Fiumi
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🚀 PORTAFOGLI FINANZAMILLE
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Buongiorno ragazzi, come ogni Giovedì vi condividiamo l’analisi della settimana.
Questa settimana andremo ad analizzare Vertiv! Buona lettura
🚀 Razzi o server?
Ieri SpaceX ha pubblicato i primi conti da quando è in borsa, e sono andati meglio del previsto: 7,8 miliardi di ricavi contro i 6,9 che si aspettava Wall Street, e una perdita di 9 centesimi per azione invece dei 26 temuti. Di solito, con numeri così, il titolo sale. Oggi invece perde quasi il 9% e viaggia intorno ai 114 dollari, contro i 135 del collocamento di giugno.
Il perché sta in una pagina che quasi nessuno apre: quella dove l'azienda è obbligata a raccontare come vanno le sue divisioni, una per una.
Le divisioni sono tre, e una sola guadagna. È Starlink, l'internet che arriva dal satellite: nel trimestre ha portato a casa 1.656 milioni ed è arrivata a 12 milioni di abbonati, il doppio di un anno fa. I razzi, quelli che danno il nome all'azienda, perdono 542 milioni. L'intelligenza artificiale ne perde 1.257.
Adesso guardate la metà destra del disegno, perché è lì che sta la notizia. Su 18,4 miliardi investiti nel trimestre, 15,8 sono finiti nell'intelligenza artificiale: l'86% del totale. Per ogni dollaro che va nei razzi, ne vanno tredici nei computer. E infatti a bilancio i server valgono ormai 34,8 miliardi, i satelliti 13,8: dentro "quella dei razzi" c'è più data center che spazio.
I soldi veri raccontano la stessa cosa. Nei primi sei mesi l'attività ne ha prodotti 3,5 miliardi e ne ha spesi 28,5 per costruire. La differenza, circa 25 miliardi, è uscita dai soldi della quotazione e da nuovo debito. Attenzione, non è un'azienda nei guai: in cassa ci sono 100 miliardi e i debiti importanti non scadono prima del 2031. Il punto è un altro: li sta spendendo in fretta, per un mestiere diverso da quello per cui in tanti pensavano di comprare.
E Musk? Alla sua prima chiamata con gli analisti ha detto una frase che vale la pena leggere due volte: «È difficile per la gente farsi entrare in testa questa cosa, ma non è escluso che a un certo punto Starlink fornisca la maggioranza di internet nel mondo». Sullo Starship ha aggiunto che «è difficile spiegare alla gente l'incredibile importanza» di quel razzo, e ha anticipato al 2030 l'obiettivo dei mille miliardi di ricavi. Tradotto: secondo lui il mercato non ha capito. Il mercato, per ora, ha risposto vendendo.
💡 La cosa da portarsi a casa. Quando un'azienda fa più mestieri insieme, il totale è una media, e la media nasconde sempre chi tira e chi pesa: qui una perdita finale piccola tiene dentro una divisione che guadagna 1,7 miliardi e una che ne perde 1,3. Cercate sempre la pagina dei segmenti, si chiama proprio così ed è obbligatoria per legge. E poi cercate la pagina dei soldi entrati e usciti davvero: un'azienda può sembrare quasi in pareggio e bruciare 25 miliardi di cassa nello stesso periodo. Sono due pagine dello stesso documento pubblico che chiunque può scaricare gratis.
SpaceX non è nei nostri portafogli, e domani è giovedì: è il giorno del lock-up di cui abbiamo parlato lunedì, quando 911,5 milioni di azioni diventano vendibili.
💧 Fiumi in secca, titoli fermi
In questi giorni in Europa sta succedendo una cosa che sembra uscita da un film. Il Danubio è sceso a 23 centimetri a Budapest, il livello più basso mai registrato, e dal fondo stanno riemergendo le navi da guerra affondate nel 1944 e quelli che sembrano resti di mammut, vicino a un villaggio della Bulgaria. Ma la parte che riguarda i vostri soldi non è quella dei mammut.
È questa: in Ungheria hanno dovuto fermare la centrale nucleare di Paks, per la prima volta in 44 anni di attività. Non per un guasto: perché non c'era abbastanza acqua nel fiume per raffreddarla. In Romania la marina ha fatto saltare con 180 chili di esplosivo una formazione di roccia, per far arrivare più acqua alla presa della centrale di Cernavoda.
