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📊 Mercati
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Nasdaq: 23,639.08 (+1.96%)
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S&P 500: 6,967.38 (+1.18%)
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Dow Jones: 48,535.99 (+0.66%)
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US 10-Year Yield: 4.256% (−4.0 bps)
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Bitcoin: $74,278.77 (+1.37%)
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Oil: $92.05 (−7.10%)
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P. Intermedio: $ 31.500
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P. Base: Eur 35.052
21 ore di trattative, i colloqui Iran-USA falliscono ❌
Il primo incontro diretto USA-Iran dal 2015 si è chiuso senza accordo. Il vicepresidente J.D. Vance, che ha guidato la delegazione americana a Islamabad, ha annunciato lo stallo domenica 12 aprile dopo 21 ore di negoziati. Trump ha comunque dichiarato che l'Iran "vuole parlare" — e il mercato ci ha creduto: WTI sceso da $111 a $91-95, S&P 500 in rialzo dell'1,5% lunedì.
I nodi irrisolti sono tre: (1) Iran non vuole impegnarsi formalmente a non sviluppare armi nucleari — Teheran vede questa richiesta come una resa della sovranità; (2) Iran chiede la fine degli attacchi israeliani su Hezbollah come condizione preliminare, non finale; (3) Iran vuole $6 miliardi di asset congelati sbloccati e garanzie che, in caso di concessioni, il bombardamento non riprenda. Washington non ha accettato nessuna delle tre condizioni.
Il cessate il fuoco scade il 21 aprile. Un secondo round di colloqui è in corso di organizzazione - potenzialmente questa settimana.
Il mercato ha prezzato la pace in anticipo. Il WTI è sceso di $20/barile in pochi giorni su voci di un accordo che non è arrivato - e che potrebbe non arrivare prima del 21 aprile. Se il cessate il fuoco non viene rinnovato, il rimbalzo del petrolio sarebbe immediato e violento. Goldman Sachs mantiene il suo scenario di Brent a $140 per un'interruzione prolungata.
Chi beneficia. Le major petrolifere USA (XOM, CVX, COP) sono in una posizione insolita: guadagnano sia se il petrolio sale (crisi) sia se scende (meno pressione sui costi operativi, margini stabili a $90+). I produttori shale — FANG, DVN, OXY — hanno già pianificato l'aumento della produzione: ogni giorno di WTI sopra $80 è un trimestre eccellente. Chi esporta Gas Naturale Liquefatto (LNG) beneficia ancora del crollo della capacità qatariota.
Chi soffre. Le compagnie aeree e crociere (CCL nel nostro portafoglio su del 19% dal minimo, ma posizione ancora rossa -6.7%)
CPI +3,3% l'inflazione è energetica 🔋
Il CPI di marzo è uscito il 10 aprile: +3,3% YoY, massimo da maggio 2024, +0,9% mensile (il rialzo mensile più alto da giugno 2022). Il motore è quasi interamente l'energia: benzina +18,9%, olio combustibile +44,2% — effetto diretto del blocco dello Stretto di Hormuz. Il core CPI - che esclude cibo ed energia - è uscito a +2,6% YoY e +0,2% mensile, sotto le attese di +0,3%. Questa mattina il PPI di marzo: +4,0% YoY (massimo da febbraio 2023), ma +0,5% mensile contro attese di +1,1%. Il core PPI quasi piatto: +0,1%.
La lettura del mercato: l'inflazione ha una causa identificabile (petrolio/guerra), non è un'inflazione da domanda che la Fed può combattere alzando i tassi. Se la crisi Iran si risolve, l'inflazione rientra da sola. È questa la scommessa che ha spinto i mercati in rialzo oggi.
Perché conta. Il mercato del lavoro resta solido e la spesa dei consumatori tiene — il rischio stagflazione è reale solo se il blocco del Hormuz dura oltre maggio. Il dato cruciale ora è il FOMC del 28-29 aprile: se il petrolio è ancora a $90+ con CPI al 3,3%, la Fed non ha scuse per tagliare. Le probabilità di zero tagli nel 2026 restano al 37% (Polymarket), con il 26% di probabilità per un solo taglio.
