Cinque
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🏭 Le fabbriche corrono, le case aspettano
Ieri sono usciti i due dati che vi avevamo annunciato lunedì, e hanno preso due strade opposte.
Il primo è il sondaggio che la Fed di New York fa ogni mese fra le fabbriche del suo stato. Noi vi avevamo scritto che il mercato lo aspettava a 10,2. È uscito a 20,6, più del doppio, il valore più alto dal 2022. Funziona così: sopra lo zero le fabbriche stanno crescendo, sotto lo zero si stanno restringendo. A luglio era 15,6, quindi non solo va bene, va meglio di prima. 📈
Dentro il sondaggio c'è un dettaglio che ci interessa più del numero grosso. La voce che misura quanta gente le fabbriche stanno assumendo è salita a 11,4, il valore più alto da dicembre 2022. E sono sei mesi di fila che crescono insieme le assunzioni e le ore lavorate. Un indice che sale può essere umore. Sei mesi di persone assunte davvero sono un'altra cosa.
Il secondo è l'umore dei costruttori di case americani, e lì la festa non c'è. L'indice è a 35, su di un punto rispetto a luglio, esattamente dove ce lo aspettavamo. Sotto 50 vuol dire che i costruttori pessimisti sono più di quelli ottimisti, ed è lì che stanno inchiodati da mesi.
Guardate la colonna arancione del grafico, l'ultima del riquadro di destra. Le vendite di oggi salgono a 39 e le aspettative per i prossimi sei mesi tengono a 43, ma la gente che entra a vedere una casa è ferma a 23. Chi vende sta bene, chi dovrebbe comprare non si presenta.
E allora i costruttori fanno l'unica cosa che possono fare: tagliano il prezzo. Ad agosto il 35% di loro ha scontato le case, con un ribasso medio del 6%, e siamo al sedicesimo mese di fila in cui almeno un costruttore su tre lo fa. Non è una svendita disperata, è un mestiere che si è adattato: con i mutui dove sono, il prezzo sul cartello non basta più.
Mettiamoci accanto le altre due cose che vi abbiamo raccontato ieri. Le vendite al dettaglio di luglio sono a meno 0,6% contro un più 0,1% atteso, e la fiducia delle famiglie americane è scesa a 51. Il quadro diventa leggibile: le fabbriche vanno, le famiglie si sono sedute. ⚖️
C'è però un modo diverso di leggere questi due dati insieme. Un'economia che va a due velocità sembra un difetto, e invece è la fotografia normale di quando i tassi sono alti e non sono ancora scesi. Chi produce va avanti, chi compra a debito aspetta. E quel costruttore che sconta il 6% sta di fatto pagando lui una parte della rata più alta al posto vostro. Se davvero dovesse succedere il peggio, cioè che tutti smettono di comprare case, quel 6% diventerebbe 10 e poi 15, perché una casa costruita va venduta. Il potere si sposta, non svanisce. 🏠
Domani si capisce chi vince. Mercoledì alle 20 italiane escono i verbali della riunione della Fed di fine luglio, quella finita con un voto di 9 a 3 dove tre membri volevano alzare i tassi. Un dato sulle fabbriche così forte dà argomenti a quei tre, uno sui consumi così debole li toglie. Ad agosto il mercato ha cambiato idea più volte su cosa farà la Fed a settembre. A inizio mese dava per quasi certo un rialzo, poi ci ha creduto sempre meno. In questi giorni le stime che girano vanno dal 30% al 50% a seconda di chi le fa, e non ve ne diamo una perché non sarebbe onesto: quando le stime litigano così, l'unica cosa vera è che nessuno lo sa. I verbali servono a capire quanto quei tre erano vicini a convincere gli altri.
Mercoledì, insieme ai verbali, arriva anche l'altra cosa che vi avevamo segnalato lunedì. Entrano in vigore i dazi americani al 50% su circa 20 miliardi di dollari l'anno di merci canadesi, dai latticini all'elettronica ai materiali da costruzione. Restano fuori energia, pesce e minerali critici. Ne parliamo giovedì, quando si vedrà su cosa hanno morso.
