Dollaro
📈 S&P 500 — 7.537 · ⬆️ +0,72%
💻 NASDAQ — 29.698 · ⬆️ +1,26%
🏭 DOW JONES — 53.056 · ⬆️ +0,29%
📊 RUSSELL 2000 — 3.010 · ⬆️ +0,45%
🇮🇹 FTSE MIB — 52.959 · ⬆️ +0,27%
🥇 GOLD — $4.187/oz · ⬆️ +1,81%
🛢 WTI — $68,68/bbl · ➖ -0,01%
🏛 US 10Y — 4,48% · ⬇️
₿ BTC — $63.765 · ⬆️ +0,34%
🚀 PORTAFOGLI FINANZAMILLE
🚀 Portafoglio Basic — €36.241,28
🚀 Portafoglio Intermedio — $ 30,643
Come stanno andando le nostre idee di investimento?
La recente migrazione della piattaforma ci ha richiesto più tempo del previsto, portando inevitabilmente in secondo piano il sito, il monitoraggio dei portafogli, i ribilanciamenti periodici e l'analisi di nuove opportunità d'investimento.
Di conseguenza, sia il portafoglio Base sia quello Intermedio hanno registrato variazioni piuttosto contenute dall'inizio dell'anno. È una conferma di un principio spesso sottovalutato: anche un portafoglio pensato per essere "passivo" richiede comunque qualche minuto di attenzione periodica per mantenere un buon livello di efficienza e cogliere le opportunità offerte dal mercato. (leggi l’articolo sotto)
Nelle prossime settimane torneremo pienamente operativi. Stiamo infatti lavorando al lancio di un nuovo portafoglio in collaborazione con Freedom24, oltre a un portafoglio a carattere più speculativo dedicato a chi ricerca un profilo di rischio più elevato.
L'obiettivo è riprendere gli aggiornamenti regolari, tornare a effettuare i ribilanciamenti quando necessario e riportare l'intero servizio alla normalità.
⚔️ Torna la paura sullo Stretto di Hormuz: gli USA colpiscono l'Iran, il petrolio rimbalza
La fragile tregua tra Washington e Teheran è durata poco. Martedì l'esercito americano ha lanciato nuovi attacchi contro l'Iran, dopo che tre petroliere sono state colpite dentro e attorno allo Stretto di Hormuz nell'arco di sole ventiquattro ore. Il comando centrale statunitense ha rivendicato l'operazione parlando di colpi destinati a imporre "costi pesanti" a chi prende di mira il traffico commerciale in acque internazionali, definendo l'azione iraniana una chiara violazione del cessate il fuoco siglato appena il mese scorso.
Secondo le autorità marittime britanniche, due navi sono state centrate da proiettili non identificati e una terza da un drone, senza vittime. Washington ha poi alzato la posta revocando la licenza che consentiva all'Iran di vendere il proprio greggio sui mercati internazionali. Qatar e Arabia Saudita hanno condannato duramente gli attacchi, ritenendo Teheran pienamente responsabile.
Sul fronte finanziario la reazione è stata immediata: il petrolio è balzato di circa il 6%. Una precisazione doverosa, però: i dati nella sezione Mercati fanno riferimento alla chiusura americana, precedente a questa escalation, e non tengono ancora conto del rimbalzo. ⬆️ Sarà nelle prossime sedute che ne misureremo la vera portata, capendo se il rialzo si consoliderà o rientrerà.
Al di là della giornata, l'episodio conferma quanto l'intesa di giugno resti appesa a un filo. I colloqui di Doha si erano già chiusi senza passi avanti, e il nodo resta immutato: l'Iran pretende un controllo sullo Stretto, da cui transita una parte enorme del petrolio mondiale, mentre gli USA respingono ogni concessione. Finché il braccio di ferro non troverà una soluzione stabile, il greggio, e con esso l'inflazione, resterà ostaggio di ogni notizia dal Golfo.
⚽Guerra miliardaria per i Mondiali: Netflix, Disney e YouTube sfidano Fox per i diritti TV
Si sta accendendo una battaglia da record per i diritti televisivi americani dei Mondiali di calcio del 2030 e 2034. Secondo un'indiscrezione della CNBC, tre colossi come Netflix, Disney e YouTube (di proprietà di Alphabet) stanno preparando le loro offerte per strappare il pacchetto all'attuale detentore, Fox.
I numeri in gioco sono senza precedenti. I dirigenti dei media starebbero mettendo in preventivo tra 1,5 e 2 miliardi di dollari a torneo, cifre molto superiori a quelle storiche. A far lievitare ulteriormente il prezzo è la scelta della FIFA di vendere in un unico pacchetto i diritti in lingua inglese e spagnola: una mossa che rischia di tagliare fuori gli operatori televisivi tradizionali, come la NBCUniversal di Comcast, difficilmente disposti a spingersi su valori così elevati.
La valutazione stellare sorprende ancora di più se si considera che i prossimi Mondiali, ospitati tra Nord Africa, Europa e Arabia Saudita, avranno fusi orari poco favorevoli al pubblico americano. Eppure l'appeal resta enorme, al punto che non è escluso l'ingresso in scena anche di Amazon e Apple, ormai perfettamente in grado di competere senza i vincoli della TV tradizionale.