Ecco il punto che quasi nessuno collega. L'acqua non è solo quella che beviamo: è energia. Una centrale nucleare senza acqua di raffreddamento si spegne. Una diga senza acqua non produce. E, cosa più recente, un data center senza raffreddamento non lavora: quei capannoni pieni di server che fanno girare l'intelligenza artificiale consumano, col metodo tradizionale, quantità d'acqua paragonabili a quelle di una cittadina.
Detto questo, arriva la domanda che ci fate sempre: quindi si comprano i titoli dell'acqua?
E qui succede una cosa che da sola vale la lettura di oggi. Provate ad andare a vedere cosa si compra davvero, quando uno dice "investo nell'acqua". Quello che trovate in borsa, praticamente tutto, si chiama Xylem, American Water Works, Pentair, Ecolab, Mueller Water. Sono tutte americane. Vendono acqua, tubi, valvole e impianti di depurazione agli Stati Uniti.
Rileggete le due righe qui sopra una dietro l'altra, perché il cortocircuito è già lì. Il fatto che vi ha colpito succede sul Danubio. Le aziende che potreste comprare incassano in Ohio e in Texas. Non è che siano brutte aziende: è che non c'entrano niente con la notizia che vi ha fatto venire voglia di comprarle. Il fiume ungherese in secca non cambia di un centesimo le bollette dell'acqua pagate in America.
"E allora compro un'azienda europea", direte. Il problema è che in Europa di aziende dell'acqua quotate ce ne sono pochissime, e soprattutto a chi vende acqua la siccità non fa guadagnare: fa perdere. Se il fiume è in secca, di acqua ne vendi di meno, non di più, e nel frattempo devi ripararti i guasti. È la cosa meno intuitiva di tutta questa storia, ed è anche la più logica se ci pensate due secondi.
I numeri lo confermano in pieno. Oggi, mentre l'Ungheria spegneva la centrale, i titoli dell'acqua non si sono mossi di niente: Xylem −0,35%, American Water Works −0,70%, Essential Utilities −0,46%, Mueller Water −0,90%. E allargando a tutto il 2026, cioè proprio l'anno di questa siccità, va anche peggio.
Guardate le prime due barre. Pentair e Energy Recovery hanno perso circa un terzo del loro valore da gennaio, e la seconda campa proprio di desalinizzazione, cioè della tecnologia che serve quando l'acqua dolce non basta più. Nell'anno della peggiore secca del Danubio a memoria d'uomo.
Chi invece da questa storia ci guadagna sul serio è Vertiv, di cui trovate l'analisi completa qui sotto: vende ai data center il raffreddamento a circuito chiuso, quello che fa girare sempre la stessa acqua invece di consumarne di nuova, e più l'acqua diventa un problema più quegli impianti si vendono. Da inizio anno fa +73,3%.
Attenzione a non prendere la lezione al contrario: non stiamo dicendo che il settore dell'acqua non vale niente. Stiamo dicendo che non si compra per una notizia di agosto. Chi lo compra sul serio lo fa per un motivo molto più noioso e molto più solido: negli Stati Uniti le tubature hanno tra i 45 e i 100 anni e vanno rifatte, e l'agenzia per l'ambiente americana stima un fabbisogno di 625 miliardi di dollari nei prossimi vent'anni solo per le infrastrutture idriche. Quello è un lavoro da vent'anni, non da un'estate calda.
💡 La cosa da portarsi a casa. Un tema vero non è automaticamente un buon investimento, e soprattutto la notizia forte e il titolo giusto quasi mai coincidono nel tempo. Prima di comprare qualcosa perché "se ne parla", fatevi tre domande in fila: questa azienda incassa davvero dove sta succedendo il fatto? Quel fatto le cambia i ricavi quest'anno, o è una cosa da dieci anni? E soprattutto: il mercato lo sa già? Perché se una notizia da prima pagina lascia il titolo fermo a mezzo punto percentuale, la risposta è quasi sempre sì.
