Pasquetta
RICAPITOLANDO - MARZO 2026
A marzo 2026 i mercati hanno fatto quello che fanno sempre nei momenti complessi: hanno cercato di dare un senso al caos.
La guerra in Medio Oriente ha fatto esplodere il petrolio π’οΈ e ha riportato al centro un rischio che il mercato conosce bene: l’inflazione persistente.
Il punto davvero interessante non è tanto il movimento del petrolio, ma come si stanno muovendo i futures. I contratti sul petrolio futuro sono saliti meno dello spot. (Questo, tradotto in parole semplici, significa una cosa molto chiara, il mercato pensa che lo shock sia temporaneo, ma con alcuni effetti che dureranno nel tempo).
Non è panico, non è normalità. È quella zona grigia in cui i mercati iniziano a prezzare il rischio… ma senza esagerare.
Nel frattempo ci sono due elementi che non possono essere ignorati.
Da una parte le dichiarazioni di Donald Trump, che ha parlato apertamente di trovare un accordo oppure portare l’Iran “all’età della pietra”, e questo aumenta concretamente il rischio di escalation.
Dall’altra, a novembre ci sono le mid-term elections πΊπΈ, e storicamente il periodo precedente alle elezioni tende ad essere debole per i mercati proprio per via dell’incertezza politica ma potrebbe spingere Trump a comportarsi meglio per guadagnare consenso.
Guardando ai tassi, il messaggio è ancora più chiaro. I tassi a lungo termine sono saliti molto più di quelli a breve, e questo è uno dei segnali più importanti da leggere.
Il mercato si aspetta inflazione più alta e più persistente.
Se l’inflazione resta, i tagli della Fed diventano meno probabili, il costo del denaro rimane alto e la crescita economica viene messa sotto pressione.
E qui arriva forse la parte più sottile: il rischio azionario.
Il premio per il rischio è salito poco, e anche il VIX è rimasto basso.
Non c’è stato panico, né fuga. Solo un repricing razionale.
Ma proprio questo è il punto: il rischio è aumentato, ma il rendimento richiesto dal mercato non è salito abbastanza. Una calma apparente che spesso precede movimenti più violenti.
Anche il comportamento degli asset “rifugio” è stato anomalo. Il Bitcoin è salito (+3%) mentre l’oro è sceso (-10%). In teoria, in un contesto di tensione geopolitica, dovrebbero muoversi nella stessa direzione.
Non siamo in una classica fuga verso la sicurezza, ma in un mercato che sta ancora cercando di capire cosa sta succedendo.
Nel frattempo, come sempre, le regioni che producono petrolio hanno retto meglio di quelle che lo importano. Una dinamica classica, ma che torna prepotentemente al centro quando l’energia diventa il driver principale.
Cosa succede adesso?
Se la guerra sarà breve, il petrolio potrebbe scendere rapidamente e i mercati rimbalzare con forza. Se invece il conflitto dovesse protrarsi, il petrolio continuerebbe a salire, l’inflazione resterebbe alta e il rischio di una recessione globale diventerebbe molto concreto.
Il mercato oggi non ha paura. Ma non è detto che sia una buona notizia.
Ci sono grossi movimenti nelle pizzerie del pentagono: https://www.pizzint.watch/
Calendario π
Giornata importante soprattutto focus su venerdì!
Lunedì : US Services PMI (Marzo) Ultimatum Trump. Mercati chiusi in UK ed Europa π¬π§πͺπΊ
Martedì : Japan household spending (Febbraio) π―π΅ e US durable goods orders (Febbraio) πΊπΈ
Mercoledì: Vendite Retail Eurozona (Febbraio) πͺπΊ e pubblicazione dei minutes della Federal Reserve.
Earnings: Delta Air Lines
Thursday: US stipendi personali & outlays (Febbraio) πΊπΈ, con focus sul PCE, l’indicatore di inflazione preferito dalla Fed
Friday: China inflation (Marzo) π¨π³, US inflation (Marzo) πΊπΈ, US factory orders (Febbraio) e US consumer sentiment (Aprile)