E una cosa che esce stamattina ma che vi raccontiamo domani, perché arriva dopo che questa mail è partita. Alle 14:30 italiane si scopre quante case nuove si è cominciato a costruire in America a luglio. Attese 1,390 milioni, dalle 1,427 del mese prima.
⚡ Nvidia si compra la corrente
Ieri Nvidia ha fatto una cosa che due anni fa non avrebbe avuto senso: ha messo 1,5 miliardi di dollari in una società che produce energia elettrica.
La società è SB Energy, del gruppo giapponese SoftBank. In cambio Nvidia si è assicurata terreno e corrente in un campus in Ohio, dove verrà costruito un centro di calcolo per OpenAI, quelli di ChatGPT. Si parte con 4,25 gigawatt di potenza elettrica e c'è l'opzione per arrivare a 8. Il centro lo costruisce e lo gestisce SB Energy, che lo affitta a OpenAI per vent'anni. Intorno, SoftBank e SB Energy hanno promesso almeno 10 gigawatt di produzione elettrica nuova e 4,2 miliardi di dollari nella rete elettrica dell'Ohio.
Il problema è che «otto gigawatt» non dice niente a nessuno. Quindi lo abbiamo tradotto.
Un solo campus, se verrà finito e girerà a pieno, vuole quasi un quarto di tutta l'elettricità che l'Italia consuma in un anno. Non un quarto di quella dei centri di calcolo italiani, ma di quella di tutta l'Italia: case, fabbriche, treni e semafori compresi. 🔌
Quel «se» è voluto. La prima fase è di 4,25 gigawatt e c'è la firma; gli 8 gigawatt pieni sono un'opzione, cioè un diritto di comprare più corrente che Nvidia può esercitare o non esercitare. La barra arancione del grafico è quello che potrebbe diventare, non quello che è.
E qui sta la ragione per cui la notizia riguarda anche voi. Per tre anni la corsa all'intelligenza artificiale si è raccontata come una gara a chi compra più schede grafiche. Adesso le schede grafiche ce le hanno tutti, e quello che manca è banale e pesantissimo: la corrente per accenderle e un posto dove metterle. Chi produce energia, chi costruisce reti, chi fa turbine e cavi si trova un cliente nuovo che non tira sul prezzo. 🏗️
C'è però una cosa che non ci convince, e ve la diciamo perché sarebbe comodo non dirla. Nvidia sta mettendo soldi propri nei clienti che poi useranno i suoi chip: finanzia chi la fa fatturare.
E l'1,5 miliardi dell'Ohio è il pezzo piccolo. 💰 Il 10 agosto, e questa è una notizia che non vi avevamo raccontato, Nvidia ha firmato con sei grandi gestori di patrimoni per mettere in campo oltre 500 miliardi di dollari. Sono Apollo, BlackRock, Blackstone, Brookfield, Goldman Sachs e KKR, e quei soldi servono a prestarli a chi costruisce centri di calcolo e compra i chip di Nvidia.
La parte che conta è come li ha convinti. Nvidia garantisce fino al 25% del valore che i suoi chip avranno alla fine del prestito, contratto per contratto. In pratica dice a chi presta i soldi: se fra qualche anno queste schede non valgono niente, una parte della perdita la copro io.
Non è illegale e non è nemmeno strano in un settore che cresce così. Ma vuol dire due cose. La prima è che una parte di quella domanda enorme è domanda che Nvidia si è pagata da sola. La seconda è che una parte del rischio è tornata sul suo bilancio, invece di restare su quello dei clienti. Il 9 agosto vi avevamo raccontato che SpaceX ha deciso di comprare solo chip Nvidia: allora sembrava un cliente conquistato, e in parte è un cliente finanziato.
