Lock-up
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🌍Aggiornamenti Geopolitici
La giornata l'ha decisa una telefonata. Trump ha annunciato di aver fermato i raid contro l'Iran, un attacco che secondo le sue parole sarebbe stato il più grande dalla Seconda guerra mondiale, dopo le pressioni di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati, con una chiamata diretta del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. La Casa Bianca ha parlato di negoziati ripresi, nucleare compreso, e di un'intesa sullo Stretto di Hormuz. Attenzione però a un dettaglio che quasi nessun titolo riporta e che invece cambia il peso della notizia: Teheran ha smentito, il portavoce degli Esteri iraniano ha detto che in questo momento non ci sono trattative in corso con gli Stati Uniti. I mercati hanno creduto alla prima versione, e infatti il petrolio è sceso di oltre il 6%. Sullo sfondo resta tutto acceso: gli Houthi tengono il blocco dichiarato il 20 luglio sui porti sauditi del Mar Rosso, tanto che la Cina ha aperto un canale diretto con loro per far passare le proprie petroliere, e in Ucraina la giornata ha portato attacchi incrociati con almeno quattordici morti, tra cui sei civili su una spiaggia affollata nel sud della Russia. 💡 La lezione è la stessa di sempre: il mercato non prezza i fatti, prezza le aspettative sui fatti. Oggi ha comprato l'annuncio di una trattativa che una delle due parti dice di non aver mai iniziato.
🔌 Prysmian compra un'azienda americana. E il mercato la punisce.
Stamattina Prysmian, il gruppo italiano dei cavi, ha annunciato l'acquisto dell'americana Atkore per 95 dollari ad azione, tutti in contanti. Venerdì Atkore in borsa ne valeva circa 73: Prysmian ha quindi messo sul piatto il 30% in più del prezzo di mercato. Il valore complessivo dell'operazione è di 3,8 miliardi di dollari, cioè 3,3 miliardi di euro. È la terza compra americana in due anni, dopo Encore Wire nel 2024 e Channell nel 2025, e serve a un motivo preciso: Atkore fabbrica i tubi, le canaline e i quadri che tengono insieme un impianto elettrico, cioè esattamente la roba che serve per costruire i data center dell'intelligenza artificiale di cui vi parliamo da settimane. Insieme faranno 22,1 miliardi di dollari di ricavi.
Ottima notizia, verrebbe da dire. Il titolo Prysmian ha chiuso a meno 3,15%.
Questa è una cosa che succede quasi sempre e che disorienta chi la vede la prima volta: quando due aziende si sposano, quella comprata sale e quella che compra scende. Il motivo è più semplice di quanto sembri. Chi viene comprato incassa oggi un prezzo più alto di quello di mercato, e sono soldi certi. Chi compra paga oggi soldi certi in cambio di vantaggi futuri e incerti. Il mercato, davanti a un'operazione, non si chiede tanto cosa hai comprato: si chiede quanto l'hai pagata e con che soldi.
E qui stanno i due numeri veri della giornata, che nei titoli non trovate.
Il primo dice che Prysmian ha comprato bene. Ha pagato 9,8 volte i guadagni operativi di Atkore, che è il modo con cui si misura il prezzo di un'azienda intera: grosso modo quanti anni di guadagno servono per ripagare quello che hai speso. Prysmian stessa, in borsa, ne vale 14,7. Tradotto: ha comprato qualcosa che costa meno di quanto costa lei. Se le sinergie promesse arriveranno, cioè i 150 milioni di dollari l'anno entro tre anni tra maggiori ricavi e minori costi, il conto scende a 7,1.
Il secondo numero spiega il meno 3%. Il direttore finanziario ha detto che circa il 60% dell'operazione sarà finanziato a debito. Non è una notizia drammatica, il gruppo resta con i conti in ordine, ma vuol dire che i 3,8 miliardi non escono da un salvadanaio pieno: una buona parte se li fa prestare, e li restituirà con gli interessi negli anni prossimi. E qui torna la domanda che vi abbiamo lasciato ieri parlando della cassa di Amazon, perché funziona identica: questa uscita, quando torna indietro e da dove? Prysmian una risposta ce l'ha, ed è il perché ha comprato proprio Atkore. Ma è una risposta che va verificata tra tre anni, non oggi.
