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Si riparte praticamente da zero. Il portafoglio ha perso quasi tutti i guadagni che avevamo accumulato a inizio anno, quando eravamo arrivati a circa +9% a gennaio.

Non tutto però si è mosso nello stesso modo. Alcuni settori hanno continuato a correre con grande forza, in particolare le commodities. Petrolio, fertilizzanti e risorse naturali stanno beneficiando della situazione geopolitica e delle tensioni sull’offerta globale. Tutta la catena legata alle materie prime si è accesa improvvisamente. Un esempio impressionante è Valaris, che è arrivata a segnare un +79%.

Dall’altra parte del mercato, invece, il rosso è stato molto profondo per molte aziende growth. Titoli come Amazon, Google, PayPal e Adobe hanno sofferto fortemente.

Il motivo principale è la crescente paura che l’intelligenza artificiale possa cambiare radicalmente il mondo del software, in particolare il modello Software-as-a-Service su cui molte di queste aziende hanno costruito la loro crescita negli ultimi vent’anni.

Eppure, guardando i fondamentali, queste aziende continuano a essere solide. I ricavi crescono, i margini restano elevati e i bilanci sono robusti. Il mercato oggi le sta trattando come se fossero improvvisamente diventate molto meno preziose. È un po’ come trovare un paio di scarpe di lusso a metà prezzo.

Il vero dubbio però non è lo sconto. Il dubbio è molto più profondo: in futuro continueremo ancora a indossare quelle scarpe?

Se il mondo del software continuerà a esistere, e se queste aziende riusciranno ad adattarsi alla nuova ondata tecnologica, allora le valutazioni attuali potrebbero rivelarsi un’opportunità molto interessante. Quando il mercato avrà la conferma che non andremo tutti a piedi nudi, i titoli growth torneranno probabilmente a correre.

RED

Ecco cosa sta succedendo nei vari settori di Software e Consulenza.


Personalmente stavo guardando con grande attenzione Amazon, ma nel frattempo è arrivata una notizia che ha fatto discutere: Warren Buffett ha venduto circa 1,7 miliardi di dollari di azioni Amazon, riducendo drasticamente la posizione nel titolo.

Non significa necessariamente che Amazon abbia perso valore nel lungo periodo, ma dimostra quanto anche i grandi investitori stiano diventando più cauti in questa fase di mercato.

⚠️ WARNING Private Credit

Il settore del private credit continua a mostrare segnali di tensione. Dopo mesi di apparente stabilità, stanno emergendo nuovi problemi che fanno temere un possibile effetto domino.

Negli ultimi giorni il fondo principale di Cliffwater ha ricevuto richieste di rimborso pari al 14% del patrimonio, ma è riuscito a soddisfarne solo metà. Poco dopo, JPMorgan ha ridotto la valutazione di alcuni prestiti legati al private credit, facendo temere che altre banche possano seguire lo stesso percorso.

E infatti è successo. Morgan Stanley ha dichiarato che il suo fondo di private income da 8 miliardi di dollari ha ricevuto richieste di uscita pari al 10,9%, ma permetterà agli investitori di ritirare solo il 5%. Anche Deutsche Bank ha agitato i mercati rivelando circa 30 miliardi di esposizione al settore, diventando una delle banche più esposte ai rischi di questo mercato.

Negli ultimi anni molte banche hanno aumentato i prestiti ai fondi di private credit per cercare rendimenti più alti. Questi prestiti sono spesso garantiti da portafogli di altri prestiti, permettendo alle banche di usare meno capitale regolamentare e quindi aumentare i rendimenti. Per questo motivo i finanziamenti delle banche alle istituzioni finanziarie non bancarie sono saliti fino a 1,9 trilioni di dollari, contro 1,1 trilioni solo tre anni fa.

