Flussi
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🛩️ Anduril: la guerra si vince col prezzo, non con la potenza
C'è un'azienda di armamenti americana di cui si parla sempre di più, e il motivo non è solo il suo CEO, Palmer Luckey, che gira in infradito e camicia hawaiana e si è guadagnato il soprannome di Tony Stark della difesa. Il motivo vero è un altro: Anduril sta battendo i concorrenti storici perché costruisce armi che costano molto meno.
L'ultimo progetto sono droni pensati per volare a fianco degli elicotteri Apache. L'idea è semplice e dice molto di come sta cambiando la guerra: senza equipaggio a bordo, lo spazio per le persone si libera e diventa capacità di carico. Il risultato promesso è il doppio dell'autonomia, una velocità doppia e più armamenti trasportati. Nel settore dei droni aerei, Anduril si è già aggiudicata partite contro colossi come Northrop Grumman e Lockheed Martin.
Ma il punto che conta per chi investe non è il drone: è il costo. 💡
Ucraina e Iran stanno insegnando che il conflitto moderno è prima di tutto un problema di aritmetica: quanto spendo io per distruggere quello che hai tu, e quanto è costato a te. Se abbatti un drone da poche migliaia di euro con un missile da un milione, hai vinto lo scontro e perso la guerra economica. In un comparto dove la spesa pubblica è storicamente poco attenta al prezzo, chi punta sull'efficienza è chi si prenderà i contratti.
Ed è esattamente il posto in cui Anduril si sta mettendo. Il problema, per ora, è che non è quotata: si può guardare, non comprare. 👀
📊 Flussi settoriali: dove stanno andando davvero i soldi
Quasi tutti guardano i prezzi. Pochi guardano i soldi che si spostano, ed è questo che dice cosa stanno facendo gli investitori invece di cosa stanno raccontando. Il grafico di Deutsche Bank mostra quanti soldi sono entrati o usciti dai fondi di ogni settore negli ultimi dodici mesi: non sono guadagni, sono flussi, e dietro ogni punto c'è qualcuno che ha firmato un bonifico. Una cosa sola da sapere prima di leggerlo: i numeri si sommano nel tempo partendo da zero. Quindi non conta quanto è in alto una linea, conta quanto sale adesso. L'altezza racconta il passato, la pendenza racconta oggi.
Al primo posto c'è la tecnologia con circa 170 miliardi, e nessuno nemmeno vicino. Ma la notizia non è il primato, è il momento: per dieci mesi il settore ha raccolto con calma, poi negli ultimi due ne ha raccolti quasi altrettanti. La corsa non è alle spalle, è adesso.
Dietro però non c'è altra tecnologia, e questa è la parte che quasi nessuno commenta. Al secondo e terzo posto ci sono gli industriali con 55 miliardi e i materiali con 42: fabbriche, macchinari, reti elettriche, rame, cemento. Il motivo è semplice, perché un modello di intelligenza artificiale non vive nell'aria ma dentro un capannone pieno di computer che consuma corrente come una cittadina e ha bisogno di cavi, trasformatori e centrali che la producano. Chi compra industriali sta comprando l'AI dal lato del cemento invece che da quello del software.
Sotto lo zero invece ci sono i beni di consumo, meno 18 miliardi, in uscita lenta e continua per tutto l'anno. È il settore che si compra per difendersi, quello dei prodotti che la gente usa comunque. Che i soldi escano proprio da lì mentre corrono verso tech e fabbriche dice una cosa sola: il mercato in questo momento non ha voglia di difendersi.
E poi c'è la linea che nessuno guarda. Il real estate sta a meno 2 miliardi, fermo lì per dodici mesi. Non è il peggiore, ma è l'unico dove non è successo niente: nessuno è entrato e nessuno è scappato, quindi non è rifiuto, è indifferenza. Il motivo è il debito, perché gli immobili si comprano a prestito e quando i tassi salgono il guadagno che resta dopo aver pagato la banca si assottiglia. Il problema vero sono i prestiti vecchi: tanti palazzi sono stati comprati quando i soldi non costavano niente, e adesso quei prestiti vanno rinnovati ai tassi di oggi.
L'inquilino è lo stesso, l'affitto è lo stesso, il palazzo è lo stesso: cambia solo quanto costa il debito, e al proprietario resta meno della metà. A questo si aggiunge che con il decennale americano intorno al 4,5% un'obbligazione paga quanto un affitto senza inquilini che saltano il pagamento e senza tetti da rifare, e che gli uffici servono meno di prima da quando si lavora da casa. Infine il pezzo più insidioso: gli immobili si rivalutano piano, un'azione cambia prezzo ogni secondo mentre un palazzo viene stimato ogni tanto, quindi in molti sospettano che i valori nei bilanci debbano ancora scendere e nel dubbio aspettano. È esattamente quello che dice la linea piatta. Occasione o no? Dove non è entrato nessuno non c'è folla pronta a vendere in fretta, e questo conta davvero. Ma una cosa ignorata può restare ignorata per anni, e senza tassi che scendono sul serio i soldi non hanno motivo di tornare.
La lezione vale per tutto il grafico ed è questa: tanti soldi nello stesso posto non sono una conferma, sono affollamento, e se tutti entrano dalla stessa porta quella porta è stretta in uscita. Non vuol dire che la tecnologia scenderà domani, vuol dire che oggi sbagliarsi lì costa più di un anno fa perché dentro c'è molta più gente. Guardate le linee, poi guardate il vostro portafoglio: se si somigliano troppo non siete diversificati, siete solo dalla stessa parte di tutti gli altri.
