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In aggiunta Venerdì 22 alle ore 18 abbiamo una chiamata con la società “BondFish” che ci aiuterà a capire meglio il mondo delle obbligazioni.
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🟢 Nvidia, trimestrale perfetta ma il titolo non esplode: ecco perché
È arrivato il verdetto più atteso dell'anno. Mercoledì sera Nvidia ha pubblicato una trimestrale praticamente perfetta, con ricavi a 81,6 miliardi di dollari (+85% rispetto all'anno scorso) e utili sopra le attese. 📈 Il cuore del business resta il segmento Data Center, che da solo vale il 92% del fatturato totale ed è cresciuto del 92% in un anno. Ma il numero che il mercato voleva davvero era un altro: la guidance, cioè la previsione per il trimestre successivo, fissata a 91 miliardi di dollari, ben sopra le attese. In gergo si chiama "beat-and-raise": battere il trimestre appena chiuso e alzare le stime su quello in corso. Nvidia le ha fatte entrambe, su ogni singola voce. C'è anche un dettaglio importante: questa previsione da 91 miliardi assume zero ricavi dalla Cina, quindi qualsiasi riapertura di quel mercato sarebbe un guadagno extra puro.
A tutto questo si sono aggiunti tre annunci di peso: un nuovo chip chiamato Vera, che secondo Jensen Huang apre un mercato da 200 miliardi mai toccato prima 🚀; un dividendo aumentato di 25 volte (da 0,01 a 0,25 dollari); e un piano di riacquisto di azioni proprie da 80 miliardi di dollari. Eppure, nonostante numeri da record, il titolo non è decollato: dopo la pubblicazione è addirittura sceso leggermente, chiudendo l'after-hours intorno alla parità. 🤔 Il motivo è semplice e lo avevamo anticipato: il buon risultato era già tutto incorporato nel prezzo. Quando il mercato dà al 97% la probabilità che un'azienda batta le stime, non basta confermare le attese per far salire il titolo, serve una vera sorpresa. E sui numeri principali, di sorprese non ce n'erano. Le novità più interessanti, come il chip Vera e il maxi-dividendo, sono positive ma a combustione lenta: i loro effetti si vedranno nei prossimi trimestri, non in una sola serata. ⚠️ La reazione tiepida, in fondo, dice più sul posizionamento eccessivo del mercato che sulla salute di Nvidia, che sui fondamentali resta solidissima.
🛢️ Il petrolio crolla del 6%: Trump annuncia che l'accordo con l'Iran è "alle fasi finali"
È questa la notizia che ha davvero mosso i mercati mercoledì, più ancora di Nvidia. Trump ha dichiarato che il negoziato con l'Iran è "alle fasi finali", e la reazione è stata immediata: il petrolio è crollato di oltre il 6%, con il WTI sceso a circa 98 dollari e il Brent a 104. È il calo più forte degli ultimi mesi. 📉
Il meccanismo è semplice e a catena: se scende il petrolio, scendono anche le aspettative di inflazione, e di conseguenza calano i rendimenti dei titoli di Stato (il decennale americano è tornato sotto il 4,60%). Quando i rendimenti scendono, gli investitori tornano a comprare azioni: ecco perché Wall Street è rimbalzata, con il Dow di nuovo sopra i 50.000 punti. Sul tavolo c'è un accordo preliminare, ma resta un nodo aperto: la durata dello stop all'arricchimento dell'uranio (l'Iran propone 5 anni, gli USA ne chiedono 20).
⚠️ Attenzione però: questo rimbalzo poggia su una semplice dichiarazione di Trump, non su un accordo firmato. Finché l'intesa non è chiusa nero su bianco, basta un nulla di fatto nei negoziati per far rimbalzare il petrolio e invertire di nuovo tutta la catena. È sollievo, non ancora soluzione: un rimbalzo fragile, costruito su un titolo di giornale.
