Argentina

📊 MERCATI IN SINTESI

  • 📈 S&P 500 — 7.509 · ⬇️ -0,14%

  • 💻 NASDAQ — 29.867 · ⬇️ -0,45%

  • 🏭 DOW JONES — 50.645 · ⬆️ +0,36%

  • 📊 RUSSELL 2000 — 2.917 · ⬇️ -0,11%

  • 🇮🇹 FTSE MIB — 49.579 · ⬇️ -0,64%

  • 🥇 GOLD — $4.463/oz · ⬇️ -0,84%

  • 🛢️ WTI — $90,19/bbl · ⬇️ -3,94%

  • 🏛️ US 10Y — 4,48% · ⬇️ -5 bps

  • BTC — $75.222 · ⬇️ -0,80%

🚀 PORTAFOGLI FINANZAMILLE

  • 🚀 Portafoglio Basic — €35.442,72

  • 🚀 Portafoglio Intermedio — $31.560

Audio Amedeo, Sofi

Ciao ragazzi, vi lascio qui sotto il link per registrarsi al webinar di freedom24 che si terrà domani sera alle 18.00.
Andremo a vedere come costruire un portafoglio di Azioni ed ETF in modo semplice.

Inoltre vi condividiamo anche l’analisi del Giovedì. Andiamo ad analizzare l’Argentina, n particolare l’ETF ARGT

🛢️ Petrolio sotto i 90 dollari: l'ipotesi di pace USA-Iran fa crollare greggio e petroliferi

È stato il movimento più forte della giornata. Il petrolio americano è precipitato di quasi il 4%, scendendo a 90 dollari al barile, il livello più basso da fine aprile. Tutto per una notizia diplomatica: secondo le indiscrezioni, l'Iran sarebbe pronto a chiudere il conflitto con gli Stati Uniti e a riaprire gradualmente lo Stretto di Hormuz, oggi quasi del tutto bloccato.

L'effetto sui titoli del settore è stato immediato: a Wall Street ExxonMobil e Chevron hanno perso circa il 5%, e in Europa anche Eni e Snam sono finite in rosso. Sembra un paradosso, ma c'è una spiegazione semplice: gran parte dei loro guadagni recenti si era costruita sul prezzo del barile gonfiato dalla tensione geopolitica. Quando quel rischio si allenta, meno petrolio caro significa meno ricavi attesi, e quindi le quotazioni scendono. Non è l'azienda a peggiorare, sono le aspettative che si riadattano.

⚠️ Attenzione però a non cantare vittoria: Washington ha avvertito che un accordo definitivo "potrebbe richiedere ancora diversi giorni", e lo Stretto resta bloccato al 95%. Basta un passo falso e il greggio può tornare sopra i 100 dollari in un attimo.

💡 La lezione è sempre la stessa: i titoli legati a una singola materia prima sono ballerini, bastano poche parole in una trattativa per spostarli del 5% in una sola seduta.🎯

Nella notte, post chiusura mercati, il Petrolio ha recuperato ed è risalito intorno alla zona dei 91$

‍ ‍

📊 Petrolio e inflazione: due linee che ballano insieme

Questo grafico mette a confronto due cose: in blu il prezzo del petrolio e in rosso l'inflazione americana (cioè quanto aumentano i prezzi di tutti i giorni). E come puoi vedere, le due linee tendono a muoversi insieme: quando sale il petrolio, poco dopo sale anche l'inflazione, e quando il petrolio scende, l'inflazione tende a calmarsi.

🔍 Perché succede? È molto semplice. Il petrolio è "dentro" quasi tutto quello che compriamo, anche se non ce ne accorgiamo. Serve per far funzionare i camion che trasportano le merci, per produrre la plastica, per riscaldare le fabbriche, per l'agricoltura. Quindi quando il petrolio costa di più, costa di più produrre e spostare ogni cosa, e quei costi in più finiscono per ricadere sui prezzi che paghiamo noi al supermercato o alla pompa di benzina. Ecco perché un petrolio caro fa salire l'inflazione.