💡 La cosa da portarsi a casa vale ben oltre Prysmian: le sinergie sono una promessa, il debito è un fatto. Il primo si vede subito nel bilancio, le seconde solo se il piano funziona. Ecco perché il mercato, di fronte a un'acquisizione, quasi sempre applaude chi vende e mette in punizione chi compra, anche quando l'affare è buono. L'operazione, per inciso, non è ancora chiusa: serve il via libera degli azionisti di Atkore e delle autorità della concorrenza, ed è attesa entro fine anno.
🎮 GameStop cancella 1,4 miliardi di debito senza tirare fuori un euro. Il conto lo pagano gli azionisti.
Stamattina GameStop, la catena americana di videogiochi diventata famosa nel 2021 per la rivolta dei piccoli investitori, ha annunciato un'operazione che sembra magia e non lo è: ha convinto alcuni creditori a scambiare 1,4 miliardi di dollari di obbligazioni con azioni.
Facciamo un passo indietro sui termini, perché qui sta tutto. Un'obbligazione è un prestito: voi date soldi all'azienda, lei ve li restituisce a una certa data. Un'obbligazione convertibile ha una clausola in più: invece dei soldi indietro potete chiedere azioni. GameStop ne aveva emesse due tranche con scadenza 2030 e 2032, e con una particolarità che vale la pena notare, una cedola dello 0,00%, cioè non pagava nemmeno un interesse a chi le aveva comprate. Oggi ha proposto ai possessori di 400 milioni di titoli 2030 e di un miliardo di titoli 2032 di fare il cambio subito, in anticipo.
Il risultato per l'azienda è ottimo e va detto: il debito a lungo termine scende di 1,4 miliardi senza che dalle casse esca un solo dollaro. Restano fuori circa 1,1 miliardi di obbligazioni 2030 e 1,7 miliardi di 2032. Lo scambio dovrebbe chiudersi intorno al 23 settembre.
Il titolo però è sceso. E il motivo è la parola più importante che un piccolo investitore possa imparare: diluizione.
Immaginate una torta divisa in dieci fette e di averne una. Avete il 10% della torta. Ora la torta viene tagliata in venti fette e la vostra resta una sola: la torta è identica, la vostra fetta è la stessa, ma adesso possedete il 5%. Non avete venduto niente e non avete fatto niente di sbagliato. Semplicemente sono comparse altre fette. Quando un'azienda crea azioni nuove, la quota di tutti gli altri si assottiglia, e con essa la parte di utili futuri e di voto che vi spetta.
💡 La lezione è che il debito non sparisce mai, cambia soltanto chi lo paga. Qui GameStop lo toglie dal bilancio e lo trasferisce agli azionisti sotto forma di quota più piccola. Non è una truffa, è un'operazione legittima e per certi versi sensata: meno debito vuol dire meno fragilità se le cose vanno male. Ma quando leggete "azienda taglia il debito di 1,4 miliardi" la domanda da farsi è sempre una sola: con quali soldi, e di chi erano. In questo caso non erano soldi, erano fette di torta. E c'è un dettaglio che rende il caso ancora più istruttivo: quante azioni verranno create esattamente non si sa ancora, perché il numero dipenderà dal prezzo medio del titolo nei 35 giorni a partire da oggi. Chi ha comprato stamattina non conosce ancora la dimensione della propria fetta.
💊 Il matrimonio farmaceutico da 400 miliardi.
Bloomberg ha rivelato che AstraZeneca e Bristol Myers Squibb hanno discusso di fondersi. Sarebbe un'azienda da quasi 400 miliardi di dollari, una delle più grandi operazioni nella storia del settore farmaceutico: AstraZeneca oggi ne vale 264, Bristol Myers 133.
Ora leggete con attenzione le due parole che cambiano tutto: colloqui in fase iniziale. Nessun accordo firmato, nessun prezzo, nessuna data. Le due aziende non hanno commentato, e le fonti dicono che la trattativa potrebbe non arrivare da nessuna parte.
Eppure il mercato si è mosso eccome. AstraZeneca ha perso fino al 7%, Bristol Myers ha guadagnato circa il 6% prima dell'apertura americana.