Quando il 26 agosto Nvidia pubblicherà i conti degli ultimi tre mesi, la trimestrale, è questa la cosa da guardare, più del fatturato.
Nvidia non è in nessuno dei nostri due portafogli. Sul lato energia e reti, il portafoglio Intermedio ha Atmos Energy allo 0,67% ed Enbridge allo 0,56%. Sono due posizioni piccole: su questo tema ci abbiamo dentro pochissimo, e preferiamo dirlo.
🚁 La cena arriva dal cielo
Sempre ieri, Uber e Zipline hanno annunciato che porteranno le consegne di Uber Eats con i droni negli Stati Uniti. Le prime entro la fine di quest'anno, in cinque o dieci minuti, in alcune città. L'obiettivo dichiarato è un milione di consegne al giorno entro la fine del 2029. 📦
Detta così sembra una di quelle notizie simpatiche che durano un giorno. Vale la pena guardarci dentro, perché Zipline non è una start-up di ieri e la storia è più solida di quanto sembri.
Dove ha imparato il mestiere. 🩸 Zipline è nata nel 2014 e ha cominciato a volare in Rwanda alla fine del 2016. Non portava la cena: portava il sangue agli ospedali di campagna. Oggi consegna il 75% delle scorte di sangue del Rwanda fuori dalla capitale, a più di 800 strutture sanitarie. Uno studio dell'Università della Pennsylvania ha misurato cosa è cambiato negli ospedali serviti: le morti delle donne per emorragia dopo il parto sono calate dell'88%. Quello che prima arrivava in ore o giorni arriva in trenta o quaranta minuti. In totale l'azienda ha fatto 2,7 milioni di consegne per oltre 20 milioni di oggetti, in quattro continenti, e l'ultima volta che ha raccolto soldi è stata valutata 7,6 miliardi di dollari.
Non ve lo raccontiamo per commuovervi. Ve lo raccontiamo perché dieci anni di voli sopra il Rwanda sono la ragione per cui adesso può promettere una consegna in America in cinque minuti: la macchina ha già volato, e ha già rotto e riparato tutto quello che c'era da rompere.
Come funziona, in due modi diversi. Il modello vecchio parte da una catapulta, ha le ali fisse come un aeroplanino, e il pacco lo butta giù col paracadute: copre circa 190 chilometri fra andata e ritorno, e serve per portare medicine dove non ci sono strade. Il modello nuovo, in servizio dal gennaio 2025, è quello che userà Uber Eats: resta fermo in aria a novanta metri di altezza e cala l'ordine con un piccolo robot appeso a un cavo, con una precisione da piatto sul tavolo. Nessuno vi passa un drone sopra la testa, e nessuno vi mette un elicottero in giardino.
E qui arriva la parte che riguarda il vostro portafoglio, senza che ce ne siamo accorti. Uber e Zipline non sono sole, e non stanno nemmeno vincendo. Il vero primo della classe oggi è Wing, che è di Alphabet, cioè di Google: con Walmart sta portando le consegne aeree in altri 150 negozi quest'anno, per arrivare a 270 punti entro la fine del 2027, e copre già più di 40 milioni di americani. Anche DoorDash ha aperto la sua compagnia aerea, e Amazon ci prova da anni.
Il risultato è che questa storia ce l'abbiamo già in casa, e non perché siamo stati bravi. 🔧 Nel portafoglio Intermedio Alphabet pesa il 3,29% ed è la nostra posizione singola più grossa fra le azioni di crescita, e Amazon pesa l'1,66%. Le abbiamo comprate per la pubblicità e per il commercio online, e ci siamo ritrovati dentro anche i droni. Uber non è in nessuno dei due portafogli. Questa è una delle cose che le grandi aziende fanno e che nessuno vi racconta: comprate una cosa e ne ricevete cinque.
