Tecnologia

📊 MERCATI IN SINTESI

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  • 🏭 DOW JONES — 52.900 · ⬆️ +1,14%

  • 📊 RUSSELL 2000 — 2.996 · ⬇️ -0,55%

  • 🇮🇹 FTSE MIB — 52.428 · ⬆️ +1,60%

  • 🥇 GOLD — $4.136/oz · ⬆️ +1,65%

  • 🛢️ WTI — $68,46/bbl · ⬇️ -0,17%

  • 🏛️ US 10Y — 4,48% · ⬆️

  • BTC — $61.465 · ⬆️ +2,44%

🚀 PORTAFOGLI FINANZAMILLE

  • 🚀 Portafoglio Basic — €36.235,06

  • 🚀 Portafoglio Intermedio — $30.526

una nota di calendario prima di partire: i mercati americani arrivano da tre giorni di stop. Venerdì 3 luglio Wall Street è rimasta chiusa per l'Independence Day, la Festa dell'Indipendenza che ricorda la Dichiarazione di Indipendenza del 4 luglio 1776. Quest'anno il 4 cadeva di sabato, così la festa federale è stata osservata il giorno prima, venerdì 3.

Tra festa e weekend, l'ultima seduta piena di New York resta quella di giovedì: ecco perché veniamo da tre giorni senza contrattazioni USA. Si riparte Oggi.

🌍 IBM guida la corsa al quantum: per Bank of America è il titolo su cui puntare

📊 Bank of America ha eletto IBM leader del calcolo quantistico, la tecnologia considerata la prossima grande frontiera dell'informatica. In una nota diffusa dopo la prima giornata della conferenza Quantum.Tech World, gli analisti hanno confermato la raccomandazione all'acquisto, con un prezzo obiettivo di 315 dollari a fronte dei circa 289 dell'ultima seduta.

Per capire la posta in gioco basta un esempio. Un computer normale ragiona con uno stato per volta, mentre quello quantistico usa i qubit, capaci di esplorare molte possibilità nello stesso momento: per certi problemi sarebbe enormemente più veloce di qualsiasi macchina di oggi. La tecnologia resta però immatura, perché sbaglia ancora troppo e serviranno anni di lavoro, oltre a un hardware in grado di correggere i propri errori, prima di un uso su larga scala.

🔐 Il motivo per cui il dossier interessa i governi è la sicurezza. Un computer quantistico abbastanza potente sarebbe capace di violare i sistemi di crittografia che oggi proteggono comunicazioni militari, dati bancari e segreti di Stato. Per questo la partita si è trasformata in una gara tra grandi potenze, con Washington decisa a difendere il primato: a giugno un ordine esecutivo della Casa Bianca ha rafforzato il sostegno pubblico al settore, mentre IBM sta riportando negli Stati Uniti la produzione dei componenti per ridurre la dipendenza dalle forniture estere.

Sul piano industriale il gruppo parte avvantaggiato. È la società con il maggior numero di studi scientifici pubblicati sul quantum e ha reso i propri elaboratori accessibili via internet, attirando ricercatori e sviluppatori da tutto il mondo. La stessa Bank of America giustifica la valutazione elevata del titolo, superiore alla media storica, con il miglioramento dei conti garantito dal software e dal cloud dopo l'acquisizione di Red Hat.

Per gli investitori resta comunque un tema di lungo periodo, non un motore di ricavi immediati. IBM è il modo più prudente per esporsi alla tecnologia, perché il quantum è solo una parte di un gruppo che vive soprattutto di cloud e intelligenza artificiale, mentre le società specializzate come IonQ e Rigetti sono piccole e molto più volatili in Borsa. Il titolo IBM è già presente nei principali indici mondiali, a partire dall'MSCI World.

⚠️ Michael Burry: "La fine è vicina" per l'AI, e cita il Joker

Nel fine settimana Michael Burry, l'investitore reso celebre da "The Big Short" per aver previsto e scommesso contro la bolla dei mutui subprime del 2008, ha alzato il tiro contro la scommessa sull'intelligenza artificiale. Lo ha fatto con una citazione del Joker tratta dal "Batman" di Tim Burton, pubblicata su X: "The end is nigh. Dancing with the devil in the pale moonlight", ovvero "La fine è vicina, a ballare col diavolo nel pallido chiaro di luna", la battuta di Jack Nicholson nel film del 1989.

I messaggi dei giorni precedenti chiariscono il ragionamento. La narrativa sull'AI, ha scritto Burry, "non è altro che una dipendenza di massa", e potrebbe morire "di mille piccoli tagli", di cui però finora se ne sarebbero visti solo alcune dozzine. Un modo per dire che il ridimensionamento sarà a suo avviso lento e progressivo, più che un crollo improvviso.

📊 A sostegno della tesi ha diffuso due grafici. Il primo, costruito su dati UBS, mostra come nell'ultimo anno e mezzo i titoli dei semiconduttori legati all'AI siano volati oltre il 200%, lasciando molto indietro sia le aziende che dall'AI dovrebbero beneficiare, sia soprattutto gli hyperscaler, cioè i giganti del cloud come Amazon, Microsoft e Google che finanziano l'infrastruttura dell'intelligenza artificiale e sono rimasti quasi piatti. In pratica chi paga il conto degli investimenti è rimasto al palo, chi vende i chip ha corso.

