Italia lenta e vecchia

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📊Mercati EU

  • DAX 40: 24.161 (+0,023%)

  • CAC 40: 8.157 (-0,85%)

  • FTSE 100: 10.389 (-0,65%)

  • FTSE MIB: 47.456 (-0,94%)

🇮🇹 Focus Italia

Protagonista oggi a Milano e' Eni (0,9%) che ha presentato un utile adj di 1,3 miliardi, incrementato il piano di buyback di circa il 90% a 2,8 miliardi. Bene anche gli altri petroliferi (+1% Saipem e +0,4% Tenaris) mentre prosegue la corsa di St (+3%). La multinazionale italo-francese dei chip e' ancora in vetta al listino, dopo la volata di ieri, in scia ai conti trimestrali, che ha riportato il titolo ai massimi da marzo 2024. In coda al Ftse Mib i titoli della difesa: Avio (-3,3%), Leonardo (-2,6%) e Fincantieri (-1,9%).

Eni conferma le prospettive di crescita

Eni conferma per il 2026 crescita operativa, flussi di cassa e significativa partecipazione agli azionisti.

Le previsioni per il 2026 includono:

  • Crescita della produzione oil&gas underlying: 3-4%.

  • Capex lordi e netti: 7 e 5 miliardi di euro.

  • Gearing atteso: limite inferiore del 10-15%.

  • Dividendo 2026 confermato: 1,1 euro/azione (+5% vs 2025).

In linea con la politica di distribuzione, il 60% dell'upside del CFFO rispetto al budget (11,5 mld) andrà agli azionisti tramite buyback aggiuntivo fino a Brent a 90 $/barile. Ciò porta il piano di riacquisto a 2,8 miliardi (da 1,5 mld). Oltre i 90 $/barile (o con forte aumento di gas/margini di raffinazione), il 100% dell'upside del CFFO sarà distribuito come dividendo straordinario nel Q4.

Previsti per le divisioni:

  • GGP: Ebit proforma adjusted di circa 1,3 mld (+30% sulle previsioni iniziali).

  • Enilive e Plenitude: Ebitda proforma adjusted intorno a 1,1 mld e 1,3 mld.

  • Plenitude: capacità rinnovabile installata a fine esercizio di 6,5 GW.

  • Enilive: capacità di bioraffinazione di 2,1 MTPA, più 2 MTPA in costruzione.

La crescita smorzata tricolore

L'Ocse nel rapporto Economic Survey sull'Italia evidenzia problemi economici: crescita prevista solo allo 0,4% nel 2026 e 0,6% nel 2027 (dati più bassi d'Europa), debito pubblico oltre il 137% del Pil e deficit/Pil sopra il 3% nel 2025.

Le ragioni principali sono:

  • Eccesso di debito pubblico: impedisce investimenti efficienti. L'Italia è seconda in Europa per rapporto debito/Pil (137,1% nel 2025). Il costo degli interessi (111 miliardi di euro previsti nel 2026) e i rimborsi (232 miliardi nel 2025) assorbono enormi risorse. L'Ocse suggerisce di ridurre il debito.

  • Spesa eccessiva nella previdenza sociale: le pensioni (122 miliardi all'anno, seconda spesa dopo il debito) non sono investimenti e tolgono risorse alla crescita. È necessario ridurla.

  • Crisi demografica: popolazione sempre più anziana, basso tasso di fertilità, minor produttività e maggiori costi assistenziali. L'immigrazione (188mila in più nel 2025) ha stabilizzato la popolazione.

  • Bassa produttività: crescita ferma nonostante l'aumento di lavoratori. Legata ai settori a bassa produttività (assistenza anziani, turismo) e al poco investimento delle imprese (Italia ventesima in UE). I lavoratori hanno strumenti spesso inadeguati.

  • Costo dell’energia: in Italia costa il 30% in più della media europea (278 euro/megawattora contro 171 della Spagna), penalizzando le imprese. La soluzione è produrre più energia, in particolare da fonti rinnovabili, come fatto dalla Spagna.


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