Chi beneficia. Il PPI sotto le attese ha fatto scendere i rendimenti dei Treasury - bene per i bond (duration media) e per i REITs meno indebitati. Le banche (JPM, GS, BAC) restano nel "sweet spot": tassi alti ma stabili, nessun repricing brusco all'orizzonte immediato. I TIPS restano interessanti come copertura dall'inflazione energetica.
Chi soffre. Il tech growth non profittevole resta vulnerabile: il mercato può tollerare tassi alti finché l'inflazione è "esogena", ma qualsiasi segnale di inflazione strutturale reinnescherebbe il repricing. I homebuilder (DHI, LEN) con mutui al 7%+ restano bloccati.
Oro a $4.800
In Europa la giornata di oggi è stata positiva: FTSE MIB a 48.176 (+1,36%), trascinato dal calo del petrolio e dall'ottimismo sui negoziati Iran. Lo spread BTP-Bund è sceso sotto i 75 punti base (ai minimi del periodo) con il rendimento del BTP decennale sotto il 3,8%. Il dato segnala che il mercato del debito italiano non è sotto pressione malgrado l'inflazione energetica e i tassi BCE invariati (Momento di vendere?)
L'oro a $4.800 è la notizia tecnica più interessante della giornata: il metallo ha toccato il massimo dal 18 marzo, quando i prezzi erano stati temporaneamente depressi dall'ottimismo per un accordo Iran. Il fatto che l'oro salga con il petrolio che scende e i mercati azionari positivi è inusuale, indica che il mercato sta comprando sia il risk-on (azioni) sia il safe-haven (oro). Due piani di lettura simultanei: ottimismo tattico (accordo possibile) e prudenza strutturale (accordo non garantito).
Perché conta. Lo spread BTP sotto 75 bp è un segnale positivo per l'Italia: riduce il costo del rifinanziamento del debito pubblico (BTp a 3,8% contro 4,5% di sei settimane fa). Se la BCE inizia a tagliare i tassi nel Q3 (scenario ancora possibile se l'inflazione energetica rientra, e in quel caso vendere non avrebbe senso) lo spread potrebbe stringersi ulteriormente. Per i privati con BTp in portafoglio: questa finestra di prezzi alti potrebbe essere il momento di valutare se incassare o restare.
Chi beneficia. I gold miner (NEM, GOLD) e gli ETF fisici come SPDR Gold Shares (GLD) continuano a performare. Le banche italiane — Intesa Sanpaolo, Unicredit — beneficiano dello spread in calo (portafogli BTp rivalutati). Il settore energy italiano (ENI) ha margini elevati con WTI sopra $90.
Chi soffre. Le utility italiane dipendenti dal gas pagano prezzi ancora alti. Il settore del trasporto aereo europeo — Lufthansa, Air France-KLM, Ryanair — è ancora schiacciato dal costo del carburante. Ma anche il lusso ne sta risentendo
FMI taglia la crescita ✂️
Oggi il FMI ha pubblicato il World Economic Outlook: crescita globale rivista al 3,1% nel 2026 (da 3,3% di gennaio), inflazione globale attesa al 4,4% (+0,7% sulle stime di ottobre). La direttrice Georgieva ha usato parole nette: lo shock energetico prodotto dal blocco di Hormuz è paragonabile alla crisi petrolifera del 1974, la più devastante del dopoguerra.
Per l'Italia il dato è pesante: PIL 2026 a +0,5%, tra i peggiori dell'Eurozona. L'Italia è esposta su due fronti: dipendenza energetica dal gas (meno del petrolio ma comunque elevata) e filiera produttiva manifatturiera ad alta intensità energetica. Nello scenario avverso (guerra che si prolunga oltre l'estate) il FMI modella PIL globale al 2% e inflazione al 6%, scenario recessivo.
Perché conta. Il 3,1% globale è ancora crescita, ma il gap con il potenziale è reale. Per l'Italia, +0,5% significa entrate fiscali sotto le previsioni di bilancio, pressione sul rapporto debito/PIL e meno spazio fiscale. Lo scenario avverso del FMI, guerra oltre l'estate, è esattamente il risk case che il mercato sta cercando di escludere. Se i colloqui del 21 aprile falliscono, quelle stime diventano il nuovo scenario base.
Chi beneficia. I paesi esportatori di petrolio: la Russia, per paradosso, vede la propria economia in accelerazione grazie ai prezzi energetici alti. I fondi specializzati in mercati emergenti esportatori di commodity. L'oro come riserva di valore in un contesto di inflazione persistente.