La cautela, perché serve. «Un milione di consegne al giorno entro il 2029» è una promessa con una data, e in questo settore le date si sono già allungate una volta in modo clamoroso. Nel dicembre 2013 Jeff Bezos annunciò in televisione le consegne di Amazon con i droni in trenta minuti, e disse che sperava di avere la flotta in volo entro il 2015. Dieci anni dopo Amazon consegnava con i droni in due mercati piccoli. Quando un'azienda vi dà un numero grosso e una data lontana, il numero è marketing e la data è una speranza: quello che conta è la riga piccola, cioè che le prime consegne partono entro la fine di quest'anno. Quella si può verificare a dicembre.
IL GRANDE BLOCCO 🧱
🇨🇳 La Cina rischia di mancare il suo obiettivo di crescita del 4,5/5% per quest'anno, con i dati di luglio tutti sotto le attese. I consumatori tengono il portafoglio chiuso 📉: vendite al dettaglio +0,6%, meno della metà del previsto. Anche gli investimenti in edifici, strade e macchinari calano (-6,7% da inizio anno), ma il colpo vero arriva dalla produzione industriale, lo storico motore dell'economia, cresciuta solo del 4,5%, in frenata rispetto a giugno.
I funzionari incolpano caldo e piogge, ma ammettono che la domanda è debole.
🏠 Il cuore del problema è ancora l'immobiliare: gran parte della ricchezza cinese è nel mattone, quindi quando le case perdono valore la gente smette di spendere.
I prezzi delle nuove case sono -3,2% sull'anno e la spesa dei costruttori è crollata di quasi il 20%. In più, gli incentivi statali alla rottamazione di auto ed elettrodomestici 🚗 si stanno esaurendo: attivi dal 2024, ormai quasi tutti hanno già comprato.
📈 Il paradosso è la Borsa: l'indice tech Star 50 di Shanghai vola (+30% quest'anno), con un rapporto prezzo/utili oltre 150 💰 — contro il 35 del Nasdaq americano.
Il motivo? Con l'immobiliare in crisi, i risparmi dei cittadini cercano un rifugio e finiscono nel tech. Ma è una scommessa ⚠️: se le ambizioni tecnologiche cinesi deludono, quelle valutazioni gonfiate hanno moltissima strada da fare all'ingiù.
🏠 Comprare o affittare: la risposta è un numero di anni
Il primo pezzo di oggi raccontava dei costruttori americani che scontano le case perché nessuno entra a vederle. Ribaltiamolo, e mettiamolo dalla parte di chi deve decidere. È la domanda che ci fate più spesso di tutte: conviene comprare casa o stare in affitto?
La risposta che circola in Italia è sempre la stessa, e la conoscete: l'affitto sono soldi buttati. Oggi proviamo a farci un conto vero, con i numeri di adesso.
Partiamo da una casa da 200.000 euro, con 40.000 di anticipo e un mutuo da 160.000 in 25 anni. Il tasso lo prendiamo da Banca d'Italia, che ogni mese pubblica quello davvero applicato ai mutui nuovi: a giugno era il 3,50%. Viene una rata di 801 euro al mese.
Prima cosa, quella che sull'annuncio non è scritta.
Alla fine dei 25 anni, per quella casa da 200.000 euro ne avrete spesi 340.299. Gli interessi alla banca sono 80.299, la manutenzione ne mangia altri 50.000, e poi ci sono notaio, imposte e agenzia all'inizio. Il numero sul cartello è meno di due terzi della spesa vera. 💡
Adesso l'altra metà del ragionamento. Chi affitta non butta i soldi dalla finestra: paga per abitare, e nel frattempo i 40.000 euro dell'anticipo restano suoi, e possono lavorare da qualche parte.
Allora abbiamo confrontato le due strade guardando solo i soldi che non tornano più. Perché la rata del mutuo non è tutta un costo: una parte ripaga il debito e diventa casa vostra, un pezzo di muro alla volta. Quella non è persa. Persi sono gli interessi, la manutenzione, le spese dell'atto, e il guadagno che quei 40.000 euro dell'anticipo avrebbero potuto fare se fossero rimasti investiti invece di finire nel muro. Dall'altra parte, i soldi che non tornano sono gli affitti pagati.
