Attriti
📊 Mercati
📉 Nasdaq 24.571 -1,54%
📉 S&P 500 6.672 -1,52%
📉 Dow Jones 46.677 -1,56%
📈 10Y US Bond4,25%
₿ Bitcoin+0,22%
🛢️ Oil (WTI)$96,30 +9,69%
🥇 Gold$5.087 -0,92%
🚀 P. Intermedio:31.135
Aggiornamento by Jashi
🛢️ Petrolio e inflazione: il vero rischio della guerra
Il forte rialzo del petrolio WTI, sta riaccendendo uno dei principali timori dei mercati: il ritorno di pressioni inflazionistiche persistenti.
Come si vede dal grafico, il prezzo del petrolio (linea verde) ha registrato un forte balzo mentre i rendimenti a breve termine (2Y Treasury, linea nera) restano elevati. Questo segnala che il mercato sta iniziando a considerare la possibilità di tassi più alti più a lungo 📈.
Il rischio principale è che il conflitto in Medio Oriente richieda tempo per risolversi. Più a lungo durerà la guerra, più a lungo le catene di approvvigionamento energetico resteranno sotto pressione.
Quando l’energia diventa più costosa, l’effetto si propaga rapidamente nell’economia:
trasporti più cari 🚚 → costi di produzione più alti → prezzi finali più elevati per i consumatori.
Un altro fattore importante riguarda l’offerta. Lo scorso anno il petrolio era rimasto sotto pressione soprattutto a causa dell’eccesso di produzione dell’OPEC, che aveva riportato sul mercato diversi barili dopo i tagli precedenti.
Oggi però quello scenario è cambiato. Con le tensioni nello Stretto di Hormuz, molti produttori del Medio Oriente stanno riducendo la produzione e l’eccesso di offerta sembra essere scomparso.
Per questo motivo, anche se la situazione dovesse normalizzarsi, è difficile immaginare nel breve termine un petrolio molto più basso. Un livello tra i 70 e i 75 dollari WTI potrebbe diventare una nuova base strutturale.
Inoltre, prima dello scoppio della guerra si stava già osservando una ripresa del sentiment economico, sia nel settore manifatturiero che nei servizi (indicatori ISM) 📊.
In sintesi, il petrolio non è solo una materia prima: è uno dei principali motori dell’inflazione globale, e la sua dinamica continuerà a influenzare direttamente le decisioni della Federal Reserve nei prossimi mesi.
🛢️ Perché alcuni ETF sul petrolio rendono meno del petrolio
Molti investitori pensano che comprare un ETF sul petrolio significhi seguire perfettamente il prezzo del greggio. In realtà non è sempre così. Alcuni ETF, come USO, non comprano direttamente il petrolio ma utilizzano contratti futures.
Quando il mercato è in contango, cioè quando i contratti futuri costano più di quelli a breve, il fondo è costretto a vendere i contratti in scadenza a un prezzo più basso e ricomprare quelli nuovi a un prezzo più alto
Questo meccanismo crea quello che viene chiamato “negative roll yield”: in pratica il fondo finisce per comprare caro e vendere a meno, perdendo valore nel tempo.
👉 Per questo motivo può succedere che il petrolio salga, ma l’ETF che lo replica renda molto meno del previsto. È un buon esempio di come la struttura dei futures possa influenzare molto i rendimenti degli investimenti nelle materie prime.
💻 Adobe: risultati solidi ma il mercato resta prudente
Vendite e Ricavi Adobe divise per trimestri
Adobe ha pubblicato risultati migliori delle attese nel primo trimestre fiscale 2026, con ricavi a 6,4 miliardi di dollari e utile per azione di 6,06$, in crescita rispettivamente del 12% e del 19% su base annua. La crescita è trainata soprattutto dalla forte integrazione dell’intelligenza artificiale nei prodotti come Creative Cloud, Acrobat ed Express, che hanno portato gli utenti attivi mensili oltre 850 milioni. Nonostante i numeri positivi, il titolo ha reagito con cautela perché il CEO storico Shantanu Narayen ha annunciato la futura transizione dopo 18 anni alla guida, mentre alcune attività più tradizionali, come il business delle immagini stock, stanno soffrendo la concorrenza delle soluzioni di AI generativa. In sintesi, Adobe continua a crescere grazie all’AI, ma il mercato sta ancora valutando l’impatto della trasformazione del modello di business.
🏦 Fed: nessuna sorpresa attesa
Il mercato è ormai quasi certo su una cosa: la Federal Reserve non cambierà i tassi nel meeting del 18 marzo.
Come mostra il grafico, i futures sui Fed Funds assegnano circa il 99,8% di probabilità al mantenimento del range attuale tra 3,50% e 3,75%.
Questo significa che l’attenzione degli investitori non sarà tanto sulla decisione in sé — ormai scontata — ma sulle parole della Fed e sulle indicazioni per i prossimi mesi.
In un contesto di petrolio in forte rialzo e tensioni geopolitiche, la banca centrale potrebbe ribadire un messaggio già sentito negli ultimi mesi: prudenza e disponibilità a mantenere tassi più alti più a lungo se le pressioni inflazionistiche dovessero tornare a salire. 📊
🌍 I fondi sovrani del Golfo rallentano gli investimenti
Le principali economie del GCC (Gulf Cooperation Council) stanno iniziando a rivedere l’utilizzo dei propri fondi sovrani, dopo i danni alle infrastrutture regionali e le tensioni che stanno colpendo le esportazioni energetiche. Secondo diverse fonti governative, alcuni paesi starebbero valutando di rallentare nuovi investimenti all’estero, vendere parte degli asset o ridurre sponsorizzazioni e progetti molto costosi per proteggere i bilanci pubblici. Anche se fondi come il Public Investment Fund saudita non prevedono cambiamenti radicali, alcune banche d’affari hanno già rivisto al ribasso le prospettive di crescita non petrolifera della regione, con impatti su settori come aviazione e turismo. Se questa tendenza dovesse consolidarsi, potrebbe ridurre uno dei principali flussi di capitale verso i mercati globali, in particolare nei settori di private equity, infrastrutture e real estate. In altre parole, l’attuale instabilità geopolitica sta mettendo alla prova le strategie di diversificazione economica del Golfo, spingendo i governi a trovare un nuovo equilibrio tra investimenti internazionali e stabilità interna.