🏛️ Verbali della Fed: il taglio dei tassi è ormai fuori discussione
Mercoledì sera sono usciti i verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve, la banca centrale americana. I tassi sono stati confermati invariati, ma il dato che colpisce è un altro: ben quattro membri hanno votato contro la linea ufficiale, il numero più alto dal 1992. E la cosa interessante è la direzione del loro dissenso. Un solo membro voleva tagliare i tassi, mentre gli altri tre spingevano addirittura per aprire alla possibilità di alzarli. 😮
In più, nei verbali la Fed ha cambiato le parole usate per descrivere l'inflazione, definendola ora apertamente "elevata", e ha lasciato intendere che, se i prezzi non scendono sotto il 2%, potrebbe essere necessario un ulteriore giro di vite. Tutto questo mentre la banca centrale entra nella nuova era guidata da Kevin Warsh, confermato presidente da pochi giorni con il voto più diviso della storia della Fed.
💡 Come incide sui Mercati? Chi sperava in un taglio dei tassi nei prossimi mesi può mettersi il cuore in pace. Oggi nella Fed ci sono più persone che pensano a un rialzo che a un taglio, ed è un cambio di scenario importante. Tassi alti più a lungo significano mutui e prestiti più cari, ma soprattutto rendimenti dei titoli di Stato che restano elevati, il che rende le azioni (specie quelle tech più costose) relativamente meno appetibili.
⚠️ Attenzione a non confondere i segnali: il fatto che mercoledì i rendimenti siano scesi è merito del petrolio in calo, non della Fed. È un sollievo di giornata, temporaneo. La pressione di fondo, quella di una banca centrale sempre più orientata al rigore, resta tutta lì e continuerà a pesare sui mercati nei prossimi mesi.
🇰🇷 Corea del Sud, il primato del 2026
Guardando il grafico, un nome spicca su tutti: la Corea del Sud, con il suo indice Kospi in rialzo di oltre l'80% da inizio anno, un risultato che fa impallidire Wall Street. Ma dietro questo numero straordinario si nasconde una storia che ogni investitore dovrebbe conoscere, perché racconta sia la forza che il rischio di questo mercato.
📊 Il motore della corsa ha un nome preciso: i chip di memoria per l'intelligenza artificiale. La Corea ospita due colossi mondiali dei semiconduttori, Samsung Electronics e SK Hynix, che dominano la produzione delle memorie ad alta banda (HBM), componenti fondamentali per i data center e i sistemi AI. Con la domanda di intelligenza artificiale esplosa ovunque, questi due titoli sono diventati tra i più ricercati al mondo.
⚠️ Ma è qui che arriva il dato più impressionante: Samsung e SK Hynix da sole valgono oltre il 50% del Kospi 200, l'indice dei principali titoli coreani (Samsung pesa il 28%, SK Hynix il 23,5%). Per capire l'enormità di questo numero, basti pensare che il terzo titolo dell'indice pesa appena il 2,6%. In pratica, due sole aziende muovono oltre metà dell'intera Borsa di Seul.
Questo significa che il rally coreano, per quanto spettacolare, è anche estremamente concentrato e fragile. Tra il 1° e il 13 maggio, solo 2 dei 26 settori del Kospi hanno battuto l'indice: semiconduttori e auto. Tutti gli altri sono rimasti indietro. È il classico caso di "indice che sale ma maggior parte dei titoli che scende": la salute apparente del mercato è in mano a pochissime aziende.
💡 La lezione per chi investe è doppia. Da un lato, il grafico conferma perché guardare solo all'S&P 500 sarebbe un errore: chi quest'anno aveva una fetta di portafoglio in Asia ha raccolto rendimenti superiori. Dall'altro, la storia coreana insegna a non farsi ingannare dai numeri da capogiro: dietro un +80% può nascondersi una scommessa su due soli titoli. Se la domanda di chip AI dovesse rallentare, l'intero indice ne risentirebbe in modo pesante. Anche nella diversificazione, insomma, serve sempre capire cosa c'è davvero dentro quello che si compra.
🏠 Target batte le stime ma crolla del 5%: il consumatore americano è sempre più stanco
Mercoledì mattina sono arrivate due trimestrali importanti dal mondo del commercio al dettaglio americano. Target, la grande catena di supermercati, ha pubblicato numeri sopra le attese: ricavi in crescita del 6,7% e vendite in aumento su tutti i fronti. Eppure il titolo ha perso il 5% in apertura. Il motivo? I costi sono saliti, i margini si sono ridotti e soprattutto il direttore finanziario si è mostrato molto cauto sul futuro, ammettendo di non sapere come si comporteranno i consumatori nella seconda metà dell'anno. 📉
Stessa storia per Lowe's, la catena del fai-da-te e del bricolage: ricavi in crescita, ma le vendite a parità di negozi sono aumentate appena dello 0,6%. Tradotto: la gente non sta più spendendo come prima per la casa e le ristrutturazioni. A reggere sono stati solo gli acquisti dei professionisti, non quelli delle famiglie.