💡 Perché è importante adesso? Guarda la parte finale del grafico (a destra): la linea blu del petrolio è schizzata di colpo verso l'alto a causa della guerra in Iran. Se la storia si ripete, è probabile che tra qualche mese anche la linea rossa dell'inflazione torni a salire. È proprio questo il timore dei mercati e delle banche centrali, ed è il motivo per cui ogni notizia di pace, che fa scendere il petrolio, viene accolta con un sospiro di sollievo: petrolio giù oggi significa, con ogni probabilità, inflazione più bassa domani. 🎯

‍ ‍

⚠️ La Fed lancia l'allarme: "Il mondo potrebbe dover ridurre i consumi di petrolio e gas"

Arriva un avvertimento importante da una delle voci della Federal Reserve. Lorie Logan, presidente della Fed di Dallas, ha dichiarato che il mondo potrebbe essere costretto a ridurre il consumo di petrolio e gas se lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso ancora a lungo a causa della guerra in corso contro l'Iran.

Il punto è questo: prima del conflitto, attraverso quello stretto passava circa un quinto di tutto il petrolio e il gas naturale liquefatto del mondo. Da tre mesi l'Iran ne limita pesantemente il traffico, e questo ha già fatto schizzare i prezzi di energia, cibo e fertilizzanti. Secondo Logan, se la situazione non torna presto alla normalità, non basterà più pagare di più: il mondo potrebbe dover consumare di meno per forza, semplicemente perché il petrolio disponibile non è abbastanza per tutti.

🔍 Quanto pesa questo buco? I numeri fanno impressione. Dall'inizio della guerra, l'offerta globale di petrolio si è ridotta di circa 13 milioni di barili al giorno, un vuoto enorme che per ora viene tappato attingendo alle scorte esistenti (quelle che, come abbiamo visto, si stanno svuotando a ritmo record). E gli Stati Uniti non possono compensare in fretta: i produttori americani prevedono di aumentare la propria estrazione di appena 250.000 barili al giorno quest'anno, una goccia nel mare rispetto al deficit.

💡 In sostanza, Logan mette il dito sulla questione più delicata del momento. Le conseguenze per l'economia dipenderanno da quanto velocemente famiglie e imprese riusciranno a passare ad altre fonti di energia o a usarla in modo più efficiente. Se non ci riusciranno, l'unica alternativa sarà rallentare l'attività economica: ovvero produrre e consumare di meno. È lo scenario che spiega perché ogni notizia di possibile pace fa tirare un sospiro di sollievo ai mercati. 🎯

‍ ‍

🏛️ Il decennale USA scivola al 4,48%: i bond fanno la pace prima dei mercati

Il vero protagonista silenzioso della giornata è stato un rendimento. Il titolo di Stato americano a 10 anni è sceso al 4,48%, minimo da due settimane, e anche in Europa lo spread BTP-Bund si è ristretto a 70 punti. Il motivo è lo stesso che ha fatto crollare il petrolio: la prospettiva di pace tra USA e Iran riduce il timore di nuova inflazione e, di conseguenza, quello di nuovi rialzi dei tassi. Meno rischio inflazione rende più appetibili i titoli di Stato: gli investitori li comprano, i prezzi salgono e i rendimenti scendono.

💡 Cosa significa per l'economia? È un segnale importante, perché i rendimenti dei titoli di Stato sono il "termometro" del costo del denaro per tutti. Quando scendono, diventano più economici i mutui, i prestiti alle imprese e il debito che lo Stato deve ripagare. In altre parole, un calo dei rendimenti porta ossigeno all'intera economia: più facile investire, più facile spendere, più respiro per famiglie e aziende. È il motivo per cui il mercato obbligazionario, spesso, "prezza" prima delle azioni i cambi di scenario.