Il problema è che questo modello funziona solo se il credito rimane stabile. Ora però i rischi stanno aumentando: le valutazioni delle aziende che hanno ricevuto questi prestiti sono sotto pressione e molti fondi dipendono da investitori retail, che tendono a ritirare rapidamente i soldi quando il sentiment peggiora.

Inoltre il rialzo del petrolio potrebbe riaccendere l’inflazione. Se i tassi restassero alti più a lungo, il costo del debito aumenterebbe e il rischio di default crescerebbe.

Le banche sostengono di essere preparate ad affrontare queste tensioni, ma per gli investitori è un segnale che merita attenzione. Come spesso accade nei mercati finanziari, i problemi raramente emergono tutti insieme: appaiono poco alla volta.

Ecco il dettaglio delle banche più esposte:

FIRST Citizen - PNC Bank - Wells Fargo ed in europa Deutsche Bank


💻 La corsa all’AI si complica

La competizione nel settore dell’intelligenza artificiale sta diventando sempre più intensa, e non tutte le aziende stanno tenendo il passo.

Meta ha dovuto rimandare il lancio del suo nuovo modello di AI, chiamato Avocado, perché nei test interni è risultato inferiore ai principali rivali: Gemini di Google, Claude di Anthropic e ChatGPT di OpenAI. È un passo falso importante, soprattutto perché anche il precedente modello Llama 4 aveva deluso le aspettative.

Nonostante ciò, Meta continua a investire enormemente nell’AI. Il gruppo prevede di aumentare la spesa in capitale da 72 miliardi nel 2025 a 135 miliardi nel 2026. Mark Zuckerberg ha anche nominato il giovane imprenditore Alexander Wang come nuovo responsabile AI e creato un team dedicato allo sviluppo di nuovi modelli.

Secondo alcune indiscrezioni, Meta potrebbe addirittura licenziare temporaneamente la tecnologia Gemini di Google per alimentare alcuni dei suoi prodotti AI. Sarebbe una mossa piuttosto imbarazzante, ma che dimostrerebbe quanto Alphabet sia avanti nella corsa all’intelligenza artificiale.

Gli investitori non sono entusiasti: il titolo Meta è in calo di circa il 7% nel 2026.

Anche Adobe sta affrontando un momento delicato. Nonostante risultati trimestrali migliori delle attese, il CEO Shantanu Narayen ha annunciato che lascerà l’incarico appena verrà trovato un successore più esperto in AI. Dopo 18 anni alla guida, durante i quali il titolo è salito del 540%, gli investitori temono che l’AI generativa possa rendere meno indispensabili strumenti come Photoshop.

Il titolo Adobe è infatti sceso di circa il 29% dall’inizio dell’anno.

L’azienda sta cercando di reagire integrando AI nei suoi prodotti e sviluppando il proprio sistema, Firefly, che ha già contribuito a far crescere rapidamente i ricavi legati all’intelligenza artificiale. Tuttavia molti analisti ritengono che servirà una nuova leadership per restare competitivi.

In definitiva, la corsa all’AI è ancora aperta. Oggi Google sembra in vantaggio, ma nel settore tecnologico gli equilibri possono cambiare molto velocemente.

📅 In agenda questa settimana

Lunedì
Produzione industriale e vendite al dettaglio della Cina (febbraio).
Produzione industriale degli Stati Uniti (febbraio).

Martedì
Indice di fiducia economica dell’Eurozona (marzo).

Mercoledì
Bilancia commerciale del Giappone (febbraio).
Indice dei prezzi alla produzione USA – PPI (febbraio).
Ordini alle fabbriche USA (gennaio).
Decisione sui tassi della Federal Reserve.
Utili: Micron Technology.

Giovedì
Decisioni sui tassi di Bank of Japan, Bank of England e Banca Centrale Europea.
Dati sul mercato del lavoro nel Regno Unito (febbraio).
Utili: FedEx e Accenture

Venerdì
Decisione sui Loan Prime Rate della Cina.
Bilancia commerciale dell’Eurozona (gennaio).

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