Se avete letto il blocco su Prysmian riconoscete lo schema, ed è la conferma che non era un caso italiano: chi compra scende, chi viene comprato sale. Ma qui c'è un ingrediente in più, e rende la storia molto più interessante. Prysmian aveva un accordo firmato, un prezzo, un piano. Qui non c'è niente di tutto questo, e il mercato ha comunque spostato decine di miliardi di valore in poche ore. Gli analisti di Jefferies hanno scritto di essere "un po' perplessi", perché AstraZeneca cresce bene da sola e non si capisce che problema risolverebbe comprando un concorrente.
💡 Ed è qui la cosa da portarsi a casa, che vale ogni volta che leggerete "indiscrezioni su una possibile fusione": il mercato non prezza le fusioni, prezza la probabilità che avvengano. Sono due mestieri diversi. Comprare un titolo perché "si dice che" significa scommettere non sul valore di un'azienda, ma sul fatto che una trattativa riservata, di cui non conoscete né i termini né le condizioni né il prezzo, vada a buon fine. È una delle scommesse più rischiose che esistano, e ha un modo caratteristico di finire male: se la fusione salta, il titolo comprato restituisce tutto il guadagno in una sola seduta. Non serve che accada niente di brutto all'azienda. Basta che non accada niente.
🚀 Giovedì SpaceX affronta la scadenza del lock-up.
SpaceX si è quotata in borsa il 12 giugno a 135 dollari per azione, collocandone circa 629 milioni. È stata l'operazione dell'anno. Il titolo è volato oltre i 200 dollari in pochi giorni, poi ha cominciato a scendere e a fine luglio trattava intorno ai 115 dollari, sotto il prezzo di collocamento. Chi ha comprato il primo giorno, oggi è in perdita.
Questa settimana ci sono due appuntamenti: martedì i primi conti da azienda quotata, e giovedì la scadenza del primo lock-up. Il secondo pesa più del primo, e nessuno ve lo spiega mai.
Quando un'azienda si quota, non mette in vendita tutta se stessa. Ne vende una fetta, e chi era socio prima, cioè fondatori, dipendenti e fondi che avevano investito negli anni, firma un impegno a non vendere le proprie azioni per un certo periodo. Si chiama lock-up, letteralmente "chiusura a chiave", e dura di solito tra i tre e i sei mesi. Serve a evitare che il giorno dopo il debutto scappino tutti insieme facendo crollare il titolo.
Il punto è che quella chiave, prima o poi, gira.
Guardate il calendario qui sopra, perché è la parte che vale la lettura. SpaceX non ha fatto scadere il vincolo tutto in una volta, come si usa. L'ha spezzato in otto scaglioni da qui a dicembre, e ne restano altri per tutto il 2027. Giovedì gira la prima chiave, ed è la più grossa: diventano vendibili circa 911,5 milioni di azioni. Fermatevi un attimo su questi due numeri messi uno accanto all'altro: al debutto ne erano state collocate 629 milioni, giovedì se ne liberano 911,5. Arriva sul mercato più roba di quanta ne sia stata messa in vendita il primo giorno.
Poi il calendario va avanti con date fisse, un 7% alla volta, fino all'8 dicembre quando cade il vincolo su tutto il resto. Le azioni di Musk restano invece bloccate fino a metà del 2027.
Attenzione però, perché il passaggio successivo è quello dove sbagliano tutti: non significa che quelle azioni verranno vendute. Significa che possono esserlo. Molti soci non venderanno, e in diversi casi storici lo sblocco è passato senza scossoni. Ma il mercato non aspetta di vedere: si muove prima, sulla possibilità.
💡 La lezione va oltre SpaceX e vale per ogni collocamento in borsa a cui sarete tentati di partecipare: il prezzo di un'azione non dipende solo da come va l'azienda, ma anche da quante azioni esistono e da quante ne possono arrivare sul mercato. Sono due domande diverse, e la seconda ha un enorme vantaggio: la risposta è scritta nero su bianco nei documenti dell'offerta, con tanto di date, mesi prima che succeda qualcosa. Prima di comprare un titolo appena quotato, quelle date si cercano e si segnano sul calendario. Non chiedono di fare niente. Servono a non ritrovarsi, un giovedì mattina, a chiedersi perché il titolo stia scendendo senza che sia successo niente.