⚠️ Tutto questo, però, regge solo se l'accordo con l'Iran si concretizza davvero. Se i colloqui saltano, il timore dell'inflazione tornerebbe e i rendimenti potrebbero risalire altrettanto in fretta. La riunione della Fed del 16-17 giugno, la prima guidata dal nuovo presidente Kevin Warsh, sarà il vero banco di prova. 🎯

‍ ‍

🛡️ Leidos, il gigante invisibile della difesa USA che il mercato sta ignorando

Nella parte superiore troviamo il grafico dell’azione, nella parte inferiore abbiamo il P/E ratio

Con uno scenario internazionale sempre più instabile, gli Stati Uniti stanno aumentando in modo massiccio il proprio budget per la difesa, che potrebbe arrivare a circa 1,5 trilioni di dollari entro il 2027. E questa pioggia di soldi non va solo sulle armi tradizionali, ma soprattutto sulle nuove tecnologie: missili ipersonici, cybersicurezza e infrastrutture digitali. Tra le aziende meglio posizionate per beneficiarne c'è Leidos, un nome poco noto al grande pubblico ma profondamente integrato nella macchina della difesa americana.

🔍 Cosa fa Leidos? In parole semplici, è una sorta di "spina dorsale tecnologica" del governo USA: software per il Dipartimento della Difesa, sistemi di cybersicurezza, modernizzazione informatica delle agenzie federali e tecnologie per il campo di battaglia digitale. Negli ultimi dodici mesi ha incassato circa 17 miliardi di dollari di ricavi. Non è un'azienda "esplosiva" in stile tech, ma un pilastro solido e affidabile del sistema federale.

🚀 Il vero catalizzatore: le armi ipersoniche La scintilla che potrebbe accelerarne la crescita arriva da un settore caldissimo. Leidos ha appena ottenuto un contratto da 2,7 miliardi di dollari dall'Esercito USA per portare i suoi sistemi ipersonici (armi capaci di viaggiare a oltre cinque volte la velocità del suono, al centro della corsa agli armamenti tra USA e Cina) dalla fase di prototipo alla produzione vera e propria. A questo si aggiungono commesse per migliaia di missili e nuovi contratti per la digitalizzazione dei sistemi governativi.

🤔 Il paradosso: conti solidi, ma il titolo scende Eppure, nonostante questi contratti, il mercato ha punito il titolo: Leidos è scesa fino a circa 124 dollari, vicino ai minimi dell'anno, perdendo oltre il 30% dai massimi. È proprio qui che la cosa diventa interessante da analizzare: oggi l'azienda viaggia con un rapporto prezzo/utili (P/E) di circa 11, sotto la sua media storica. Il P/E indica quanto gli investitori stanno pagando per ogni euro di utili prodotti: un valore basso può segnalare un titolo "a sconto", soprattutto per un'azienda redditizia e con contratti miliardari come questa. Non a caso i conti dell'ultimo trimestre sono stati migliori delle attese.

‍ ‍

🚗 Auto europee in rally: Stellantis vola, vendite UE in crescita del 5%

Boccata d'ossigeno per il settore automobilistico europeo. Stellantis è salita del 3,7% a Milano, e anche le tedesche Volkswagen, BMW e Mercedes, insieme alla francese Renault, hanno chiuso la giornata in forte rialzo. A dare la spinta è arrivato il dato sulle immatricolazioni nell'Unione Europea: +5,1% rispetto all'anno scorso, il quarto mese consecutivo di crescita.

🔍 Questo numero è importante per due motivi. Primo, conferma che la domanda di auto in Europa sta tenendo, nonostante tutta l'incertezza geopolitica. Secondo, arriva proprio mentre il petrolio scende: per le case automobilistiche significa costi di produzione più bassi (acciaio, plastica, trasporti) e clienti più disposti a spendere, soprattutto se con il greggio cala anche l'inflazione.

Per Stellantis il momento è particolarmente delicato. Dopo le perdite di fine 2025, il primo trimestre del 2026 aveva segnato un ritorno all'utile, anche se i conti restano ancora fragili. Il rialzo di oggi è quindi un segnale che il mercato comincia a credere che, per il gruppo, "il peggio sia ormai alle spalle".

⚠️ C'è però anche il rovescio della medaglia. STMicroelectronics, il colosso franco-italiano dei chip e uno dei pilastri di Piazza Affari, è stata tra i titoli peggiori della giornata, penalizzata dal rallentamento del settore dei semiconduttori in Europa e dalla forte concorrenza asiatica. La Borsa di Milano viaggia quindi a due velocità: da una parte l'industria pesante in recupero, dall'altra i chip in difficoltà.

Indietro
Indietro

Quantum

Avanti
Avanti

1Trillion