Il risultato è un numero, e sono cinque anni. 🗓️ Prima del quinto anno affittare costa meno, dopo il quinto anno comprare costa meno, e più andate avanti più la differenza si allarga. Al quindicesimo anno chi ha comprato ha lasciato per strada oltre 60.000 euro in meno di chi ha affittato, e in più ha una casa.
Quindi la domanda giusta non è «conviene comprare». La domanda giusta è: per quanti anni ci resto? Se cambiate città ogni tre anni, comprare vi costa di più e vi lega le mani. Se ci abiterete dieci o vent'anni, comprare vince e vince largo.
Tre avvertenze oneste, perché quel cinque non è una legge di natura.
La prima: cambia con i numeri di partenza. Abbiamo usato un affitto di 900 euro al mese, che è quello che corrisponde ai rendimenti di Milano, la città dove affittare costa meno rispetto al prezzo delle case. In una città dove gli affitti sono più cari rispetto al valore degli immobili il pareggio arriva prima. Se i tassi dei mutui salgono, arriva dopo.
La seconda è la più importante, e riguarda un pezzo del ragionamento che vi abbiamo chiesto di accettare. 📉 Abbiamo detto che la parte di rata che ripaga il debito non è persa perché diventa casa vostra. Questo è vero se la casa mantiene il suo valore. Se il giorno in cui vendete quella casa vale meno di quando l'avete comprata, una parte di quei soldi è persa anche lei, e il pareggio si sposta in avanti. Non è una possibilità teorica. È quello che sta succedendo negli Stati Uniti in questo momento: i costruttori del primo pezzo scontano le case nuove del 6%, e chi ha comprato l'anno scorso quel 6% lo ha già perso. In Italia i prezzi stanno salendo di circa il 3% l'anno, quindi oggi il vento va nell'altra direzione. Ma su venticinque anni di vento non se ne conosce nessuno.
La terza. 🏨 Nel mondo c'è un settore che vive di immobili e che ha deciso di non possederli: le grandi catene di alberghi. Marriott ha oltre novemila hotel col suo nome sopra e ne possiede meno dell'1%. Hilton ne ha in proprietà 46 in tutto, e circa il 90% dei suoi alberghi sono di altri. Mettono il marchio, il sistema di prenotazioni e la gestione, e il mattone lo lasciano a qualcun altro: la maggior parte di quello che incassano sono commissioni, non affitti. Lo fanno perché possedere un edificio immobilizza una montagna di soldi e li lega a un posto solo. Chi fa questo di mestiere ha fatto un conto simile al nostro, e ha scelto di non comprare.
Marriott e Hilton non sono in nessuno dei nostri due portafogli, e non le stiamo proponendo: le abbiamo tirate in mezzo solo perché sono l'esempio più grosso al mondo di questo ragionamento.
Non stiamo dicendo di non comprare casa. Stiamo dicendo che comprare casa è una scelta con un conto sotto, non un dovere, e che quel conto si può fare in dieci minuti su un foglio prima di firmare per venticinque anni.
Se volete l'Euribor, cioè l'indice che muove la rata dei mutui a tasso variabile, ne abbiamo parlato mercoledì 13 agosto insieme alle bollette: da allora è salito ancora un po'.
I numeri di questo pezzo. Il tasso medio dei mutui esce ogni mese da Banca d'Italia in «Banche e moneta: serie nazionali». I rendimenti degli affitti città per città sono di idealista, e i dati sugli alberghi vengono dalle guide sulla proprietà delle catene.
La manutenzione all'1% l'anno, i costi dell'atto, la crescita dei canoni d'affitto e il rendimento dell'anticipo sono stime nostre e non dati, e stanno dichiarate sotto i grafici. Cambiano molto da casa a casa: se avete i vostri numeri veri, il conto va rifatto con quelli.