Per le piattaforme di streaming, aggiudicarsi il calcio è visto come l'arma definitiva per conquistare nuovi abbonati. Wall Street, però, osserva con prudenza: alla notizia i titoli di Netflix, Disney e Alphabet sono rimasti pressoché invariati, segno che gli investitori vogliono capire se una spesa da due miliardi a torneo potrà davvero ripagarsi nel tempo, tra abbonati e ricavi pubblicitari. ⬆️ È l'ennesima conferma di come lo sport, e il calcio in particolare, sia diventato il terreno di scontro su cui i giganti dello streaming si giocano il futuro del proprio pubblico.
💵 Dollaro ai massimi: cosa significa un biglietto verde così forte
Il dollaro continua la sua corsa, spinto dai tassi americani alti e da un'economia che regge. È la valuta più forte del momento, ai massimi da oltre un anno. Sembra un tema da addetti ai lavori, ma le conseguenze arrivano su tutti i mercati.
Un dollaro forte innesca una reazione a catena:
➡️ L'oro fatica a salire. Non paga interessi, quindi quando i titoli di Stato americani rendono oltre il 4% senza rischi, tenere un lingotto che non produce nulla conviene meno.
➡️ Le azioni diventano meno appetibili. Se i rendimenti "sicuri" sono interessanti, parte dei capitali lascia la Borsa (soprattutto il tech ad alta valutazione) per parcheggiarsi in obbligazioni.
➡️ I mercati emergenti soffrono. Molti hanno debiti in dollari, che diventano più pesanti quando il biglietto verde sale. E i capitali internazionali tornano verso gli USA, drenando denaro da Asia e America Latina.
📊 Lo vediamo già nei numeri. In questi giorni il Nasdaq (l'indice tech) è più debole dell'S&P 500: il Nasdaq è sceso del 5,08% dai massimi storici, mentre l'S&P 500 solo dell'1,30%. Significa che il settore tecnologico sta performando peggio del mercato nel suo complesso. E una delle cause è proprio il dollaro forte e i rendimenti alti, che colpiscono più duramente i titoli growth ad alta valutazione, i più sensibili ai tassi.
📈 E la prospettiva sui tassi sta cambiando. Da qui a fine anno il mercato assegna la probabilità più alta a un rialzo di 25 punti base, poi un 27% a due rialzi (50 punti) e solo un 21% che i tassi restino dove sono ora. Tradotto: è più probabile che la Fed alzi due volte piuttosto che stia ferma. E aspettative di tassi in salita significano una cosa sola per la valuta: altra benzina per il dollaro, che continua così a rafforzarsi in un circolo che si autoalimenta.
💡 Finché i tassi USA restano alti o salgono, il dollaro resta una calamita che risucchia capitali verso gli asset americani remunerativi, a scapito di oro, tech ed emergenti. Molti grandi gestori scommettono che prima o poi il vento cambierà, ma quel momento, per ora, non è ancora arrivato.
💸 Il paradosso dell'AI: costa il 99% in meno, ma le aziende spendono di più
C'è un rompicapo che sta attraversando i bilanci di mezza Silicon Valley: il costo per elaborare un'unità di intelligenza artificiale è crollato di quasi il 99% in tre anni, eppure le fatture AI delle aziende stanno esplodendo. Com'è possibile che qualcosa costi molto meno e allo stesso tempo pesi molto di più?
Partiamo dalle basi. Ogni volta che si usa un modello di AI, il conto si misura in "token", i piccoli frammenti di testo in cui vengono spezzate le parole. Ogni token ha un prezzo, e negli ultimi anni quel prezzo è sceso del 60-70% all'anno. Sulla carta, usare l'AI dovrebbe costare sempre meno.
Nella realtà accade l'opposto:
➡️ JPMorgan ha segnalato ai clienti che le bollette AI dei suoi analisti sono fuori controllo, con budget personali oltre i 100.000 dollari.
➡️ Uber ha bruciato l'intero budget AI del 2026 in quattro mesi.
➡️ Molte grandi aziende stanno esaurendo il tetto di spesa annuale in un solo trimestre.
La spiegazione sta in una parola: agenti. Fino a poco tempo fa l'AI funzionava come una chat, una domanda e una risposta. Gli agenti invece lavorano da soli, compiendo decine di passaggi in sequenza, restando attivi giorno e notte. E ogni passaggio consuma token. Una richiesta che prima bruciava pochi token oggi può moltiplicarli per venti o cinquanta.
Ecco sciolto il paradosso: il prezzo del singolo token scende, ma il numero di token consumati cresce molto più in fretta di quanto il prezzo cali. Goldman Sachs stima che il consumo globale di token crescerà di 24 volte entro il 2030. Più l'AI diventa capace, più viene usata dagli agenti stessi, e più brucia token.
C'è anche un dato che ribalta le previsioni: secondo uno studio su 21.000 aziende americane, chi spende di più in AI sta anche assumendo più persone. L'AI, per ora, non taglia il lavoro: lo affianca, aggiungendo una nuova voce di costo.
💡 E qui, per chi investe, si apre l'occasione. Ogni volta che nasce un costo fuori controllo, nasce anche un mercato enorme per chi saprà domarlo. Chi svilupperà le soluzioni migliori per ottimizzare il consumo di token e tagliare la bolletta si troverà in una posizione d'oro. È il classico modello in cui il cliente paga pur di pagare di meno: uno spazio destinato a diventare gigantesco se davvero il consumo crescerà di venti volte in cinque anni.