% e ha fatto scattare il circuit breaker, cioè la sospensione automatica degli scambi. Riaperto, ha chiuso a 6.023,66 punti, meno 10,84% in una sola seduta. Samsung Electronics ha lasciato sul terreno il 13,39%, SK Hynix il 14,65%.

Le ragioni sono tre, e conviene tenerle separate perché pesano in modo diverso. La prima è il dubbio sull'intelligenza artificiale: gli investitori si stanno chiedendo se la spesa enorme in data center continuerà ai ritmi visti finora, e Samsung e SK Hynix vivono proprio di memorie HBM, i chip che alimentano quei data center. La seconda è la concorrenza cinese, che per ora resta concentrata sulla fascia bassa del mercato, ma il mercato non prezza il presente, prezza l'aspettativa. La terza è il calendario: entrambe pubblicano i conti a giorni, e quando c'è nervosismo molti preferiscono uscire prima del numero anziché scoprirlo insieme a tutti gli altri.

Qui però serve il grafico giusto, perché la parola crollo da sola inganna.

Guardatelo bene. Un anno fa il Kospi valeva 3.119 punti. Il 22 giugno ne valeva 9.114, quasi il triplo, trascinato esattamente dallo stesso entusiasmo per l'AI che oggi lo sta punendo. Dal massimo ha perso circa il 34%. Ma da inizio 2026 è ancora sopra del 40%. Chi era investito a gennaio, oggi, dopo il peggior giorno dell'anno, sta comunque guadagnando. Il titolo di giornale è il meno 10,84%. La storia vera è che una salita del 192% in undici mesi non era un premio garantito: era rischio, e il rischio ogni tanto presenta il conto.

E noi? Nel portafoglio FinanzAmille non c'è nessun produttore di chip comprato direttamente. L'esposizione esiste ma è indiretta, e arriva dentro un ETF, il VPL sul Pacifico, che ha Samsung all'8,9% e SK Hynix al 7,6%. Facendo il conto:

Circa 220 dollari su un portafoglio da poco più di 30.000. Con i cali di oggi fanno una trentina di dollari, cioè lo 0,10% del portafoglio. Un titolo perde

 

Circuit Breaker cos’è?

Cosa è davvero un circuit breaker

Oggi è successa una cosa che quasi nessuno ha mai visto dal vivo: una borsa nazionale ha spento gli scambi. Vale la pena capire come funziona, perché prima o poi la incontrerete di nuovo.

Il circuit breaker è una sospensione automatica che scatta quando l'indice supera una soglia di variazione. In Corea si attiva a meno 8% e ferma tutto per venti minuti. Negli Stati Uniti, sull'S&P 500, i livelli sono tre: meno 7% e meno 13% fermano il mercato per quindici minuti, meno 20% chiude la giornata. Sono regole nate dopo il lunedì nero del 1987 e riscritte dopo il flash crash del 2010.

A cosa serve, esattamente? Non a impedire che i prezzi scendano. Serve a interrompere un meccanismo preciso, la vendita che genera altra vendita. Nei crolli veloci partono ordini automatici, stop loss a catena, richieste di rientro per chi ha comprato a debito. Ogni vendita abbassa il prezzo, ogni prezzo più basso fa scattare la vendita successiva, e a un certo punto non sta più vendendo nessuno che abbia deciso di vendere: stanno vendendo le macchine e gli obblighi. Venti minuti di pausa spezzano l'automatismo e restituiscono l'unica cosa che in quei momenti manca a tutti, il tempo di pensare.

Ed è qui la lezione per chi investe con calma. Il circuit breaker è la prova, scritta dentro le regole del mercato, che perfino le borse riconoscono un fatto semplice: quando i prezzi si muovono troppo in fretta, le decisioni prese in quei minuti sono quasi sempre sbagliate. Le istituzioni si sono date per legge una pausa obbligatoria. Voi quella pausa ve la potete dare gratis, ogni volta che aprite l'app e vedete rosso.

Tre domande da farsi prima di toccare qualunque cosa, in una giornata come oggi.

È cambiata l'azienda o è cambiato solo il prezzo? Samsung stamattina produceva esattamente gli stessi chip di ieri sera. Quello che è cambiato è quanto la gente è disposta a pagarli oggi.

Quanto pesa davvero nel mio portafoglio? Il conto lo abbiamo fatto sopra: meno 15% su una posizione che vale lo 0,7% fa meno 0,10% sul totale. Prima di reagire a una notizia, moltiplicatela per il suo peso. Quasi sempre il risultato è più piccolo dell'emozione.

È cambiato il mio orizzonte? Se investite per i prossimi quindici anni, una seduta non è un dato, è rumore. Il grafico del Kospi qui sopra è la dimostrazione: il crollo di oggi, dentro dodici mesi, è un gradino su una scala che sale.

E notate una cosa: mentre l'Asia crollava sui chip, in Europa salivano lusso, auto e difesa, e Milano ha chiuso a meno 0,69%. Non è fortuna, è esattamente il motivo per cui si diversifica per settore e per area geografica. Non per guadagnare di più nei giorni buoni, ma per non dipendere da una sola storia nei giorni brutti. 🌍

Domani sera alle 20:00 parla la Fed di Kevin Warsh, e mercoledì e giovedì arrivano i conti di Microsoft, Meta, Apple e Amazon. Cioè la risposta vera alla domanda che oggi ha fatto crollare Seul: la spesa in AI continua o rallenta? Ne parliamo nella prossima.

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