Se il tema vi interessa davvero, la strada seria non è la notizia di agosto. È guardare chi vende la tecnologia per far bastare l'acqua che c'è, e guardarla quando non ne parla nessuno. Perché il vero spreco non è il rubinetto lasciato aperto: negli Stati Uniti ogni giorno si perdono 6,75 miliardi di galloni di acqua già potabilizzata, cioè già pagata e trattata, semplicemente perché le tubature sono vecchie e bucate. Ci sono aziende che campano di questo, ed eccole:
Mueller Water (MWA) fa valvole, idranti, contatori e, soprattutto, gli strumenti che trovano le perdite sotto l'asfalto e misurano lo stato delle tubature. Quando un Comune deve capire dove sta perdendo acqua, compra roba loro.
Xylem (XYL) è la più grande al mondo in questo mestiere, 9 miliardi di dollari di ricavi: pompe, depurazione e impianti per riutilizzare l'acqua reflua invece di buttarla.
Ecolab (ECL), 16 miliardi di ricavi, lavora dentro le fabbriche: aiuta le aziende a far girare più volte la stessa acqua nei processi industriali, invece di prelevarne sempre di nuova.
Energy Recovery (ERII) ha una specialità sola: rendere meno costosa la desalinizzazione, cioè trasformare l'acqua di mare in acqua dolce, recuperando l'energia dell'impianto invece di sprecarla.
Veralto (VLTO) costruisce gli strumenti che misurano la qualità dell'acqua, che è il passo che viene prima di tutti gli altri: senza misura non sai neanche quanto stai perdendo.
Non è una lista della spesa e non stiamo dicendo di comprarle: alcune di queste, come avete visto nel grafico, quest'anno hanno perso un terzo del valore. È l'elenco dei mestieri che vale la pena studiare se il tema vi interessa sul serio, invece di comprare "l'acqua" perché il Danubio fa notizia.
Nei nostri portafogli modello, quello Basic e quello Intermedio, di titoli dell'acqua non ce ne sono. Ma il tema per noi non nasce oggi: ad aprile, in live, Amedeo ha raccontato le aziende dell'acqua che ha nel suo portafoglio personale, e a chi ci ha scritto chiedendo come si comprano abbiamo indicato due ETF di settore. Il 2 giugno l'analisi del martedì era su American Water Works, e abbiamo una scheda dedicata al perché il settore ci interessa. Quello che non facciamo è comprarlo oggi perché è uscita la notizia.
🔎 Perché quell'ETF non lo trovi
Capita spesso: sentite nominare un ETF americano, andate sul vostro broker per comprarlo, e semplicemente non c'è. Non è un difetto dell'app e non avete sbagliato a scrivere il codice.
È una regola europea. Dal 2018, prima di vendervi un fondo o un ETF, chi lo emette deve preparare un documento informativo standard di poche pagine, che spiega costi e rischi in modo confrontabile. Serve a proteggere chi compra.
Gli emittenti americani quel documento non lo preparano, perché la legge americana non glielo chiede. Risultato: senza quel foglio il vostro broker non ve lo può vendere, e quindi nella lista non compare proprio.
Attenzione a non fraintendere: non è una tassa e non è un divieto rivolto a voi. È un obbligo che ricade su chi vende. Tanto è vero che gli investitori professionali quegli stessi ETF li comprano senza problemi.
La soluzione è più semplice di quanto sembri: quasi ogni ETF americano famoso ha un gemello europeo, che segue lo stesso indice e ha le carte in regola. Li riconoscete dal codice ISIN, quello che identifica il prodotto: se comincia per US non lo comprate, se comincia per IE (Irlanda) o LU (Lussemburgo) sì.
Un esempio capitato a noi. Ad aprile un'abbonata ci ha chiesto quali ETF sull'acqua si potevano comprare, e le avevamo passato due codici americani. Non li trovava sul suo broker, ed è esattamente questo il motivo. Il gemello europeo esiste e si chiama iShares Global Water, ISIN IE00B1TXK627: dentro ha le 50 maggiori aziende dell'acqua quotate al mondo e costa lo 0,65% all'anno.
💡 La cosa da portarsi a casa. Prima di mettervi a cercare un ETF di cui avete sentito parlare, guardate le prime due lettere del suo codice ISIN. Vi dicono subito se lo potete comprare, e vi risparmiano dieci minuti di ricerche a vuoto.