📉 Il secondo grafico riguarda i prezzi. Il Philadelphia Semiconductor Index, il paniere di riferimento dei chip, è arrivato a valere circa 30 volte gli utili attesi, contro le circa 20 volte dell'S&P 500, spingendosi vicino alla cima del suo intervallo di valutazione degli ultimi quindici anni. Da lì, come segnala lo stesso grafico di Bloomberg, ha appena cominciato a ritracciare: un primo raffreddamento dopo la corsa.

Va però ricordato l'altro lato della medaglia. Burry ha avuto ragione in modo clamoroso nel 2008, ma in altre occasioni i suoi allarmi sono arrivati con largo anticipo o non si sono avverati, mentre i mercati continuavano a salire. I suoi avvertimenti vanno quindi letti come un campanello sul rischio, non come una profezia. E il tempismo non è casuale, perché arriva subito dopo il violento ribasso dei semiconduttori di inizio luglio.

Per l'investitore il punto non è indovinare se e quando arriverà il crollo, ma prendere atto di quanto sia concentrato il rischio. Chi ha in portafoglio soprattutto chip e intelligenza artificiale è oggi molto esposto a una eventuale correzione delle valutazioni, mentre un indice ampio come l'MSCI World diluisce quel rischio tra migliaia di aziende e settori diversi. È il momento di controllare quanto pesa davvero l'AI nel proprio portafoglio.

🇨🇳 La Cina tende la mano all'Europa: Wang Yi incontra i Wallenberg a Stoccolma

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha aperto a una cooperazione più profonda con le imprese svedesi ed europee, definendo legami commerciali più stretti un vantaggio per tutte le parti. Lo ha detto a Stoccolma durante un incontro con Jacob Wallenberg, presidente di Investor AB, come riferito da Bloomberg citando il ministero degli Esteri di Pechino.

🔍 Il nome dell'interlocutore non è casuale. La famiglia Wallenberg è la più influente dinastia industriale svedese, e la sua holding Investor AB controlla quote di alcuni gioielli dell'industria europea, da Ericsson ad AstraZeneca, da ABB ad Atlas Copco. Wang ha ricordato che i Wallenberg furono tra i primi gruppi europei a investire in Cina dopo l'avvio delle riforme e dell'apertura, contribuendo per decenni a rafforzare i rapporti economici tra i due Paesi.

Il ministro ha detto di sperare che la comunità imprenditoriale svedese continui a sostenere il miglioramento delle relazioni bilaterali, spiegando che Pechino e Stoccolma stanno lavorando a ricostruire la fiducia reciproca e a riportare i rapporti su un percorso più sano. Ha inoltre ribadito l'impegno della Cina a rilanciare la domanda interna, ad ampliare l'apertura del mercato e a sostenere il libero scambio, misure che a suo dire creeranno nuove opportunità per le aziende straniere.

🤔 Le parole vanno però lette nel loro contesto. Pechino cerca di rassicurare gli investitori internazionali dopo anni di crescita in rallentamento, consumi deboli e tensioni geopolitiche con l'Occidente. L'apertura diplomatica convive con disaccordi tutt'altro che risolti su commercio, veicoli elettrici e restrizioni all'export di tecnologia, anche se i rapporti tra Cina e Unione Europea hanno mostrato negli ultimi mesi segnali di rinnovato dialogo.

Per l'investitore il messaggio è che il vento tra Cina ed Europa potrebbe cambiare, e questo conta per le aziende del Vecchio Continente più esposte al mercato cinese. Tra i nomi da seguire ci sono proprio la holding Investor AB e le sue partecipate come Ericsson, AstraZeneca e Atlas Copco, ma anche il lusso e l'automotive tedesco, storicamente legati alla domanda cinese. La prudenza resta d'obbligo, perché si tratta per ora di aperture diplomatiche e non di accordi firmati. Chi possiede l'MSCI World ha comunque già in portafoglio molte di queste società.

Lunedì 6 e martedì 7 luglio: 📈 Wall Street riapre dopo il ponte dell'Independence Day. Avvio di settimana con un'agenda macro leggera, mentre i mercati si preparano al ritorno delle trimestrali.

Mercoledì 8 luglio: 🏛 Escono i verbali dell'ultima riunione della Fed, ossia il resoconto dettagliato del meeting di metà giugno. Gli investitori li leggeranno a caccia di indizi sulle prossime mosse sui tassi. Sul fronte societario riporta i conti il gruppo norvegese della difesa Kongsberg.

Giovedì 9 luglio: 📊 Parte di fatto la stagione delle trimestrali americane con PepsiCo (PEP), primo grande nome a scoprire le carte. In agenda anche le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e i conti di Fast Retailing, il gruppo giapponese di Uniqlo, oltre a Progressive e Cintas.

Venerdì 10 luglio: 📈 Tocca a Delta Air Lines (DAL), che riporta prima dell'apertura ed è il tradizionale apripista del settore aereo, primo test dei conti dopo la discesa del petrolio.

Da tenere d'occhio più avanti: l'inflazione americana di giugno, il dato CPI, arriva martedì 14 luglio, mentre la prossima riunione della Fed sui tassi è in programma il 28 e 29 luglio.

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