🔌 Nvidia si prende il 9,3% di Nebius, e il meccanismo va capito bene
Nvidia ha comunicato di detenere il 9,3% di Nebius, circa 22,26 milioni di azioni, quota che arriva dall'investimento da 2 miliardi di dollari fatto all'inizio dell'anno. Una parte di quelle azioni deriva da un warrant, cioè il diritto di comprare titoli a un prezzo fissato in anticipo, che Nvidia non può esercitare prima dell'11 settembre. Il titolo Nebius ha reagito bene, in rialzo dopo la chiusura, e sulla notizia ha guadagnato oltre il 17%.
Chi è Nebius, però, conta più della percentuale. È una società di Amsterdam nata da una costola del motore di ricerca russo Yandex, e fa parte di una categoria nuova che il mercato chiama neocloud. Sono aziende che costruiscono centri dati e poi affittano potenza di calcolo a chi deve addestrare modelli di intelligenza artificiale, invece di venderla come servizio completo alla maniera dei grandi nomi del cloud. In pratica sono l'idraulica del settore. Nella stessa famiglia c'è CoreWeave.
L'obiettivo dichiarato di Nebius dice tutto di come funziona oggi questo mestiere: arrivare a oltre 5 gigawatt di capacità entro fine 2030. Notate l'unità di misura. Non parlano di quanti computer, parlano di quanta corrente. È il segnale che il collo di bottiglia dell'intelligenza artificiale non è più il chip, è l'energia per farlo funzionare e il rame, i trasformatori e le centrali che servono a portarla lì. È lo stesso motivo per cui, come vi abbiamo mostrato con i flussi settoriali, i soldi stanno andando su industriali e materiali e non solo sulla tecnologia.
E qui arriva la parte da capire davvero, perché è il vero insegnamento della notizia. Nebius è anche un cliente di Nvidia. Quindi Nvidia mette due miliardi in un'azienda che con quei soldi compra, tra le altre cose, chip Nvidia.
Non è illegale e non è nemmeno strano: si chiama finanziamento del fornitore, ed è una pratica vecchia come il commercio. Chi vende un macchinario costoso presta i soldi al compratore per comprarlo, perché così vende di più e si lega il cliente. Il punto da tenere a mente è un altro: una parte della domanda che vediamo nei conti non è del tutto indipendente da chi vende. Se il produttore finanzia i suoi stessi acquirenti, i ricavi crescono, ma crescono in un cerchio.
Non vuol dire che i numeri siano finti. Vuol dire che quando leggete "domanda record di chip" vale la pena chiedersi quanta parte di quella domanda arriva da clienti che il venditore ha contribuito a finanziare. Finché il settore cresce non si nota, perché tutti pagano. Si nota quando la crescita rallenta, perché in quel momento il produttore si ritrova a essere sia il creditore sia il fornitore della stessa azienda in difficoltà, e il rischio gli torna indietro due volte.
Nvidia ha decine di partecipazioni simili in tutto l'ecosistema dell'AI e dei centri dati. Presa una alla volta, ognuna è una scommessa sensata su un cliente che cresce. Prese tutte insieme, disegnano una rete di rapporti incrociati che vale la pena guardare per intero, e non una notizia alla volta.
🖥 Super Micro vola del 20% pur vendendo meno del previsto
Super Micro Computer, che costruisce i server su cui gira l'intelligenza artificiale, è salita di circa il 20% dopo la chiusura, sui dati preliminari del trimestre chiuso il 30 giugno.
Rendimento negativo da inizio anno, ma notare che l’after hours (il periodo di tempo dopo la chiusura giornaliera dei mercati) il titolo è salito del 18,51%
La cosa curiosa è che i ricavi sono attesi vicino al limite basso della forbice indicata dall'azienda, tra 11 e 12,5 miliardi di dollari. Ha venduto meno di quanto sperasse, eppure il titolo è schizzato. Il motivo sta in un'altra riga del bilancio. 📈
Il margine lordo è stimato tra il 15% e il 17%, contro una previsione precedente tra l'8,2% e l'8,4%. Praticamente il doppio.
Il margine lordo dice quanto resta all'azienda su ogni 100 euro venduti, dopo aver pagato quello che serve a produrre. Se vendi un server 100 e costruirlo ti costa 92, il margine è 8. Se lo vendi sempre 100 ma ti costa 84, il margine è 16. Il fatturato è identico, il guadagno raddoppia. Ecco perché il mercato ha festeggiato davanti a ricavi sotto le attese: vendere meno guadagnandoci molto di più può battere il vendere tanto a poco. 💡
Il merito, dice l'azienda, è di un mix di prodotti e clienti migliore. Il mix è la composizione di quello che vendi: a parità di fatturato si guadagna in modo molto diverso se vendi le configurazioni semplici a basso valore o quelle complesse ad alto valore.
L'altro numero che ha acceso il titolo è il portafoglio ordini ai massimi di sempre, con 60 miliardi di dollari di ordini nuovi nel solo ultimo trimestre. Il portafoglio ordini è il lavoro già firmato ma non ancora fatturato, quindi è quanto di più vicino ci sia a una visibilità sul futuro. E conferma che la spesa in infrastrutture per l'AI non sta rallentando. 🏗️
Una cautela però conta. Questi sono numeri preliminari, stime diffuse prima dei conti veri, attesi l'11 agosto. Il margine è indicato come una forbice larga due punti, che su questi volumi vale centinaia di milioni. Un preliminare è un'anticipazione, non un bilancio: la reazione del mercato è già arrivata, la conferma no. ⏳