Chi soffre. I paesi importatori netti di energia: Germania, Italia, Giappone, India. Le aziende manifatturiere europee ad alta intensità energetica. I paesi emergenti importatori di cibo e carburante, il FMI avverte: saranno colpiti i più poveri.
La stagione degli utili parte forte 💪
Quattro grandi nomi hanno riportato oggi. Il quadro d'insieme: le banche e i gestori di asset stanno beneficiando dei tassi alti più di quanto soffrono per la volatilità geopolitica.
JPMorgan Chase (JPM): EPS $5,94 vs attese $5,45. Utile netto +13% YoY a $16,5 miliardi, ricavi +10% a $50,5 miliardi. Il fixed income trading vola: +21% a $7,1 miliardi. Dimon ha definito l'economia USA "resiliente" ma ha abbassato la guidance per il net interest income 2026 da $104,5B a $103B. Il titolo ha reagito in calo: il mercato punisce le guidance conservative.
Goldman Sachs (GS): EPS $17,55, ricavi $17,2 miliardi — entrambi sopra le attese. Ma il titolo è sceso oltre il 2%: il mercato è rimasto deluso dal fixed income trading, sottoperformante rispetto alle aspettative. La banca d'affari vince su M&A e advisory, perde su trading.
Citigroup (C): EPS $3,06 vs attese $2,64, ricavi $24,6 miliardi vs $23,7 miliardi attesi. Il trimestre più forte dell'ultimo decennio.
BlackRock (BLK): EPS adjusted $12,53 vs attese $11,48. AUM totale a $13,9 trilioni — record assoluto. Ricavi +27% YoY a $6,7 miliardi, spinti dagli iShares ETF e dall'espansione nel private markets.
Perché conta. I grandi risultati bancari confermano che i tassi al 3,50-3,75% sono un vantaggio competitivo enorme per chi vive di spread e trading. Ma la guidance JPM tagliata sul NII segnala che anche le banche si aspettano un rallentamento economico nel secondo semestre. Specialmente JP Morgan che ha parlato di forte rallentamento nel suo report.
Chi beneficia.JPM, C, GS, BLK sul momentum degli utili. Le banche regionali USA (WFC, USB) riportano questa settimana: il setup è positivo. I gestori di asset con esposizione agli ETF, BlackRock ha appena mostrato la potenza del modello.
Chi soffre. Le banche con portafogli di prestiti commerciali immobiliari, meno visibili oggi, ma il rischio accumula mentre i tassi restano alti.
Cina 🇨🇳 🐉
Il Q1 2026 delle esportazioni cinesi racconta una storia in due tempi: gennaio-febbraio ottimi, marzo deludente.
I numeri chiave:
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Esportazioni Q1 totali: +14,7% a $977 miliardi
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Esportazioni marzo: +2,5%, calo netto rispetto al ritmo precedente
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Esportazioni verso gli USA a marzo: -26,5% YoY il crollo più significativo
Il driver del rallentamento è doppio: la guerra in Iran ha alzato i costi energetici globali, e la domanda americana si è contratta, male per un paese che dipende fortemente dall'export.
L'eccezione: le batterie volano
Paradossalmente, la crisi energetica sta avvantaggiando un settore cinese specifico: le batterie al litio. Le esportazioni di batterie sono cresciute del +50% nel Q1, perché la dipendenza dal petrolio del Golfo ha convinto aziende e governi a investire in stoccaggio energetico indipendente dai fossili. La Cina domina quel mercato grazie a sussidi governativi e filiere produttive insuperabili per costo e velocità.
Il rischio macro
Il petrolio del Golfo è il 5% del consumo energetico cinese (l'esposizione diretta è piccola). Il problema è indiretto: prezzi energetici alti alzano i costi di trasporto e produzione, e rallentano la domanda globale. Per un'economia che dipende dall'export, domanda estera debole è il vero punto critico.
La Cina non è in crisi, ma marzo ed il costo del petrolio fanno mostrare delle prime crepe, soprattutto sul fronte americano, dove il calo del 26,5% non è solo ciclico ma riflette tensioni commerciali strutturali che non scompariranno con il petrolio.
🔍 INSIDER
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Vendite importanti
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Delta Air Lines ($DAL): vendita da $4.7M.