💡 Messe insieme, queste trimestrali raccontano una storia chiara. Dopo Home Depot dei giorni scorsi, ora anche Target e Lowe's confermano lo stesso quadro: il consumatore americano regge, ma è stanco. Continua a comprare, ma ha smesso di aumentare la spesa e inizia a tagliare sul superfluo. Con la fiducia dei consumatori ai minimi storici, questi non sono semplici risultati aziendali, ma una vera e propria fotografia dello stato di salute dell'economia USA. ⚠️ Il prossimo tassello da osservare è Walmart, in arrivo a breve: se anche il colosso degli sconti dovesse confermare la stessa dinamica, il tema del rallenta
🇨🇳 Cina, sbloccate le vendite dei chip Nvidia: ma Pechino non li fa entrare
Arriva un aggiornamento importante sul fronte dei semiconduttori. L'amministrazione Trump ha rinviato i dazi sui chip cinesi al giugno 2027 e ha autorizzato circa dieci aziende cinesi ad acquistare le GPU H200 di Nvidia (chip potenti ma non i più avanzati, che restano vietati). Una notizia che si lega direttamente alla trimestrale Nvidia di questa settimana.
🤔 E qui c'è un paradosso interessante: nonostante queste licenze esistano sulla carta, Nvidia ha incassato zero dollari dalla Cina nell'ultimo trimestre. Il motivo? Stavolta il blocco non arriva dagli Stati Uniti, ma dalla Cina stessa. Pechino, infatti, sta scoraggiando l'acquisto di chip americani per proteggere il proprio campione nazionale, Huawei, e spingere le aziende locali a comprare prodotti cinesi.
💡 Questo spiega perché la previsione di Nvidia per il prossimo trimestre (91 miliardi di dollari) non include un solo dollaro proveniente dalla Cina: il management ha semplicemente smesso di contare su un mercato che non può controllare. La buona notizia per gli investitori è che, se e quando la Cina dovesse riaprire davvero le porte, sarebbe guadagno extra puro rispetto alle stime già date. E il rischio dazi sui chip, intanto, è stato rimandato: non è più un problema immediato, ma una questione che riguarderà il 2027.
🟢 ACQUISTO — NIQ Global Intelligence (NIQ) Il numero uno James M. Peck ha acquistato azioni per circa 1 milione di dollari (118.625 titoli il 18/05) con un acquisto diretto sul mercato aperto. Come avevamo già visto, è un segnale di fiducia forte da parte del CEO di una delle principali società mondiali di analisi dei consumi.
🟢 ACQUISTO — Better Home & Finance (BETR) Il CEO e principale azionista Vishal Garg ha acquistato azioni per circa 388 mila dollari (15.600 titoli il 18/05) sul mercato aperto. Un acquisto volontario che, in una società del settore mutui colpita dai tassi alti, rappresenta un classico segnale di fiducia da parte di chi la guida.
📉 Vendite insider: si vende sulla forza, non sul panico
Questa settimana spiccano alcune vendite importanti da parte di insider, tutte arrivate dopo forti rialzi (il cosiddetto "rip selling"): Aurora Innovation (AUR), Sony (SONY) e DigitalOcean (DOCN), quest'ultima dopo un +72%. Il messaggio va letto con equilibrio: 👉 gli insider vendono sulla forza, non sul panico, monetizzando i prezzi alti. Non è necessariamente un segnale ribassista.
🔍 Il caso interessante: ICF International (ICFI)
Molto più significativo è invece un acquisto: il direttore Michael Van Handel ha comprato 8.000 azioni il 15 maggio per circa 491 mila dollari, aumentando la propria posizione di quasi il 50%. Un segnale forte, soprattutto perché arriva su un titolo molto debole (-26% in un anno, -35% dai massimi).
✅ Pro: crescita solida nel business energia (trainato da AI e data center) e margini in miglioramento.
⚠️ Contro: il 42% dei ricavi dipende dal governo USA (rischio politico), con tagli nel settore sanitario pubblico e timori che l'AI possa erodere i servizi IT.